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Vivere senza paura: la sicurezza percepita. Il caso Molfetta
23 maggio 2026
MOLFETTA
-
«Ai fini del presente decreto
[1]
, si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, e recupero delle aree o dei siti degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile.»
Quando parliamo di sicurezza, il rischio è di pensare subito a sirene spiegate, manette e carceri. Ma la sicurezza, quella vera, quella che rende un territorio vivibile e attrattivo, è qualcosa di più ampio e più profondo. È la possibilità concreta di muoversi, lavorare, incontrarsi, manifestare la propria vita quotidiana, senza dover adottare comportamenti impostati a paranoica prudenza o soggetti a paure incombenti. È la ragionevole certezza che la maggior parte delle persone con cui condividiamo gli spazi — fisici e digitali — rispetterà le regole note e condivise della convivenza civile. Certo, ascoltando i notiziari nazionali ed internazionali, ammetto che non venga facile… Seguire le regole, anche quando è scomodo o oneroso: ecco il punto chiave. Il rispetto delle norme, almeno nel loro apparato sostanziale, ci fa percepire che esiste un interesse comune più elevato e più importante di quello nostro particolare. Ci dice che la comunità non è un accidente della geografia, ma un contesto in cui l’individuo può esprimere se stesso e trovare la sua forma sociale migliore. La sicurezza va presidiata ovunque: nelle strade, nelle piazze, nelle scuole e nei luoghi pubblici o privati, così come lungo le vie informatiche della rete e dei social, dove, nella boscaglia dei post e dei meme, si annidano i briganti e i tagliagole virtuali, il cui
malloppo
è fatto anche di dati sensibili e di codici d’identità. Una comunità municipale, anche grande, non può combattere da sola il crimine, in qualsiasi forma, né contrastare il coacervo del malaffare e le organizzazioni criminali. Può però cominciare ad “illuminare” — anche metaforicamente — gli angoli bui, diffondere conoscenza, promuovere formazione ed educazione alla legalità, al senso civico, all’alfabetizzazione finanziaria, creare dei contesti di vita e di socialità che agevolino comunicazione interpersonale, contribuire a rendere
normale
, nella percezione dei cittadini l’inclusione sociale e la valorizzazione delle diversità. E poi, farsi trovare, essere un punto di riferimento, di ascolto, di intervento. C’è un dato che racconta bene il problema. Nell’Indice della Criminalità 2025 del Sole 24 Ore
[2]
, Bari si colloca al 48° posto su 107: è la meno criminosa tra le quattordici città metropolitane italiane, la migliore per sicurezza oggettiva. Eppure, nella classifica della Qualità della Vita
[3]
, precipita al 96° posto per insicurezza percepita. L’ISTAT conferma il quadro regionale
[4]
: la Puglia è tra le tre regioni dove i cittadini si sentono più insicuri, insieme a Campania e Lombardia, con il 13,5% degli intervistati che si dichiara poco o per niente sicuro camminando al buio nella propria zona. Questo divario non è un paradosso statistico. Ha cause precise: il degrado urbano visibile — le “
finestre rotte
” di Wilson e Kelling di cui abbiamo memoria — la narrazione mediatica che amplifica l’allarme, l’omertà che segnala una penetrazione culturale del crimine più profonda di qualunque statistica. Nelle motivazioni della sentenza per l’omicidio di Antonella Lopez al Bahia di Molfetta
[5]
, la giudice ha scritto che nessuna delle centinaia di persone presenti si è rivolta alle forze dell’ordine, e nessuno dei tredici addetti alla sicurezza ha riferito alcunché. Un silenzio che parla più forte di qualsiasi indice. Non tutti i reati sono uguali e non richiedono le stesse risposte. C’è una scala che va dal fastidioso al catastrofico, e temo proprio che Molfetta concentri quasi tutti i livelli simultaneamente: La
microcriminalità predatoria
: furti, borseggi, danneggiamenti, saccheggi di abitazioni, talora con gli occupanti dentro — come la rapina notturna del gennaio 2026
[6]
, quando quattro uomini a volto coperto hanno forzato una finestra e minacciato nel sonno una coppia di imprenditori;
I disordini urbani e il disagio diffuso
: lo spaccio nelle piazze, il vandalismo, quella guerriglia urbana del Capodanno 2024 in piazza Vittorio Emanuele
[7]
: Auto ribaltate, petardi artigianali, immagini virali che hanno fatto il giro delle testate nazionali, con cinque arresti e successivi DASPO urbani; La
criminalità violenta e armata
: la rapina al Gran Shopping Mongolfiera in un venerdì di settembre 2025
[8]
, con il successivo ferimento di chi era intervenuto; né si è ancora del tutto spenta l’eco degli spari che posero fine alla giovane vita del Sindaco Gianni Carnicella, per il
NO
agli affari delle organizzazioni illegali che avrebbero devastato la città, a cui ora ha fatto triste seguito la dissociazione della famiglia dalle commemorazioni ufficiali
[9]
; La
criminalità giovanile, rabbiosa e dilagante
, dal bullismo ai confronti violenti, dal taglieggiamento dei commercianti alle pericolose “prove di forza”. Questi atti assumono sovente i tratti della patologia sociale: non a Molfetta ma a Taranto, il 9 maggio scorso,
Bakari Sako
, bracciante trentacinquenne, è stato massacrato da un branco di sei giovanissimi, senza motivo apparente
[10]
. A Bari,
Save the Children
documenta un aumento del 237% dei minori denunciati per porto d’armi nel decennio 2014-2024
[11]
. Non sono episodi isolati: sono il sintomo di un’intera generazione smarrita, che cerca una identità nella violenza, anche gratuita; Gli
atti di violenza e/o discriminazione compiuti nei confronti di donne o di portatori di diversità di orientamento affettivo
; restano ancora larghe sacche di comportamenti quotidiani, cui assistiamo spesso distratti o impotenti, che non sarebbero a stretto rigore inquadrabili come fattispecie di reato, ma innegabilmente provocano nelle vittime forti disagi, sensi di insicurezza e addirittura di colpa, frustrazione ed isolamento, rendendo la vita delle vittime un vero calvario, che tormenta loro ancor più dopo il fatto commesso; La
criminalità estorsiva e usuraria
: piaga economica connessa al riciclaggio e al controllo criminale del territorio. Lo testimoniano i tantissimi ulivi tranciati con una motosega ad un noto imprenditore agricolo cittadino; Coldiretti denuncia un quadro strutturale di racket, estorsioni, imposizione di manodopera e caporalato
[12]
; E poi il
crimine organizzato
: la relazione della DIA relativa al 2024
[13]
individua quattro clan egemoni a Bari — Capriati, Strisciuglio, Parisi-Palermiti, Diomede-Mercante — con proiezioni sull’hinterland. Il procuratore nazionale antimafia Melillo ha dichiarato che la situazione pugliese è più grave di Sicilia e Calabria
[14]
: un’affermazione che da sola ridefinisce la scala del problema. A Molfetta, l’operazione “Primavera” ha portato alla confisca definitiva di beni per circa 50 milioni di euro in una operazione di contrasto al narcotraffico: un impero economico costruito con i proventi della droga e reinvestito in immobili, aziende e beni di lusso
[15]
. C’è anche un livello che spesso sfugge alla cronaca ma che è decisivo: il
riciclaggio
, che è “l’industria” essenziale e vitale della criminalità organizzata e dei coacervi del malaffare, necessaria per trasformare i flussi finanziari delle attività illecite in ricchezza spendibile alla luce del sole e in potere di acquisizione di consenso sociale. Il suo effetto pervasivo e perverso distorce i flussi positivi di risorse pubbliche verso l’economia, deteriora le relazioni civili, degrada la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e le loro aspettative per il futuro. Non del tutto estraneo, il
contagio delle istituzioni
, con tangenti, pratiche corruttive, voto di scambio: a Molfetta, due recenti filoni giudiziari — 2021 e 2025 — hanno rappresentato un
sistema
di favori illeciti per l’assegnazione di appalti comunali. La verità giudiziaria è ancora da stabilire, i provvedimenti cautelari, di cui è stato destinatario il Sindaco, sono poi stati annullati dalla Cassazione per insufficienza indiziaria
[16]
ma il Comune è oggi commissariato, in attesa delle imminenti elezioni. La sicurezza non è un capitolo a parte della vita di una comunità. È l’infrastruttura immateriale su cui poggia tutto il resto: il valore degli immobili, la vitalità del commercio, l’attrattività per imprese e investimenti, la qualità delle relazioni sociali, il turismo, il futuro dei giovani che decidono se restare o andarsene. Un territorio percepito come insicuro non attrae depositi, capitali, competenze. Diventa opaco, poco produttivo, negletto, sterile. Se il cittadino percepisce se stesso come parte di una comunità, non solo difenderà i propri interessi e quelli del gruppo sociale al quale fa riferimento, ma sentirà come propri il compito e la convenienza di presidiare quello comune, contro ogni attacco esterno o interno che tenda a destabilizzare o disgregare l’armonia degli equilibri sociali, che vede, invero, come forieri di benessere. È il contrario esatto della rassegnazione, della tollerante complicità, dell’omertà. Il procuratore Melillo lo ha detto con una chiarezza che merita di essere ascoltata: quando la mafia viene considerata semplicemente una questione di ordine pubblico, essa esce dall’agenda di tutte le altre istituzioni e cessa di essere percepita come una questione di politiche pubbliche. E allora il cerchio si chiude: la sicurezza diventa affare delle sole forze dell’ordine, e il tessuto sociale si ritira. Il nostro Municipio, invero, ha già fatto alcune cose significative: un
Commissario informatico nella Polizia Locale
— tra i primi in Italia —, un Ufficio mobile per il presidio dinamico del territorio, un
Pronto Intervento Minori
che in otto mesi ha trattato ventuno casi di violenza assistita e maltrattamenti
[17]
. Il necessario e auspicato rafforzamento della compagine è in corso e dovrebbe essere vicino alla soglia minima di prassi
[18]
. Non sappiamo, purtuttavia, lo stato di un importante strumento-quadro previsto dal citato decreto Minniti del 2017, la cui assenza – se confermata – rappresenterebbe una grave manchevolezza. Questo è il
Regolamento di Polizia Urbana
ex artt. 4 e 9 del decreto “Minniti” citato; non una disposizione ad uso interno, ma la cornice generale e permanente che definisce le regole di convivenza per l'intero territorio comunale, con la quale, tra l’altro, il Comune individua formalmente le aree sensibili del proprio territorio — piazze, strade, zone prossime a scuole e luoghi di culto — sulle quali applicare le misure rafforzate previste dalla legge. Pur non rivestendo carattere obbligatorio, non appare una mera opportunità formale, anche alla luce della regolamentazione successiva, che ha ampliato i compiti repressivi delle Prefetture e rafforzato la relazione di cerniera tra l’Ente territoriale e quello Governativo per il governo della sicurezza, divenendo un provvedimento cardine per la conferma di un ruolo attivo, di sovranità, del Municipio. Per di più, il Prefetto di Bari lo avrebbe esplicitamente sollecitato nel Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica dell’ottobre 2025
[19]
;. Bari ce l’ha e lo ha aggiornato nel marzo 2025 con la mappatura puntuale delle zone critiche, in collaborazione con Questura e Prefettura. Corato lo ha approvato nel 2019. Barletta nel 2021. Purtuttavia, bisogna rilevare che la città ha stipulato con la Prefettura competente un accordo strettamente connesso: il
Patto per l’attuazione della Sicurezza Urbana
[20]
(13 ottobre 2022), che determina l’ambito programmatico per la “sicurezza integrata”, con il CPOSP
[21]
come organo (consultivo) di coordinamento ed è finalizzato ad attuare strategie congiunte volte a migliorare la percezione di sicurezza dei cittadini e a contrastare ogni forma di illegalità, potenziando servizi di prossimità, videosorveglianza, presidio degli accessi al sito urbano e all’hinterland, con segnato riguardo ai luoghi di aggregazione...abbiamo lo spartito, ma non lo strumento per suonarlo. L’effetto due possibili assenze è che Molfetta avrebbe operato e opererebbe in materia
con una mano legata dietro la schiena
: gli strumenti normativi esistono, la legge li prevede, il Prefetto li chiede, i Comuni vicini li hanno adottati. Sarebbe un conto che, qualunque sia la nuova amministrazione, dovrà essere saldato, con assoluta priorità. Gli stessi vertici provinciali delle forze dell’ordine, nel Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica del luglio 2025
[22]
, hanno riconosciuto che il solo momento repressivo è insufficiente e che occorre un’azione di prevenzione che coinvolga anche i nuclei familiari. La prima arma contro il crimine non è la telecamera né la pattuglia: è la conoscenza del vicino, la rete di scambi commerciali e di relazioni umane che fa di una strada, di un quartiere, di una circoscrizione un luogo presidiato in primo luogo da chi lo abita e ci vive. È l’attuazione del controllo sociale diffuso, la “sicurezza partecipata” che genera il substrato in cui si può nascere, crescere, lavorare e amare sicuri. Come abbiamo visto, a Molfetta ci sono almeno
130 enti del Terzo Settore
già iscritti al RUNTS
[23]
: un patrimonio di capitale relazionale e di cittadinanza attiva che attende di essere mobilitato anche su questo fronte. La sicurezza non si compra e non si delega. La sicurezza siamo noi, cittadini attivi e consapevoli, e possiamo costruirla giorno per giorno, insieme con le istituzioni credibili, le scuole, le associazioni e gli enti della società, così numerosi e fertili nel tessuto urbano, ma soprattutto con la ferma determinazione di non voltarsi mai dall’altra parte.
[1]
Art. 4, D.L. 20 febbraio 2017, n. 14 (decreto Minniti), conv. L. 18 aprile 2017, n. 48. Sono seguiti Il
decreto Caivano
(D.L. 123/2023, conv. L. 159/2023), focalizzato sulla devianza minorile; i due decreti sicurezza del 2025 e del 2026, con la previsione di ulteriori reati (baby gang, occupazione immobili…) rafforza i poteri dei Prefetti e stabilisce lo scudo penale (=iscrizione differita) per i componenti delle FF.OO. e il fermo identificativo.
[2]
Il Sole 24 Ore, “Indice della Criminalità 2025”, 3 novembre 2025, basato sui dati SDI (Sistema D’Indagine) del Ministero dell’Interno, anno 2024.
[3]
Il Sole 24 Ore, “Qualità della Vita 2025”.
[4]
ISTAT, “La percezione della sicurezza — Anni 2022-2023”, pubblicato il 20 novembre 2024. Campione di 29.317 individui di 14 anni e più.
[5]
Tribunale di Bari, GUP, motivazioni della sentenza sull’omicidio di Antonella Lopez, depositate il 7 maggio 2026.
[6]
BariToday, 28 gennaio 2026.
[7]
Questura di Bari, comunicato; Quindici Molfetta, cronaca gennaio 2024.
[8]
MolfettaViva, 26 settembre 2025; dichiarazioni del Ministro Crosetto.
[9]
Giovanni Carnicella, sindaco di Molfetta, assassinato il 7 luglio 1992 sul sagrato della Chiesa di San Bernardino. Medaglia d’oro al merito civile conferita dal Presidente Mattarella nel 2019. Per il dissenso della famiglia Carnicella alla commemorazione del 2025: Gazzetta del Mezzogiorno, 1 luglio 2025.
[10]
ANSA, 11 maggio 2026; Sky TG24, 16 maggio 2026; Adnkronos, 15 maggio 2026.
[11]
Save the Children, rapporto 2025 (dati 2014-2024 su Bari); BariToday, 12 marzo 2026.
[12]
Coldiretti Puglia, comunicato dicembre 2025.
[13]
DIA, Relazione semestrale al Parlamento, II semestre 2024 (pubblicata maggio 2025).
[14]
Dichiarazione del Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Melillo, a margine di operazione in Capitanata; Quotidiano di Puglia, 14 maggio 2026.
[15]
Operazione “Primavera”: Corte di Cassazione, Sez. VI, decreto di confisca definitiva, agosto 2025. Valore beni confiscati: circa 50 milioni di euro. Fonte: L’Immediato, 13 agosto 2025.
[16]
Quindici Molfetta, cronaca giudiziaria giugno-novembre 2025; Cassazione, ordinanza gennaio 2026 (annullamento misure cautelari).
[17]
Comune di Molfetta, comunicati stampa Polizia Locale; MolfettaViva.
[18]
. portale specializzato di settore (polizialocale.com): 1 agente ogni mille abitanti; le grandi città, anche in relazione ai flussi turistici e ai visitatori in occasione di eventi straordinari hanno una dotazione maggiore. L’organigramma del sito comunale elenca una compagine ancora inferiore alla pianta organica prevista.
[19]
Comunicato CPOSP Prefettura di Bari, 13 ottobre 2025 (fonte: MolfettaViva).
[20]
Art. 5, D.L. 14/2017, conv. L. 48/2017 (decr. “Minniti”, già citato).
[21]
CPOSP:
Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica
. È l'organo consultivo del Prefetto in materia di ordine e sicurezza pubblica, istituito dall'art. 20 della L. 121/1981
[22]
CPOSP Prefettura di Bari, 17 luglio 2025 (fonte: cit.).
[23]
RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore).
Autore:
Sergio Magarelli
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