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Vendola a Molfetta con Piergiovanni e Azzollini, per gridare l'importanza di una sinistra libera
05 giugno 2009

MOLFETTA - “E' stata una bella campagna elettorale”, secondo Nicola Piergiovanni, candidato alle Provinciali nel collegio di Ponente, per Sinistra e Libertà. Una formazione politica che si è proposta come il “lievito” del centro-sinistra, in una città che per fortuna “cammina con le sue gambe”, trova la forza di reagire. Nonostante la mancanza di servizi e l'assenza di un amministratore. Nonostante il centro-destra parli di turismo, trasformando l'unico albergo molfettese in un complesso di appartamenti, e discuta di pulizia delle spiagge, senza aver ancora ricostruito il muro crollato alla Bussola lo scorso Dicembre. Le condizioni igieniche della città sono in completo degrado, testimoniato dall'inesorabile abbandono dei pontili galleggianti, costruiti senza mai essere utilizzati e controllati. Barcamenandosi fra le varie cause perse, il sindaco ha poi provveduto, a spese dei cittadini, a nominare dirigente l'assessore escluso per far posto a una donna, quella donna la cui presenza in giunta era talmente ingombrante da portare il sindaco a lottare contro ogni istituzione. Venendo puntualmente bocciato. E' necessario, allora, far rivivere la libertà, dare una speranza ai giovani minacciati dal futuro, come ha ricordato Francesco Azzollini, candidato a Levante. Giovani laureati vissuti dall'incertezza, dalla precarietà; operai affogati dal riflusso di povertà generato da un progresso a senso unico. Quel progresso che esige l'installazione di una centrale nucleare in Puglia, nonostante il già altissimo tasso di morte per tumori. “Non offro gelati e caffè, offro un impegno serio. Non sono un volto giovane, sono il volto giovane” ha affermato Azzollini, animato dalla passione delle parole e spinto dagli applausi di Corso Umberto. Un ardore che ha finito con lo stupire persino Gaetano Cataldo, coordinatore della serata, quando il giovane candidato ha concluso recitando l'articolo 1 della Costituzione, ricordando che l'Italia è costruita sul sudore della gente, dei lavoratori, dell'impegno. Di quell'impegno che, secondo Divella, ha permesso in questi anni di istituire stage per migliaia di ragazzi, favorendo l'assunzione di un terzo di questi, l'affiancamento di un tutor ad ogni ragazzo diversamente abile e di raggiungere altri traguardi importanti sul fronte ambientale e sociale. “Sono orgoglioso del fatto che mio nonno faceva il venditore ambulante”, ha affermato Divella, denunciando le ambizioni di onnipotenza che muovono Berlusconi verso l'annullamento della partecipazione. “Vuole raggiungere il 51% insieme alla Lega, è la fine della democrazia”. E l'onorevole Fitto sembra stare a guardare. E' stato Tommaso Minervini ad introdurre le parole di Nichi Vendola, prendendo spunto dal discorso di Obama, in Egitto. E' il figlio di un sogno, è l'esempio di un coraggio che supera le barriere politiche e religiose per approssimarsi ad un orizzonte di convivenza, di pace, di confronto. Ed è questa visione che, secondo Nichi Vendola, lancia Obama verso un nuovo inizio, chiudendo la stagione di “infamia”, di razzismo, che ha trascinato l'America verso una guerra infinita. Una stagione che ha innalzato il potere del denaro oltre il valore del lavoro, sottomettendo le vite alle logiche irrazionali del capitale. “Abbiamo atteso tanto questo leader”, per tornare a proiettarci nel futuro, con la politica, attraverso i pensieri lungimiranti, carichi dei contenuti suggeriti dal passato. La finizione teatrale della comunicazione berlusconiana ha portato su un palcoscenico una ragazza, Noemi, adeguandola ai ritmi del reality, i più consoni alla curiosità della gente. “Che quella ragazza possa tornare a fare l'adolescente”, sottraendosi alla volgarità espressa dalla produzione pubblica di un altro leader, che si sottrae alla vecchiaia pur di apparire, di sfuggire alla nullità del suo essere. Intanto, a Monfalcone e a Palermo, gli operai dei cantieri navali muoiono per l'amianto, e con loro muoiono le mogli che lavavano i loro vestiti. Nichi Vendola, in questa campagna elettorale, avrebbe voluto parlare di pensioni, di polveri sottili, dei pesticidi usati nell'agricoltura, del mercurio sputato in mare, dell'arsenico che inquina la terra. Avrebbe voluto che si parlasse del dissesto idrogeologico che investe il Sud quanto il Nord, dell'inquinamento dei fiumi, dell'impazzimento del clima. Avrebbe voluto parlare di come si edificano le case qui in Italia. Perché ad uccidere quelle 300 persone, in Abruzzo, non è stato il terremoto ma l'egoismo di palazzinari disposti ad usare sabbia marina e cemento per costruire i palazzi pur di guadagnare di più. Ma siamo posti di fronte ad un potere incapace di misurarsi col dissenso, che avvilisce persino la vitalità dell'ironia, pur di poter credersi assoluto, indiscusso. Berlusconi, ieri mattina, ha detto: “non rimarrà per strada nessuno”, quasi dimenticando i 50.000 insegnanti che stanno per essere licenziati, le condizioni in cui i maestri elementari sono costretti ad insegnare, in classi con cinquanta ragazzi, mentre viene svalutata persino la figura dell'insegnante di sostegno. Per questo, Vendola ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la riforma Gelmini e ha utilizzato 22 milioni di euro per fare in modo che in Puglia non ci siano più di 25 alunni per ogni classe e che sia disponibile un insegnante di sostegno per ogni ragazzo disabile. Il lavoro non è l'arte da espedire per riuscire a sopravvivere, è quell'attività in cui riusciamo ad esprimerci con l'anima, lasciamo esplodere le proprie pulsioni, senza essere costretti a guerreggiare pur di restare, a concorrere per non essere licenziati. Nel Mediterraneo sono nate le grandi narrazioni che hanno guidato l'Europa verso scenari di lavoro e di lumi, la grande promessa di Abramo promosse il cammino della pace religiosa, rendendo la gente protagonista di una storia di sviluppo, di lealtà. Quella promessa è stata tradita, l'Europa si è allontanata dal Sud, andiamo indietro nei diritti umani, nei diritti civili, nei diritti politici. Vogliono privatizzare l'acqua, il “valore universale” che permette la vita. Non vogliono permettere all'individuo di decidere come morire, di firmare il testamento biologico, di essere giudicati solo da Dio, piuttosto che da Berlusconi. Oggi, c'è la storia di una nave, dove Ester Ada, una diciassettenne in corsa per fuggire dalla disperazione, dall'orrore di fronte al quale ti mette la morte di un padre, lo smarrimento di ogni sicurezza, si imbarcò in cerca di un spiraglio di libertà, di un briciolo di speranza. Così, Italia e Malta hanno deciso giocando a dadi le sorti di quella vita, morta fra le braccia del fratello. La vita per dire la morte, la pace per dire la guerra, l'indifferenza, l'ipocrisia di chi anima villa Certosa di feste e bagordi e ignora la disperazione, annulla le speranze. Come con gli ebrei, durante il nazismo. Oggi, con decine di progetti, fra i quali spicca quello dei Principi Attivi, si sta cercando di riportare l'Europa in Puglia, e Sinistra e Libertà può trascinare questo progetto su più vaste possibilità, più ampie vedute. Ma già c'è chi dice che il presidente della nostra regione, Nichi Vendola, sta declinando verso quella che sarà la sua più grande sconfitta elettorale. Ma, come quest'ultimo ha ricordato ieri sera, sul palco, “è meglio essere un perdente libero che un vincente servo”. Perché non si può vivere senza avere sogni, senza coltivare dei semi, per assaporare la gioia di germogli di speranza, di libertà.
Autore: Giacomo Pisani
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