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Un Matto tra i Magi
15 dicembre 2020

Dov’è finito Panettone? È la domanda di tutti i Molfettesi. Non vorremo passare il crinale dell’anno senza di lui. È da un po’ che si passa indisturbati da piazza Giovene senza che la sua ombra invada quella dei tuoi passi. «Ciao Professò, che c’hai cinque euro che mi compro un panino!». Partiva in quarta onde poi mercanteggiare qualche centesimo. Dispensava titoli, Panettone, generosamente; per lui tutti eravamo professori o Maestri; Avvocatesse, Assessori o principesse (quest’ultimo epiteto riservato solo alle bambine!). Per lui io ero Tonino il professore, scambiandomi clamorosamente con mio zio Tonino per l’appunto, Maestro d’arte e pittore. Ma perché uso il passato remoto? Gaetano, alias Panettone dev’essere ancora vivo. Lui ha sfidato mille temporali, ha scavallato infinite folate di tramontana, ha resistito ai pomeriggi assolati a quarantadue gradi; ha resistito alle orde di ragazzacci che gli tiravano le pietre, ha intontito con la sua proverbiale simpatia i professionisti più generosi ed ha eroso le scarselle dei passanti che pur di toglierselo di torno gli davano quei pochi centesimi di euro ed una pacca sulle spalle. Sì, Panettone dev’essere ancora vivo! Lui, una statua animata sempre presente ai piedi della gelateria di via Vescovado, salotto buono e ricco, benpensante e con la puzza sotto il naso, emiciclo di seminaristi e parroci, sacrestani e perpetue. Sta arrivando Natale e nella mia immaginazione, da sempre, lui compie gli anni proprio il 25 dicembre, già perché è in quel giorno che si fa sfoggio dei panettoni più buoni, quelli con i piccoli canditi che tanto piacciono ai bambini. Panettone ma poi perché? Glielo affibbiò, immagino, un monello che dopo avergli lanciato un pallone e avendogli chiesto di restituirglielo, lui Gaetano, impavido, gli avrà certamente detto: «se te lo do, tu che mi dai?». È scritta così la legge della strada. I marciapiedi sono scranni di tribunali, oracoli di verità. Con quei capelli rossicci sulla testa, le guance sempre rossastre per un goccio di vino, la punta del naso rubiconda, dev’essere sembrato a quei ragazzi di strada, un morbido pan di Natale. Quindi Panettone! E si sa, i soprannomi vivono di propria fama, si spargono come l’olio e quando è proprio azzeccato nella rispondenza tra quel che vede l’occhio e ciò che sente il cuore allora è proprio un successo! Panettone è scomparso! La notizia ha avuto una grande eco in città. Ne hanno parlato i giornali, i quotidiani, si sono rincorse le bufale e si è detto di tutto. Presenti anche giornalisti, troupes regionali con tanto di cronisti e telecamere. Un trattamento che solitamente si riserva a persone di spicco, talentuose o nel peggior dei casi a candidati truffaldini indagati. Si è cercato il buon Gaetano in ogni dove, nell’agro ubertoso molfettese, tra gli scogli azzurrini del litorale, da torre Calderina al Fortino di Giovinazzo, già perché lui amava camminare tanto e spesso lo si è visto ciondolare sul litorale. Ma niente, niente. Persino il Sindaco insospettitosi che possa essersi perso, ha interpellato la Comunità che ha da sempre avuto in cura il laconico paziente, del quale pochissimi conoscono il cognome. Il primo cittadino ha chiamato l’ospedale, il 113, il 118 ma niente… niente! Così da indurlo a tenere un incontro in televisione, nella nota trasmissione CHI L’HA VISTO! Azzardando ogni tipo d’ ipotesi, invocando l’intervento dei cani molecolari, l’esercito, pur di ritrovare il fuggitivo. Nessuno avrebbe mai detto che un omuncolo così snervante potesse oggi mancarci tanto. L’anno del quale parliamo è un annus horribilis, per via di una pandemia che obbliga tutti a restare a casa, a diffidare di chicchessia, a non abbracciarsi e ad astenersi da qualsiasi contatto con l’alterità. «Che abbia questa anomia potuto indurre un animo sensibile come quello di Gaetano, abituato agli abbracci, a imporgli una fuga dalla società?» pontifica la psicologa ad un incontro pubblico. «Entrava ed usciva dalla ricevitoria! Comprava ogni tipo di giochi della lotteria e se ne andava a grattarli sulla panchina» aggiunge una massaia (che anche lei ha dilapidato un capitale); «che abbia vinto al miliardario! Magari adesso se ne sta a gambe all’aria alle Maldive, non come noi, tarpati qui, muti come ladri con queste bende sulle bocche» aggiunge un operaio edile un po’ filosofo e un po’ masaniello. «Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli quando non può dare il cattivo esempio» ci ricorda il poeta. Ipotesi su ipotesi si azzardano per inseguire la Verità di Panettone. Esule per gioco o per follia. I pazzi sono curiosi. Ti offrono la loro verità ma tu la scambi per celia, per menzogna. I pazzi sono pietruzze nelle scarpe. T’accorgi di loro quando sei in cammino. Sono oscuri. Il loro verbo lo comprendi nel tempo. * * * Nel cortile del Seminario Vescovile bello è il presepe. L’artista chiamato da lontano ha voluto rappresentare la Natività con delle belle e grandi statue che da lontano sembrano persone vere. L’angelo della grotta ad esempio è sospeso ad una finestra con due grossi ganci e le sue ali aperte vengono trattenute da due grandi mani di vetroresina che sembrano spuntare dall’edificio clericale. San Giuseppe e la Madonna troneggiano al centro della scena Sacra con tanto di mascherina sul volto a rimarcare il simbolo dell’anno orrendo. Pastori che richiamano tutta la gente che si è sacrificata nella pandemia. Più a destra il venditore di stoffe, a sinistra il falegname, più in là il mugnaio. L’artista ha voluto metterci al posto del gregge i poveri Cristi martoriati dalla loro povertà. Gli ultimi. Un barcone che sembra salpare orientando, non a caso, la prua verso la Croce del Beato don Tonino Bello, Amico degli ultimi; con donne e bambini abbarbicati, e nocchieri sinistri con in tasca banconote scintillanti; un Presepe strano, inquietante, diverso da quei Presepi. Francescani, con quelle statuette ritratte in posture mimiche estasiate, estatiche, beate. Intanto nevica. Come non accadeva da tempo. La mangiatoia è vuota sì, ma accanto ci sono presenze che paiono vere. Poveracci distesi, disposti gli uni sugli altri, con pochi vestiti laceri, cappotti strappati buttati qua e là. È finzione si sa. Quelli sono fantocci, spiega un papà. Scende la neve. I fiocchi sono pesanti. Un fantoccio in particolare sembra vero, è riverso con una smorfia che non dimentichi, al lato dei Re Magi. Dalla sua misera tasca sbuca un biglietto da gioco. Color oro. Non poteva che essersi nascosto lì quel matto simpatico e tenero. Tra i Magi. Sembra vivo. Già… sembra! Sarà un Natale diverso. Più fortunato della vita che hai avuto. Buon Natale e vita nuova Gaetano. Ops! Panettone. Racconto di Natale Un Matto tra i Magi Foto di Michele Giannossi

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