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Una rinascita per la sinistra e per l'ulivo Riflessioni e proposte del Partito dei Comunisti Italiani e della FGCI
15 febbraio 2003

Un interessante documento dei “Comunisti italiani” propone riflessioni e proposte alla comunità cittadina della sinistra e del centro sinistra. I comunisti italiani si interrogano delle ragioni di un difetto di indignazione popolare (che pure vi è stata in tutta la regione Puglia) contro i tagli alla sanità ed all'ospedale di Molfetta all'indomani dei provvedimenti del governo Fitto. Certamente vi ha pesato il severo giudizio che i cittadini danno sulla qualità complessiva del servizio sanitario locale (salve le eccezioni), in rispetto agli standard degli ospedali viciniori. Ma, è detto nel documento, andrebbe approfondita la strutturale assenza dal territorio di fasce ben consistenti di lavoratori (pescatori, marittimi, addetti ai servizi alberghieri, muratori), che comporta un deficit strutturale di democrazia partecipata e di controllo sociale sugli atti di chi governa. A parere dei comunisti italiani, questa situazione materiale conforma riduttivamente gli stessi partiti della sinistra che si adeguano a questa assenza, così rinunciando alla funzione di rappresentanza sociale e politica, e così condannandosi alla residualità. Ed è così che le voci della città rimangono inascoltate e inespresse: occorre dunque ripensare per la sinistra a una funzione “intellettuale” del partito, che non deleghi ad alcuno le sue competenze. La costante della storia politica molfettese, specie dopo il crollo dell'apparato industriale cittadino, è stata dunque una subalternità delle forze della sinistra. Spezzoni di borghesia cittadina si sono contese il controllo della città, sempre adagiandosi sulla tradizionale rendita e speculazione che il territorio produce, l'edilizia, e sulla sicura occupazione che i governanti di turno assicurano, il posto pubblico, gli appalti, gli incarichi professionali e le elargizioni di vario tipo. Campanello d'allarme dello stato del centrosinistra a Molfetta, è che la città né ha vissuto la spinta dei “girotondi”, né ha reso visibile una robusta iniziativa sindacale sui temi dell'art. 18 e della estensione dei diritti sociali. Assenza evidente del ripiegamento della borghesia illuminata, e della assoluta disorganizzazione della classe operaia. Severo il giudizio sugli intellettuali molfettesi, autoreferenziali e camaleontici, o integralisti. A parere dei comunisti italiani occorre uscire dai vicoli ciechi e già sperimentati. La storia politica della città può cambiare se si riscoprono i contenuti materiali e ideali del protagonismo e della rappresentanza sociale del mondo dei lavori, subordinati e parasubordinati, della condizione giovanile sottoposta alla precarietà del lavoro, specie nel settore dei servizi. Occorrerebbe dare centralità ai temi delle tutele e dei diritti sindacali e del lavoro (e della sua infortunistica) a Molfetta, del lavoro nero, o sottopagato, o quietanzato con buste gonfiate, della zona artigianale-Asi di Molfetta, delle condizioni dei pescatori e dei marittimi, dei dipendenti della distribuzione commerciale, delle squadre dei muratori a cottimo, dei giovani assunti con i contratti atipici, dei diplomati e laureati che si affacciano a un lavoro precario. Una tale iniziativa deve saldarsi con una analoga sul controllo dei prezzi delle case della edilizia residenziale pubblica (cooperativa e convenzionata) che devono essere non superiori a quanto previsto dalla legge. Diversamente, la città continuerà a subire il controllo di una borghesia rapace e di politici corsari. E la stessa borghesia illuminata (ceti medi produttivi ed intellettuali) rimarrà impantanata e dilaniata in un processo alla propria esperienza di governo incapace di rigenerare una proficua fase. L'attuazione del PRGC e del polo produttivo, in un contesto di tutela ambientale e di ampliamento della qualità dei servizi, apre spazi per una modernizzazione della città, sempre che non si reimponga, con una edilizia speculativa, il drenaggio delle risorse, in danno delle famiglie e delle attività produttive, disastroso per le nuove generazioni ed il futuro della città. I segnali in tal senso già vi sono (pressioni per varianti e terziarizzazione dell'agro).Per la riaffermazione del valore della programmazione generale e della sua vincolatività, la sinistra deve contrastare questo disegno di sfrenato liberismo. In questo contesto è importante una concertazione delle energie della sinistra, che sia capace di costruire un progetto, a partire dalla connessione tra i rivoli di esperienze politiche di questi mesi, per irrobustire una opposizione al centro destra, e riproporsi assieme alle forze democratiche e moderate, al governo della città. I comunisti italiani rilanciano la proposta della confederazione della sinistra all'interno di una forte critica della partecipazione politica nelle attuali modalità elitarie, ristrette, ideologiche, giovanilistiche, e la rivolgono alle istanze di base dei partiti che ci stanno, dei movimenti e delle associazioni, degli individui, disponibili a costruire un progetto unitario nel rispetto delle autonomie di ciascuno. La casa della sinistra può essere il laboratorio di questa proposta politica, aperta a quanti per competenze e sensibilità non si riconoscono in un partito della sinistra, ma anche a quanti, pure aderenti, sono disponibili alla creazione di un laboratorio sulle “cose di sinistra” da portare avanti. Questa esperienza può vivere nell'ulivo, cioè nella concreta articolazione del centrosinistra e di un blocco sociale che comprende anche le aree e le forza moderate della città. Ma, l'ulivo deve andare oltre il coordinamento delle segreterie politiche, e diventare un contenitore delle energie e passioni del centrosinistra, includendovi associazioni e movimenti. L'ulivo deve divenire il coordinamento di tutte le espressioni della vita democratica cittadina. E' tempo di ricostruire un nuovo programma amministrativo dell'ulivo, superando richiami nostalgici e irrisolte lacerazioni della passata esperienza di governo del centro sinistra. Ecco perché i comunisti italiani hanno proposto una convenzione programmatica del nuovo ulivo, per articolare proposte e progetti innovativi e condivisi dai cittadini. Il dibattito è aperto, ed ha già registrato le prime valutazione da parte della Margherita e dei D.S. Ne verificheremo gli esiti. Delfo
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