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WWF, dopo l'omicidio del sacerdote sulla Murgia più controlli sul bracconaggio
24 agosto 2010

E' durato ben poco il mistero sull'assurda morte di don Francesco Cassol, il sacerdote ucciso nelle campagne di Altamura, nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia, mentre, nella notte tra il 21 e il 22  agosto, dormiva nel suo sacco a pelo.
A premere il grilletto un bracconiere reo confesso Giovanni Ardino Converso, un cinquantunenne del luogo, che ha scambiato il gruppo per un branco di cinghiali e, da una distanza di 60 metri, ha fatto fuoco uccidendo il sacerdote.
Resosi conto di aver colpito una persona è scappato via con la propria auto. Attualmente è agli arresti domiciliari con l'accusa di omicidio colposo e omissione di soccorso.
La soluzione del caso ha riportato in primo piano il triste fenomeno del bracconaggio. A tale proposito interviene il responsabile delle guardie volontarie del Wwf Puglia, Pasquale Salvemini (foto), il quale, nell'esprimere la vicinanza del Wwf alla famiglia del parroco di Longarone, ha aggiunto: "Vorrei rimarcare ciò che da tempo la nostra associazione ha denunciato, ossia la mancanza di controlli da parte delle forze dell'ordine preposte e l'elevato tasso di bracconaggio ad opera di cacciatori senza scrupoli. Il luogo dell'incidente è compreso nella zona in cui, sin dal 2004, il Wwf e le sue guardie hanno denunciato fenomeni di bracconaggio a passeriformi, ungulati e lepri. Non è un caso se, solo dopo qualche anno, si è, purtroppo, verificato un incidente mortale.
Le aree  comprese tra Altamura, Gravina, Spinazzola, Poggiorsini, Minervino e Cassano sono aree ad alto rischio di bracconaggio, come spesso testimoniato dalla stessa categoria dei cacciatori.
Analoghe situazioni si registrano nel foggiano, tra Margherita di Savoia e Manfredonia, per la caccia all'avifauna acquatica, e nel brindisino per la caccia alle lepri.
Ciò che meraviglia è la facilità con cui questi cacciatori entrano indisturbati in aree protette, né sono intimoriti dalle leggi che tutelano il parco e che prevedono anche il ritiro del porto d'armi.
Il Wwf auspica maggiori controlli da parte delle forze dell'ordine preposte e chiede all'ente parco di costituirsi parte civile in ogni procedimento penale in cui si evidenzino azioni di bracconaggio a spese dell'area naturale protetta".
 

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