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Un “Maredamare” per il pesce fresco ESCLUSIVO - Parte nella Zona artigianale un'industria unica in Europa per la conservazione del prodotto ittico
15 maggio 2002

Manca solo la classica bottiglia di champagne e la Scap (Società cooperativa armatori da pesca) varerà l'ultimo suo gioiello: una vera e propria industria per la lavorazione, conservazione e commercializzazione del pesce fresco. Nella Zona artigianale lungo il viale centrale, “Via degli antichi pastai”, lotto B13, tra Immagine e il calzaturificio Magir, si erge una struttura azzurra di 3.500 mq. coperti, di cui 2.600 dedicati alla produzione. “Quindici” che è stato il primo a parlarne in esclusiva, oggi, al momento dell'avvio dell'attività torna (con le foto) a parlare della prima industria a livello europeo del pesce fresco. L'idea parte nel '97 dalla necessità di aggredire e superare alcuni fattori deboli della pesca. Mari sempre meno pescosi, un'organizzazione approssimativa in relazione alla deperibilità del prodotto, la difficoltà del consumatore di riconoscere il pesce fresco, di raggiungere i punti vendita, della pulitura e l'incertezza della salubrità igienica e sanitaria, sono i buchi neri della filiera che va dal mare al piatto del consumatore. In questo contesto di “crisi strutturale” chi non vuole rassegnarsi alla decadenza non ha altra strada che diversificare le attività e l'innovazione per creare sia un valore aggiunto al pesce, sia rispondere alle esigenze del consumatore finale. E' questa la scommessa dall'iniziativa industriale intrapresa dalla “Cooperativa” (presidente Antonio Mezzina, vicepresidente Pasquale Brattoli, consiglieri Agostino Altomare Giovanni d'Ercole, e Ferdinando Veneziano) costituita da 37 soci, che dal 1926 svolge una serie di attività a supporto della marineria locale: fabbrica del ghiaccio, produzione di cordame, trasporti per il trasferimento del pesce nei mercati del settentrionale, gasolio e attrezzature varie per i pescherecci. Con la nuova struttura la “Cooperativa” fa un salto di qualità perché va direttamente ad occuparsi della lavorazione del pescato dei soci ed della commercializzazione primaria. Inoltre integrando le altre attività, è assicurato il supporto logistico. Infatti, 8 camion attrezzati seguono i motopesca per i porti dell'Adriatico per prelevare il pescato, portando cassette del tipo “usa e getta”, ghiaccio ed un'eventuale assistenza tecnica per far fronte ad ogni inconveniente. L'impianto è tecnologicamente all'avanguardia, con otto celle frigorifere controllate da un computer con temperature flessibili idonee sia per il pesce fresco, sia per quello congelato, tre impianti distinti di acque differenziate dal grado di salinità per i diversi usi. Potenzialmente l'impianto potrebbe funzionare a ciclo continuo, con una capacità produttiva giornaliera a regime di 15mila kg di pesce. Il processo produttivo è completamente automatizzato dotato di macchinari per soddisfare tutte le esigenze: filettatrici, spinatrici, squamatici, spellatici e tagliatrici. L'igiene è garantita dall'utilizzo dall'uso di acque batteriologicamente sane, trattate con cloro e raggi Uva con gradi di salinità e temperatura pari a quella marina, per salvaguardare il sapore, l'odore, l'aspetto visivo e la consistenza del pesce. L'aspetto sanitario è assicurato sia dal marchio Hccp e quindi una società specializzata controlla la salubrità organica del prodotto, sia da un laboratorio interno di analisi. Il cuore dello stabilimento è il reparto dove viene trattato e confezionato il pesce fresco della linea “Maredamare”, con l'innovativo procedimento “in atmosfera protetta”. In pratica il pesce fresco conferito dai 20 motopesca della Cooperativa viene selezionato, eviscerato, pulito e alla fine confezionato sotto vuoto in confezioni da 250 gr. accorpabili fino a 3 kg. L'aspetto innovativo, di origine americana, è l'integrazione del processo che va dalla formazione della vaschetta, pesatura del pesce, iniezione della miscela di ossigeno, anidride carbonica e azoto e chiusura della confezione. La denominazione “atmosfera protetta” sta nella miscela di gas che crea un microclima che interagisce con l'alimento, rallentando sensibilmente le reazioni di degradazione, mantenendo intatte le caratteristiche organolettiche e il sapore naturale. In questo modo le confezioni possono essere conservate semplicemente in frigo per 10 giorni, con tutto ciò che può significare per la comodità del consumatore, che avrà anche la possibilità di conoscere e controllare il prodotto, perché sulla confezione verrà riportato il nome del pesce, la provenienza, la data di raccolta e scadenza. A dirigere lo stabilimento industriale è stato chiamato Giuseppe Galieni di San Benedetto del Tronto, con alle spalle una significativa esperienza in aziende leader in Italia ed Europa. L'investimento è stato consistente, 8,5 miliardi di vecchie lire, cui circa la metà attinti L.488, mentre l'impatto occupazionale è di già 20 addetti, con la possibilità di aumentarli con l'incremento della produzione. Anche se non c'è stata ancora l'inaugurazione ufficiale, l'impianto ha già iniziato a produrre le prime confezioni di pesce “MAREDAMARE”. Si è ancora nella fase di rodaggio, di prove generali, di presentazione del prodotto alla grande distribuzione commerciale regionale e nazionale che si è mostrata interessata. Il giudizio finale spetterà al consumatore. Sicuramente non sarà facile all'inizio per un nuovo marchio e prodotto affermarsi sul mercato in cui le abitudini del consumatore hanno una incidenza rilevante. Ben presto ci saranno i primi riscontri. E' questione di qualche settimana e il pesce fresco Maredamare lo vedremo nei supermercati. Il dott. Corrado Mezzina, commercialista e consulente tecnico della “Cooperativa”, si fa interprete dell'ottimismo dei soci: “Siamo fiduciosi di una risposta positiva del mercato. Gli operatori della grande distribuzione che hanno visitato l'azienda sono rimasti colpiti dalla tecnologia dello stabilimento e della qualità del prodotto. La prima soddisfazione c'è la data un operatore milanese che ci ha detto che in questo campo l'Europa è a Molfetta”. Con questa nuova realtà produttiva il recente tessuto industriale locale si arricchisce di una presenza importante di cui si sentiva la mancanza. Per la prima volta si tenta di dare un valore aggiunto al pescato locale che rimane in loco, si crea un marchio commerciale per un prodotto nuovo, come il pesce fresco, che esce dallo stabilimento già confezionato e pronto per essere consumato. Francesco del Rosso
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