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Una Finanziaria per le famiglie Le novità della legge appena approvata
15 gennaio 2001

Con l'approvazione della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Finanziaria 2001) si é completata l'azione di governo del centro-sinistra in materia di politica fiscale avviata nel 1996 ed è, quindi, possibile trarre un primo bilancio, in particolare sulle più importanti misure adottate a favore delle famiglie e dei ceti più deboli. Preliminarmente é opportuno esaminare le principali novità del 2001 per quanto riguarda la generalità dei contribuenti. Numerose e di notevole importanza sono le modifiche apportate in materia di IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche, trattasi dell'imposta che colpisce tutti coloro che possiedono redditi di qualsiasi natura essi siano) che completano l'opera di riforma di questa imposta avviata negli anni scorsi e che si traducono in un notevole risparmio per il contribuente. La rimodulazione degli scaglioni e la riduzione delle aliquote unitamente all'aumento delle detrazioni per i redditi di lavoro dipendente e di pensione permetteranno di non pagare una sola lira d'imposta a tutti coloro che sono titolari di un reddito di pensione o di lavoro dipendente che non supera i 12 milioni annui. Le detrazioni per i figli a carico passano a 516.000 lire nel 2001 e 552.000 nel 2002 per chi supera i 100 milioni di reddito; sotto i 100 milioni diventano 552.000 nel 2001 e 588.000 nel 2002, inoltre, in questo ultimo caso, per il secondo figlio la detrazione sale a 616.000 nel 2001 e a 652.000 nel 2002. A queste detrazioni vanno aggiunte altre 240.000 per i figli sotto i tre anni. La casa di abitazione diventa completamente esente da IRPEF, ponendo finalmente termine all'assurdità di far pagare l'imposta su di un reddito fittizio come quello della casa di proprietà adibita ad abitazione principale. L'insieme di queste misure unitamente alle precedenti già adottate dai governi dell'Ulivo permettono di tracciare un bilancio sulla disponibilità di reddito dei nuclei familiari differenziati per limite di reddito e tipologia di produzione. L’analisi considera nuclei familiari composti da entrambi i genitori e due figli di età superiore ai tre anni, proprietari dell’abitazione in cui risiedono (rendita catastale supposta pari a 2 milioni) e titolari di reddito di lavoro dipendente o di pensione. Si è supposto che il reddito 2001 sia colpito dalla addizionale regionale IRPEF pari allo 0,9% e all’addizionale comunale IRPEF pari allo 0,2%. Gli assegni per il nucleo familiare (ANF) sono quelli in vigore all’01/07/1995 e all’01/07/2000. Dalle tabelle allegate emerge chiaramente che l'azione di governo ha prodotto differenze notevoli per i nuclei familiari a basso reddito che oggi si trovano a poter disporre di quasi 5 milioni annui di reddito in più per le famiglie monoreddito e di quasi 4 milioni in più per le famiglie bi-reddito. Notevoli, anche se, meno elevati gli incrementi di reddito disponibile per i nuclei con redditi medi. Tali benefici si sono ottenuti grazie alla riforma dell'IRPEF e all'incremento degli assegni per il nucleo familiare. Peraltro nella tabella non si tiene conto dell'ulteriore aumento degli stessi assegni familiari che scatteranno nel luglio del 2001 e che sono, comunque, già stati stanziati. A tale proposito mi preme sottolineare la necessità di sganciare il riconoscimento degli ANF dal possesso di redditi di lavoro dipendente per almeno il 70% del reddito complessivo, al fine di riconoscere gli assegni anche ai lavoratori autonomi, magari solo a coloro che dichiarano ricavi in linea con gli studi di settore. Le due tabelle evidenziano le differenti situazioni che si vengono a creare nel caso di nuclei familiari monoreddito, in cui cioè lavora una sola persona, da nuclei familiari in cui lavorano due persone (peraltro si é supposto una produzione di reddito uguale per entrambi i lavoratori). L'analisi serve a dimostrare la forte penalizzazione subita dalle famiglie monoreddito a cui non si è saputo porre adeguato rimedio, nonostante i ripetuti inviti della Corte Costituzionale. A questa situazione. peraltro, pare dare una risposta positiva l'ipotesi, tanto discussa, avanzata recentemente dal Ministro Visco per una riforma ancor più radicale del sistema impositivo. Se l'analisi é rivolta in particolare ai nuclei familiari proprietari della casa in cui risiedono, non bisogna dimenticare l'importante innovazione prevista già dalla finanziaria del 2000 di riconoscere una detrazione d’imposta a favore dei titolari di contratti di locazione di una abitazione adibita a dimora principale. La novità di quest'anno consiste nella rideterminazione degli importi delle detrazioni spettanti, che risultano pari a 960.000 lire se il reddito complessivo non supera i 30 milioni e a 480.000 lire se il reddito complessivo supera lire 30 milioni ma non lire 60 milioni. E' bene precisare che detta misura si applica soltanto nell'ipotesi che il contratto di locazione sia stato stipulato ai sensi degli articoli 2, comma 3, e 4, comma 2 e 3, della legge n. 431 del 9 dicembre 1998, cosiddetti affitti concordati. Personalmente non trovo opportuno far dipendere il beneficio della detrazione dalla stipula del contratto di locazione in base alle norme su richiamate, perché spesso gli inquilini sono costretti a subire la posizione dominante dei proprietari, in particolare nelle situazioni in cui vi sia penuria di appartamenti da locare, e quindi a dover accettare le condizioni che gli stessi proprietari impongono tra le quali appunto quella di evitare gli affitti concordati perché questi si traducono spesso in una forte riduzione del canone di locazione. In definitiva occorre riconoscere la detrazione d'imposta a tutti gli inquilini e limitare i benefici previsti per i proprietari (riduzione al 60% del canone di locazione da assoggettare ad IRPEF anziché la normale riduzione all'85%, oltre alla riduzione prevista in materia di imposta di registro) ai soli casi di stipula dei contratti in base alle norme precedentemente indicate. L'analisi da me svolta pone in evidenza i benefici legati alle modifiche apportate in materia di IRPEF e assegni familiari, ma occorre ricordare altre misure introdotte in questi anni dai governi del centro-sinistra. In primo luogo l'assegno integrativo a favore dei nuclei familiari con almeno tre figli minori (200.000 lire al mese per 13 mensilità) introdotto dalla finanziaria per il 1999 e legato all'Isee (redditometro). Le novità di quest'anno prevedono l'aumento a 36 milioni del limite Isee per ottenere il beneficio, in proposito è opportuno ricordare che la domanda ha validità annuale e che si presenta al comune di residenza. In secondo luogo l'assegno di maternità previsto sempre dalla finanziaria del 1999 a favore della madri cittadine italiane residenti, appartenenti a nuclei familiari il cui limite Isee non supera i 50 milioni. Detto assegno viene elevato dalla finanziaria 2001 a lire 500.000 per 5 mensilità. Ancora vanno ricordate le misure previste in materia di ristrutturazione degli edifici che la finanziaria di quest'anno proroga ulteriormente. Da sottolineare l'ulteriore aumento delle pensioni minime pari a lire 180.000 mensili per i pensionati di età superiore ai 75 anni e a lire 160.000 lire mensili per i pensionati di età compresa tra i 65 e i 75 anni. Non va dimenticata la restituzione dell’80% della odiata tassa sul “medico di famiglia”, prevista sempre per il 2001, così come la restituzione del 60% della cosiddetta tassa sull’Europa avvenuta nel 1999, primo caso di rimborso di un’imposta nella storia recente del fisco italiano. A conclusione di questa parziale disamina della legge finanziaria 2000 incentrata sulle novità rivolte alle famiglie, anche se sarebbe opportuno non dimenticare i numerosi provvedimenti adottati a favore delle imprese e a sostegno dell'occupazione, mi preme puntualizzare un concetto legato alle accuse di manovra elettorale rivolte dalle opposizioni al governo, il quale avrebbe restituito risorse non disponibili con gravi conseguenze per la futura stabilità della finanza pubblica. Pur riconoscendo che alcune decisioni assunte in sede di approvazione della legge finanziaria abbiano tenuto conto della prossima verifica elettorale, occorre ricordare che già la legge finanziaria dell'anno scorso aveva avuto forti elementi di inversione di tendenza rispetto alle manovre molto pesanti che gli italiani avevano dovuto subire nei precedenti anni a causa delle necessità di rispettare i vincoli comunitari. Ma proprio questa forte azione di risanamento ha determinato la riduzione del debito pubblico dal 125% rispetto al P.I.L. del 1995 (prodotto interno lordo) all'attuale 105% (purtroppo un livello ancora molto elevato). La riduzione del debito pubblico rispetto al PIL, unitamente alla riduzione dei tassi d’interesse provocata dall’ingresso dell’Italia nel gruppo di paesi aderenti all’EURO, ingresso che non bisogna dimenticare è stato fortemente voluto dai governi dell'Ulivo, ha significato una forte riduzione del peso degli interessi sul fabbisogno statale. Il forte risparmio sugli interessi, unito ad una azione sostenuta di controllo della spesa pubblica, ad una decisa lotta all’evasione fiscale e ad una crescita dell'economia favorita dalle misure di sostegno adottate, hanno permesso di liberare le risorse necessarie a giustificare la manovra del 2000/2001. Voglio ricordare che essendo la pressione fiscale superiore al 40% del PIL ogni punto percentuale di crescita dello stesso PIL , si tratta di circa 23.000 mila miliardi, determina maggiori entrate per lo Stato, inteso in senso lato, di circa 10.000 miliardi. Il 2000 dovrebbe chiudersi con una crescita di almeno il 2,5%, mentre per il 2001 é prevista una crescita del 3%, il che significa tradotto in cifre maggiori entrate complessive, nel biennio, pari a circa 50.000 miliardi , tali da giustificare ampiamente la restituzione del dividendo fiscale operata dal governo. Si può concludere affermando che una seria politica finanziaria avviata dal governo Prodi, proseguita dai governi D’Alema ha permesso al governo Amato di restituire agli Italiani un "dividendo" sicuramente meritato visti i sacrifici che hanno dovuti sopportare. Paolo Roselli
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