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Veleni, polemiche e dietrofront: tre anni difficili tra ostacoli e imboscate Dalle
15 maggio 2016

Fosse un film, questa storia inizierebbe con un flashback: un venerdì sera di giugno in una piazza gremita di gente, Piazza Paradiso che anche a volere non ci entrerebbe più uno spillo e sul palco tutti i leader del centrosinistra molfettese. È il momento che fotografa l’imponderabile, l’imprevedibile, l’impossibile. Di lì a due giorni la vittoria a sorpresa della giovane Paola Natalicchio contro Ninì Camporeale candidato sindaco di centrodestra, delfino del senatore Antonio Azzollini, strafavorito da tutti i sondaggi e che ha mancato per una manciata di voti la vittoria al primo turno. Il ballottaggio invece dice che la città vira a Sinistra, scommette su una nuova fase politica e punta su una giovane donna sostenuta da una maggioranza assai composita (dall’ex Dc Annalisa Altomare al leader di Rifondazione Comunista Gianni Porta per passare da Piero de Nicolo, Guglielmo Minervini, Tommaso Minervini, Nicola Piergiovanni, Leonardo Siragusa alle liste civiche Signora Molfetta e Linea Diritta) ma unita nel nome del cambiamento. Il centrosinistra cittadino appare per la prima volta come una famiglia unita. Ma dura poco. Il ricorso elettorale delle destre al Consiglio di Stato (poi vinto dall’amministrazione), l’inchiesta della magistratura sul nuovo Porto commerciale, i buchi del bilancio, l’emergenza depuratore, le fibrillazioni politiche regionali sul dopo Vendola e la sua eredità tolgono pian piano il fiato all’amministrazione targata Paola Natalicchio. Si alzano voci sempre più critiche all’interno della stessa maggioranza. In particolare l’ex Dc Annalisa Altomare che accusa l’amministrazione di immobilismo e incapacità programmatica, ma anche da Piero de Nicolo, avvocato, presidente della Multiservizi, storico esponente del partito repubblicano che chiede una maggiore condivisione strategica tra tutte le forze politiche. Il 25 settembre 2014 il primo incidente: dopo un lungo e teso consiglio comunale sul comparto 18 Paola Natalicchio convoca un vertice notturno con tutte le forse di maggioranza. Il rapporto fiduciario con la corrente del Partito Democratico, che si riconosce nelle figure di Annalisa Altomare e Lillino Di Gioia si è definitivamente incrinato. A questa constatazione fa dunque seguito, la decisione di revocare la delega a Serena La Ghezza, assessore allo sport e al commercio e facente appunto riferimento all’area della consigliera ex dc. Segue un rimpasto: via La Ghezza e Francesco Bellifemine (per motivi personali) dentro Marilena Lucivero e Tommaso Spadavecchia. Ma la strada è diventata accidentata. Urbanistica, porto, grandi opere, socialità, sicurezza: dal Pd si levano voci sempre più critiche e a dicembre dello stesso anno un nuovo inciampo: la Multiservizi ingaggia per un piccolo lavoro interinale il figlio di un consigliere comunale legato al gruppo politico di Piero de Nicolo presidente della stessa società. Le destre gridano allo scandalo, parlano di Parentopoli, in città soffia la bufera. Il sindaco chiede e ottiene da de Nicolo le dimissioni, questo si fa da parte, ma a gennaio lancia un suo movimento “Molfetta Riformista” e accusa l’amministrazione: “dopo 540 giorni serve un colpo d’ali, una svolta. Troppe promesse non mantenute, bisogna fare di più” annuncia in una Fabbrica S. Domenico gremita. La situazione di complica ulteriormente quando l’area politica di Guglielmo Minervini è allontanata dal Pd in seguito alla decisione di quest’ultimo di candidarsi alla Regione con una lista di sinistra vicina a Nichi Vendola: “noi a Sinistra per la Puglia”. È una campagna elettorale, quella per le regionali 2015, rabbiosa e scomposta, volano molti colpi bassi, la squadra politica che ha vinto nel 2013 di fatto non c’è più. Il Pd ora guidato proprio da De Nicolo, a giugno chiede un rimpasto di giunta (non considerando più gli assessori Giovanni Abbattista e Rosalba Gadaleta espressione vicini a Minervini, espressione del partito) e una puntuale verifica programmatica su urbanistica, sicurezza e socialità. Il sindaco è alle corde, sente di non avere più i numeri. È un’estate incandescente per l’amministrazione Natalicchio, arroventata da una lunga, interminabile serie di polemiche interne alla maggioranza e sfociata il 17 luglio nelle dimissioni del primo cittadino. La situazione precipita il 2 luglio quando il Pd chiede a Tommaso Spadavecchia, suo assessore allo sport e al commercio di rasse-gnare le dimissioni che, una volta presentate al sindaco, vengono dichiarate irrevocabili dal direttivo del partito. Il Pd a quel punto si costituisce come forza politica estranea alla maggioranza alla quale garantisce un appoggio esterno. Secondo Paola Natalicchio una posizione inaccettabile, finalizzata solo a logorare l’amministrazione per preparare il ricorso alle urne in un secondo momento. Così il sindaco si rifiuta di far visionare il bilancio (che doveva necessariamente essere approvato entro il 30 luglio) a de Nicolo che a sua volta chiede al suo partito di non votarlo, non potendo condividerlo. A quel punto i margini per ricomporre la frattura si riducono, mentre il Pd fa sapere di attendere un riequilibrio in giunta e pretende una maggiore sensibilità ad alcuni rilievi critici sull’attuazione del programma. Vengono aperti altri tavoli di maggioranza col primo cittadino, che sotto la pressione delle circostanze, decide di concedere il tanto richiesto rimpasto. Ma il 16 luglio nuovi venti soffiano sul braciere della crisi. In un incontro pubblico dal titolo Le confessioni di un pentito: una città senza programmazione, senza anima, senza futuro, Lillino Di Gioia, lancia accuse pesantissime nei confronti del primo cittadino e dell’amministrazione tacciandoli di inettitudine e incapacità politica. Di Gioia, ex Dc, non ancora iscritto al Pd, ne rappresenta però un’anima importante e i suoi affondi uniti alle dimissioni di Annalisa Altomare da presidente della delicata commissione urbanistica spingono Paola Natalicchio a gettare la spugna e a lasciare la poltrona di primo cittadino. La notizia delle sue dimissioni (lanciata da Quindici online in anteprima assoluta, venerdì 17 luglio) fa il giro della città per poi rimbalzare su tutti i media nazionali. Moltissimi sono i messaggi di vicinanza politica espressi nei confronti di Paola Natalicchio da semplici cittadini e da dirigenti politici nazionali. Lunedì 20 luglio sembra suonare la campana a morto per l’amministrazione Natalicchio. Il sindaco in affollatissima conferenza stampa tenutasi presso la fabbrica S. Domenico (al cospetto di numerose tv e giornali nazionali) lancia accuse durissime nei confronti dei vertici del Pd cittadino (Annalisa Altomare e Piero de Nicolo in testa) tacciandoli tra le altre cose “di aver terremotato” il sindaco, di aver destabilizzato l’amministrazione “per due poltrone” e di far politica utilizzando il manuale Cencelli. Al termine della conferenza Paola Natalicchio pone come unica condizione possibile per il proseguo dell’esperienza amministrativa, l’azzeramento dei vertici cittadini del partito. Il Pd a quel punto tiene (il giorno seguente) un direttivo alla presenza del segretario provinciale Ubaldo Pagano (segretario provinciale) nel quale rinnova la fiducia al sindaco, ma allo stesso tempo conferma in pieno la segreteria. Si apre quindi una cabina di regia nazionale che coinvolge in prima linea Debora Serrachiani a Roma (vicesegretario nazionale del partito), e pugliese con Michele Emiliano, presidente della regione e segretario del Pd regionale e Antonio De Caro, sindaco di Bari. Viene chiesto al sindaco di ritirare le dimissioni, rinunciare alla richiesta di azzeramento della dirigenza cittadina del partito e di concedere il rimpasto. Come contropartita il Pd accetta di votare il bilancio, pur non avendolo di fatto visionato, di non condividere più pubblicamente gli affondi polemici di Lillino Di Gioia e Annalisa Altomare (e anzi di dissociarsene nel caso questi proseguano) e di sostenere fino al 2018 l’amministrazione. A sancire il rinnovato accordo è il consiglio comunale di giovedì 30 luglio (approvazione del bilancio con maggioranza compatta) e la conferenza stampa del 4 agosto alla presenza del sindaco e dei vertici cittadini, regionali e nazionali (presente anche Debora Serrachiani) del Pd. Ma dura poco. A novembre Annalisa Altomare lancia un nuovo movimento Democrazia è Cambiamento nel quale confluiscono i consiglieri Lia de Ceglia (eletta nel centrodestra e passata al centrosinistra e iscrittasi al Pd), Sergio De Pinto (eletto nel Pd in coppia con l’Altomare) e di fatto Roberto la Grasta (eletto con Signora Molfetta, la lista civica della Natalicchio e passato poi al Pd). Severe sono le critiche di immobilismo e confusione operativa, alle quali si aggiungono divergenze sempre più ampie con la segreteria cittadina del Partito Democratico retta de Nicolo, che di fatto però non controlla più i suoi uomini. I numeri per andare avanti ora sono ridotti al lumicino. Nuovi granelli tra il sindaco e l’ala critica della maggioranza vengono posti all’inizio del 2016 quando esplode il caso dell’ospedale cittadino a rischio di un fortissimo ridimensionamento. Il primo cittadino muove accuse pesanti nei confronti di Michele Emiliano, il Pd borbotta, in consiglio comunale non vota la mozione promossa dalla maggioranza. L’amministrazione è ridotta ormai ai minimi termini numerici. Il 29 aprile mentre si vota il bilancio di previsione, Annalisa Altomare e il suo gruppo non ci sono. In aula si contano solo 13 consiglieri, il minimo per andare avanti. Poco, troppo poco per scrivere davvero un bel film. Il sindaco decide di staccare la spina, ma pensa subito a una resa dei conti più grande delle dinamiche cittadine. Al suo staff, dietro le quinte, a denti stretti e mezza bocca lo dice chiaramente: “qualcuno vuole farmi pagare la battaglia condotta per l’ospedale. A Michele (Emiliano; ndr) forse non è piaciuto il mio impegno”. Sabato 30 aprile vengono protocollate le dimissioni irrevocabili. Il 1° maggio a palazzo Giovene il sindaco saluta la sua città, quella che comunque ci ha creduto. Poi corrono i titoli di coda. Il lieto fine non c’è.

Autore: Onofrio Bellifemine
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