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UPM Molfetta: l'Islam a confronto con le radici ebraico-cristiane dell'Europa
10 aprile 2011

MOLFETTA - «Questa è una tematica che affonda le sue radici nella storia» cosi ha esordito Mons. Domenico Amato (foto), direttore dell’Istituto di Scienze Religiose e del settimanale Luce e Vita, introducendo il tema della conferenza “Le radici ebraico cristiane dell’Europa e confronto con L’Islam”, svoltasi all’Università Popolare Molfettese.
Dopo una breve presentazione a cura del presidente dell’UPM, Ottavia Sgherza, il relatore ha esordito dicendo che la questione va affrontata in modo diacronico cioè facendo riferimenti al passato e analizzando le ripercussioni che le tre grandi religioni monoteiste hanno sul presente,specificando che l’ebraismo e il cristianesimo, condividendo l’Antico Testamento, hanno elementi di continuità a differenza dell’Islam possessore della sola comune origine abramitica con le altre due. L’attuale pensiero diffusosi tra la vulgata definisce le tre religioni come “del libro”, errore che non permette di diversificare il percorso e lo sviluppo dei tre culti protagonisti, per quanto concerne il cristianesimo e il giudaismo, di un cammino contrassegnato dall’incontro con Dio che diventa elemento essenziale nell’analisi della storia dell’umanità distinguendosi dall’enumerazione di precetti (Sure) che Maometto, tramite l’illuminazione divina e sotto dettatura dell’Arcangelo Michele raccoglie nel Corano.
Altra doverosa riflessione sta nel non considerare queste tre grandi confessioni come dei “monoliti”, ricordando le grandi scissioni e suddivisioni subite dal cristianesimo in primis che, dopo i vari scismi anglicani, ortodossi, riforme luterane e calviniste ha ritrovato il dialogo interno solo grazie all’ecumenismo. Stessa cosa dicasi per le posizioni moderate o estremiste riscontrabili nell’Islam e nell’ebraismo. Intraprendendo un percorso di singola sintesi storica, si può altresì attestare che l’ebraismo è una religione centripeta, non missionaria, chiusa nel proprio ambito etnico ma che era già presente prima del primo secolo in Grecia, Siria, Egitto, Anatolia e Italia con la comunità ebraica romana del terzo secolo A.C. tutt’oggi esistente.
Proprio nella Roma imperiale l’ebreo era rispettato nel suo culto dalla legislazione romana, tanto da non imporgli il servizio militare e i sacrifici agli dei e solo dopo la diaspora del 70 D.C. la Giudea viene eliminata dalle province romane, evento che causa la loro diffusione all’interno del bacino del Mediterraneo con i due flussi migratori dei Sefarditi che attraversano l’Africa per poi stanziarsi in Spagna e degli Aschenaziti, insediatisi in Germania, Polonia e Russia e poi vittime delle grandi persecuzioni iniziate con i “Pogrom” nella Russia zarista e proseguite con la terribile “Shoa” ad opera della Germania nazista.
A differenza dell’ebraismo il cristianesimo soppianta il paganesimo all’interno dell’impero romano, grazie a Costantino che lo unifica sotto un’unica religione che assorbe e fa sue alcune peculiarità della cultura greco –romana, porta l’Europa nel Medioevo a diventare un entità culturalmente uniforme e stabile (ne sono esempio le figure del monaco e del cavaliere elementi coagulanti della civiltà europea). Molti ambiti della società ne sono influenzati, basti pensare all’arte con le cattedrali sparse in tutto il vecchio continente, il diritto civile con la raccolta di normative dell’imperatore cristiano Giustiniano, la filosofia con il recupero della metafisica platonico-aristotelica e la rielaborazione di questa nei dogmi cristiani,fino ad arrivare alle tradizioni popolari con il culto dei santi e dei morti e la scansione del tempo attraverso il ciclo liturgico.
All’interno di questo scenario storico culturale, si devono però individuare momenti di crisi provocati dal vero e proprio scontro di civiltà con l’Islam a cui, col timore di perdere la propria identità, si risponde violentemente con la prima crociata divenuta successivamente scontro con i cristiani d’oriente, che però a differenza dei latini coabitavano pacificamente con gli islamici (convivenza pacifica che troverà sede solo nel regno di Federico II). Altro evento di rottura è sicuramente da ricercare in ciò che agi da spartiacque e che, con l’esaltazione della ragione a discapito della fede da parte degli illuministi, sfociò nella Rivoluzione francese, portatrice della giusta idea di laicità e mezzo con cui discernere tra la sfera religiosa e quella dell’amministrazione dello Stato e della giustizia.
Tutto ciò non fu e non è parte della dottrina islamica dove la “teocrazia” la fa da padrona nell’amministrazione statale e il fondamentalismo religioso, messo ancor di più in risalto dagli attentati dell’11 settembre 2001, porta al recente conflitto socio-culturale con l’occidente. Disputa che accende gli animi contraddittori di chi, a detta di Don Amato, come Oriana Fallaci si fa portavoce (con il suo libro “La rabbia e Orgoglio”) di un cristianesimo da esportare come baluardo nel mondo, ma che contrasta con la sua stessa idea di religione come scelta intima e personale. Dibattiti che hanno fatto riemergere la necessità e il richiamo al confronto tra l’islamismo e la laicità, esigenza che non trova ancora responso definitivo e condiviso, ma che deve innanzitutto portare (secondo Don Mimmo) a una coesistenza tra laicità e fede accompagnata dalla consapevolezza delle proprie origini religiose da custodire come base culturale.
Tuttavia è ancora plausibile esaltare l’identità europea o sarebbe più consono ritenere il Mediterraneo, culla di civiltà e di convivenze nei secoli passati, l’attuale ombelico del mondo? Il “mare nostrum” degli antichi romani potrà servire ancora una volta da congiunzione tra civiltà differenti? «Il Mediterraneo deve tornare ad essere il crogiolo delle nuove civiltà del Terzo Millennio - è la conclusione del sacerdote – perché solo cosi si potranno placare gli attuali conflitti dei paesi nord africani e tracciare i futuri scenari sociali,culturali e politici del globo».

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Autore: Davide Fabiano
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1° Parte. - Interessante il tracciato storico di Mons. Domenico Amato, anche se un qualche accenno all'Illuminismo era dovuto in una tematica che affonda nelle radici storiche esistenziali umane di fede e di conflitti, dettati dalla stessa fede così diversa nelle tre maggiori religioni monoteiste, creando integralismi e fondamentalismi che hanno provocato e, forse ancora lo fanno, profondi contrasti e immensi “dolori” al genere umano e non solo umano. “Il Mediterraneo deve tornare ad essere il crogiolo delle nuove civiltà del Terzo Millennio - è la conclusione del sacerdote – perché solo cosi si potranno placare gli attuali conflitti dei paesi nord africani e tracciare i futuri scenari sociali,culturali e politici del globo”. Non basta: chiediamoci invece “chi e cosa impedisce che tutto questo avvenga”! Non mi risulta che ciò sia avvenuto in passato; ci sono stati vari tentatavi senza nessun approdo condiviso, fino a sfociare alla storia più recente, quella dei nostri giorni, un ritorno “alle guerre di civiltà”, nascondendo quella che è la verità: “guerre di religione”. Anche qui dobbiamo guardare la storia se vogliamo capire il presente e, forse, anche il futuro. – Trascrivo da “Pace e disarmo culturale” - Raimon Panikkar. Da sempre, la guerra ha costituito un problema religioso. Al contrario, invece, la pace sociale è stata considerata, fino a poco tempo fa, come una questione squisitamente politica. La maggior parte delle guerre ha avuto chiare connotazioni religiose o, quanto meno, ha trovato una giustificazione religiosa. (continua)
2° Parte. - . Le guerre di religione da una parte e le numerose giustificazioni che esistono per la guerra, dall'altra, avvalorano queste affermazioni. Le guerre europee del tardo medioevo e la recente rivoluzione islamica in Iran sono chiari esempi di guerre a carattere religioso. L'ultima guerra mondiale nonché quella americana nel Vietnam possono costituire esempi di guerre non di religione ma che, tuttavia, rivestono un carattere religioso: non furono guerre di conquista, né puramente economiche, erano comunque ispirate da un ethos religioso: salvare la Civiltà, la Libertà, la Democrazia, tutte con la maiuscola. In una parola: la guerra, da sempre, è stata un fenomeno religioso. Gli Dei facevano la guerra e quasi sempre gli uomini la facevano all'ombra di stendardi ed emblemi delle rispettive religioni. Bisognava consultare l'oracolo, i sacerdoti impartivano le benedizioni. Per secoli la Croce e la spada sono state unite. “Dieu le veut”, “Gott mit uns”, “In God we trust”, “Sancta Maria” sono state grida di guerra utilizzate per giustificarla. Questa unione tra religione e politica si è verificata anche in Asia e in Africa anche se il fenomeno è più acuto nelle religioni abramiche proprio per una maggiore distinzione tra sacro e profano. Quando si tratta di questioni di vita o di morte, l'autonomia del “braccio secolare” si rivolge per sostegno all'autorità religiosa. – Forse dovremmo ritornare a discutere e riflettere la figura di Cristo, la Sua Verità: “Date a Dio quello che è di Dio, date a Cesare quello che è di Cesare”. (fine)

Scriveva Carl Sagan: - Come mai nessuno delle principali religioni ha mai esaminato la scienza e concluso: “E' meglio di quanto pensavo. L'universo è molto più vasto di quanto hanno detto i nostri profeti e molto più sottile, maestoso ed elegante”? Perché, al contrario, tutti dicono: “No, no, il mio è un piccolo dio e voglio che tale resti”? Una religione, vecchia o nuova, che esaltasse lo splendore dell'universo quale c'è stato rivelato dalla scienza moderna susciterebbe un senso di riverenza ben superiore a quello indotto finora dalle religioni tradizionali. – Una delle frasi di Einstein più spesso citate è “La scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca”. Ma Einstein ha anche detto: “Quella che mi è stata attribuita come convinzione religiosa era naturalmente una bugia, una bugia ripetuta in maniera sistematica. Non credo in un Dio personale e non l'ho mai nascosto, anzi l'ho detto a chiare lettere. Se c'è in me qualcosa che si può definire religioso, è l'ammirazione sconfinata che provo per la struttura del mondo quale la scienza ci ha finora rivelato”. Altre citazioni che illustrano meglio il senso della religione di Einstein: “Sono un non credente profondamente religioso. E' un nuovo tipo di religione. Non ho mai attribuito alla Natura uno scopo o un obiettivo, niente che si potesse considerare antropomorfico. Ciò che distinguo nella Natura è un ordine magnifico che si può comprendere solo in maniera molto imperfetta e che dovrebbe riempire l'individuo pensante di un sentimento di umiltà. Questo sentimento è autenticamente religioso e non ha niente a che fare con il misticismo”.
Siamo in un'epoca di fede tiepida, in cui quella fede che gli uomini posseggono è determinata più dal loro desiderio di credere che non da alcun apprezzamento razionale di evidenza. Il desiderio di credere non proviene soltanto da sentimenti egoistici, ma spesso dai sentimenti più disinteressati; e sebbene non possa produrre la fiducia incrollabile e perfetta che esisteva una volta, esso costruisce una difesa intorno a quanto resta delle impressioni della prima educazione; dissipa scrupoli, mettendoli a poco a poco in disuso; e soprattutto, questo desiderio di credere induce la gente a continuare a conformare la propria vita a dottrine che hanno perso una parte del loro ascendente, a mantenere verso il mondo lo stesso atteggiamento di fede, o un atteggiamento ancor più ostentato, di quanto non stimassero mettere in mostra quando la loro convinzione era più assoluta. Se invero la fede religiosa è così necessaria all'umanità, vi sono forti ragioni per deplorare che a sostegno delle prove teoriche di essa si debba ricorrere a corruzione morale od a subordinamento dell'intelletto. Uno stato di cose siffatto è assai incomodo anche per coloro i quali possono definirsi credenti; ed è ancor peggiore per coloro che, avendo in coscienza cessato di trovare convincenti le prove della religione, sono trattenuti dal dirlo per tema di contribuire a recare un male irreparabile all'umanità. E' una situazione molto penosa per uno spirito coscienzioso e colto, l'essere attratto in direzioni contrarie dai due più nobili oggetti di ricerca: la verità e il benessere generale. Molti di coloro che potrebbero rendere servizi giganteschi tanto alla verità che all'umanità se credessero di poter servire l'una senza danno per l'altra, sono o totalmente paralizzati, o indotti a limitare i loro sforzi a questioni di secondaria importanza, dal timore di ampliare delle facoltà speculative dell'umanità, togliendo loro la fede, potrebbe renderli viziosi e miserabili.

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