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1° Maggio: festeggiare o piangere? Gli Eredi della Storia per una mostra della civiltà industriale a Molfetta
04 maggio 2014

MOLFETTA - Sul 1° Maggio Sergio Ragno dell’Associazione Eredi della Storia e della Fondazione A.N.M.I.G. ha diffuso una nota, con la quale ritiene che non abbia senso celebrare una festa del lavoro con la disoccupazione che c’è in giro e propone una mostra di quella che fu la Molfetta industriale e della quale le due associazioni hanno conservato alcuni cimeli.

«Il 1° Maggio fu istituito come festa dei lavoratori per ricordare le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il R.D.L. n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867 nell'Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa. Tale festa è soprattutto la festa dei sindacati che sono nati appunto per rivendicare i diritti dei lavoratori.

Con la crisi che stiamo vivendo, però, tale celebrazione sembra non aver più alcun senso, perché anche quei lavoratori che abbiano un posto a tempo indeterminato potrebbero restare disoccupati a causa della chiusura dell’azienda di cui sono dipendenti.

Numerose, anche nella nostra città, sono le ditte di qualsiasi dimensione che col tempo hanno chiuso i battenti o sono state assorbite da altre (spesso straniere). Tale involuzione è sotto gli occhi di tutti; numerose vie della nostra città sono letteralmente tappezzate di “vendesi”, “affittasi”, “cedesi attività” ma, nella maggior parte dei casi, tali cartelli rimarranno a lungo poiché qualsiasi domanda economica (sia per l’affitto dei locali che per la loro vendita) risulta comunque eccessiva vista la carenza di lavoro (che in troppi casi porta all’esasperazione tanto da indurre al suicidio, come se non bastassero i numerosi infortuni sul lavoro spesso, ma non sempre, dovuti a negligenza delle vittime) ed anche per il “basso trattamento economico” di molti molfettesi.
Anche quando c’è qualcuno che investe in una nuova attività commerciale, magari con una formula che ammortizzi il rischio iniziale, spesso e volentieri dopo un tempo relativamente breve l’attività chiude. In questa situazione è difficile per le nuove generazioni sapere che un tempo la nostra città era un pullulare di attività industriali e commerciali tanto che fu lo stesso Re Umberto I che, passando da Molfetta, la battezzò “la Manchester del Sud” per l’enorme quantità di fabbriche che sorgevano in città e molte di esse erano visibili anche dalla ferrovia, viaggiando in treno (la stazione era vicina a numerose fabbriche. Ai giorni nostri, invece, di quei numerosissimi impianti industriali (cementifici, pastifici, fonderie, falegnamerie, cantieri navali, ecc.) non rimane granché se non qualche rudere e solo in pochissimi casi è stata attuata una politica di recupero degli edifici con modifica della destinazione d’uso.

L’Associazione Eredi della Storia e la Fondazione A.N.M.I.G. custodiscono la nostra memoria storica dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri e poiché i suoi soci oltre ad essere eredi dei combattenti sono anche eredi di commercianti, imprenditori o semplici lavoratori della Molfetta industriale e commerciale che fu, per ricordare i tempi d’oro della “Manchester del Sud”, propone all’amministrazione comunale e all’assessore Francesco Bellifemine una mostra - convegno a tema, visto che l’enorme quantità di materiale conservato nell’archivio dell’associazione ed in gran parte presso alcuni soci, non aspetta altro che essere reso fruibile ai cittadini ed a quanti abbiano a cuore le nostre radici.
Per poter andare avanti bisogna avere memoria di ciò che fu e rimboccarsi le maniche per creare sviluppo, seguendo le orme dei nostri maestri i quali avevano una sorta di saggezza imprenditoriale oltre che di vita vissuta e davanti alle difficoltà non restavano inermi, forse anche perché avevano vissuto in prima persona la seconda guerra mondiale e null’altro poteva impedir loro di andare avanti. Uno di questi è il radiotecnico e radiotelegrafista di bordo della nave Elettra di Guglielmo Marconi, il molfettese Vincenzo Rutigliano che realizzando nella pratica il suo motto “un cervello creativo sopravvive a qualsiasi difficoltà” riusciva a portare avanti un negozio e laboratorio come se ne trovavano tanti, a Molfetta, nel periodo post-bellico, soprattutto dalla fine degli anni ’40 fino agli anni ‘80.

Ad oggi pochissimi sono gli esercizi commerciali che riescono a sopravvivere e con l’arrivo della grande distribuzione e lo spostamento delle attività produttive fuori dall’abitato, sono state definite “zattere nella tempesta” ma, se sopravvivono più che “zattere” potrebbero definirsi “motosiluranti” pronte ad affrontare tutte le difficoltà del futuro, poiché devono difendersi sia dalla concorrenza delle grandi imprese che dall’esoso regime fiscale che spesso, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, penalizza maggiormente le piccole e medie imprese. Eppure c’è chi già oltre settant’anni fa aveva previsto tutto ciò, e si sono trovate le sue parole: “quando i mercati della Cina e dell’India si risveglieranno, sarà la fine per l’Europa”.
Se è vero che il lavoro nobilita l’Uomo, il non lavoro e lo sfruttamento di ogni genere sono contro la dignità umana».

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L'estensore dell'articolo afferma che ..."con la crisi che stiamo vivendo, la celebrazione non avrebbe più senso" ... Ricorda i tempi "felici" della nostra realtà (Molfetta: la MANCHESTER DEL SUD!). Riferisce sulla situazione gravemente degradata del Commercio molfettese. Poi chiude il suo "pensiero" con l'esortazione ad avere memoria del tempo che FU! Mi permetto allora di chiedere al sig. Ragno, che giustamente dipinge a tinte fosche la situazione economica della nostra Città (in linea con quanto accade, in dimensioni diverse, in tutte le realtà nazionali). Che cosa propone in alternativa alla celebrazione della "Festa del Lavoro" del 1°Maggio, per tenere viva la memoria dell'importanza del lavoro, per l'Uomo. Quello che dà dignità, soddisfazione e mezzo di sostentamento all'uomo, onesto lavoratore. Non credo che ABOLIRE la Festa (pur nella relativa "degenerazione" che ha subito: in alcuni casi si limita ad essere essenzialmente un happening con canti e balli; va benissimo! l'importante è non distrarsi dal vero obiettivo dell'evento)aiuti a modificare il corso delle cose. Il riferimento che fa agli antichi "splendori" della nostra Città, sono giusti. Però forse omette un'analisi delle cause che ...hanno spento questi splendori e sono tante e, chissà, si potrebbero anche analizzare, in altra sede. Il lavoro sta diventando un "optional", quando invece deve essere, come lo è stato in passato, l'asse portante di una Società giusta, in cui si premia il merito e non l'amicizia o la contiguità con questo o quel "personaggio". Esempi eroici di Lavoratori ce ne sono anche oggi. Tanto quanto ci sono esempi di Imprenditori che intendono la propria attività come una missione per trarre, per sé ed i suoi collaboratori, le giuste soddisfazioni di un lavoro onesto. La Storia è maestra di vita: una locuzione che dovrebbe essere sempre ricordata e tenuta presente, per spingerci a tornare, non dico agli "antichi splendori", ma almeno a ridare la giusta dimensione al LAVORO, alla giustizia ed all'umana dignità. Necessario come l'aria che respiriamo. Dunque, caro amico Ragno, quale occasione migliore del 1° Maggio, con un po' meno frivolezza e un po' più di sana solennità, (un pò meno Sindacati, un pò meno Cantanti ma più discussione seria e ponderata sulle cause e sui rimedi da adottare) per ricordare i fasti passati ed indicarci le azioni per il futuro?



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