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Una settimana di degenza all'ospedale: disfunzioni della struttura
15 ottobre 2011

A causa di un versamento di bile perché non c’erano più ricci nel fondo del mare del Nautilus sono stato ricoverato per una settimana presso il reparto di chirurgia dell’ospedale don Bello di Molfetta. La preziosa nonché ammirevole professionalità dei medici e del personale paramedico di quel reparto, è messa ogni giorno in crisi da alcune gravi disfunzioni della struttura. La degenza post-operatoria è un martirio sia per il paziente, ma questo è normale, sia per chi gli sta accanto. Quel bip-bip o bip-bop della macchina che controlla la circolazione del sangue! Forse dotare la struttura di una o sue stanze in cui i pazienti appena operati siano in isolamento subito dopo l’intervento sarebbe una cosa opportuna. Ma poi le sedie dei parenti che assistono; sono meglio le sedie bianche che si vendono al Giovedì. Accanto al mio letto c’era un uomo albanese a cui avevano tolto mezzo stomaco e la moglie, una giovane donna di trentacinque anni lo assistette tutta la notte con la testa sul materasso. Verso le quattro del mattino, tanto per il bip-bop non si dormiva, cadde dalla sedia e per fortuna non si fece male. Sul capitolo delle sedie io potrei aprire il problema dell’assoggettamento dei corpi (Foucault) e della esistenza di quelle brutte sedie ospedaliere in altri comparti della nostra esistenza come le caserme, le scuole, le università. A me non interessa che in giro ci siano persone come Tarantini, interessa che i nostri fi gli vadano in scuole e università dove ci sono sedie decenti, a misura d’uomo, interessa che nelle carceri ci siano delle poltroncine, interessa che quei ragazzi che vengono tenuti in caserma per poi essere mandati a morire in paesi stranieri abbiano una vita più decente. Se Natuzzi o fabbriche di mobili da giardino sono in crisi, devono essere riconvertite per dotare scuole, università, ospedali, caserme di sedie decenti. Si consultino medici della postura, designers per constatare che quelle esistenti sono le sedie migliori a disposizione delle strutture sociali. Non ho bisogno di citare ancora una volta Foucault per ricordare la natura governamentale e carceraria in cui viviamo (Il Panocticon) o se volete basta rivedere Il Miglio verde. A proposito una sala con la televisione e un apparecchio DVD non stonerebbe. A me interessa che l’ospedale porta il nome di Don Tonino Bello, che il senso della vita, ciò che da senso alla vita è alleviare la sofferenza degli altri, aiutare quelli che soff rono, la Cristologia, dio che si fa mondo. Mi rivolgo ai politici, a quelli di Rifondazione comunista, alla Sel e PD, che mi dicono sono in una fase congressuale, ai futuri candidati sindaci, al Tribunale dell’ammalato, ai medici di base, a tutto il personale paramedico. Antonio Negri, questo nome a qualcuno fa paura, nel suo libro Impero, dedica alcuni paragrafi alle persone addette alla cura degli altri, medici, infermieri, personale paramedico, ostetriche, personale sanitario, i farmacisti e sottolinea l’importanza che queste persone hanno nella qualità della vita dei soggetti di questo mondo. L’infermiere che mi ha fatto le iniezioni di Rocefi n 3,5 ml, dopo la degenza mi ha detto che quando starò bene vuole off rirmi un caff è in centro, magari dalle parti del porto, vicino al duomo anche se è stato deturpato da quell’orribile gazebo. Per fi nire le macchine per la distribuzione delle bevande: sono sequestrate da due anni. Il fatto è che nel reparto di chirurgia, che, lo ripeto, ha personale medico di spessore nazionale, confl uiscono pazienti da tutta la provincia e i parenti sono costretti ad andare al market di fronte per comprare qualche bevanda. Io però ricordo che una volta nell’ospedale c’era anche un bar. Marino Centrone

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