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Una commedia per divertirsi e riflettere, successo del nuovo spettacolo del Collettivo La Rocca di Molfetta “La dàie… 14 – u mèise… marzo – u ènne … 1986” (una storia d’amore… o quasi)
05 agosto 2022

 MOLFETTA - Che una leggenda possa riportare la tranquillità familiare o risvegliare l’amore dimenticato nel tran tran quotidiano, non lo crederebbe nessuno.

Ma la magia del teatro può fare anche questo. Le favole sono storie per bambini, ma possono essere storie per adulti sognanti una vita diversa, inseguendo passioni dimenticate, desideri nascosti o irrealizzati.

In una società caratterizzata dalla caduta dei grandi ideali, dalla precarietà dei sentimenti, dalla smaterializzazione dei rapporti umani, il sapore antico delle favole può aiutare a superare momenti difficili o critici, affidandosi ai sogni. In fondo a chi non piace sognare?

Eppure oggi si sogna sempre meno, si vive un presente senza emozioni che finisce per erodere i rapporti umani in una routine in cui la vita si trascina sempre uguale, in una monotonia abitudinaria giorno dopo giorno, in un presente senza fine.

Ma il fascino di una fiaba può risvegliare sentimenti sopiti, aiutandoci a riscoprire noi stessi e l’amore dimenticato. Le favole, pur nella loro astrazione dal reale, hanno la capacità di parlare al cuore degli uomini, aiutandoli ad esprimere desideri latenti o aspirazioni nascoste.

La luce e la speranza degli affetti che con gli anni si sono un po’ assopiti o che sono in catalessi in attesa che un’emozione possa risvegliarli. E se l’emozione è scatenata da una fiaba, tanto meglio.

La storia di Aladino è emblematica, come il ragazzo nel giardino delle meraviglie desidera solo mangiare, così il vecchio professore circondato dai libri, nella sua vita tormentata da una moglie bisbetica, desidera solo ritrovare la serenità familiare, anche a costo di rinunciare alle ricchezze che può offrirgli il genio della lampada, il quale gli ricorda che lui ha a disposizione solo tre desideri, ne ha sprecati due, nell’eccitazione del momento e il terzo impone un bivio senza ripensamenti: la ricchezza o la serenità familiare.

E la saggezza, che nasca anche dalla cultura, ha il sopravvento riportando serenità in una famiglia… “agitata”.

E’ questa un po’ la morale che abbiamo colto dalla nuova commedia in vernacolo del Collettivo di teatro popolare Molfettese “Dino la Rocca” dal titolo “La dàie… 14 – u mèise… marzo – u ènne … 1986” (una storia d’amore… o quasi), rappresentata all’Anfiteatro di Ponente.
Sentiamo Giorgio Latino, anima di questo teatro, autore, regista, protagonista del nuovo spettacolo.

«Siamo di nuovo in scena. Aspettavamo con ansia questo momento dopo anni di assenza. Non è stato facile mettere in scena questa commedia. Siamo stai falcidiati dal Covid, ed ogni mese cambiavamo attori e personaggi, ma alla fine siamo arrivati in porto. Questa commedia è un mix di tradizione, amore, magia, un viaggio nel tempo e… in fondo la vita cosa è? Magia, ed è quella cosa che ti accade quando meno te l’aspetti, il resto è tempo che scorre. La trama: uno stimato professore di lettere in pensione, sposato con figli, moglie e cognata a carico vive una avventura che tutti vorremo condividere, ma…».

Una commedia per divertire e riflettere, di quel teatro popolare che riesce ancora a trasmettere valori, forse impolverati, ma sempre validi.

Applausi per tutti e complimenti per questo nuovo spettacolo del Collettivo “La Rocca” che non si smentisce mai.

Un plauso ai bravissimi interpreti: Giorgio Latino, Mariella Facchini, Nico Squeo, Jolanda La Rocca, Caterina Tattoli, Franco La Rocca, Mena Pischettola, Eli De Trizio, Maddalena Pasculli, Franco Todisco (straordinarrio genio della lampada), Isa Sgherza, Donato De Bari, Mauro De Musso, Angelo La Piana, Vito De Trizio. Regia di Giorgio Latino.

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