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Un lettore: nelle zone di espansione di Molfetta, senza luce e asfalto, pieni di topi. Dove sono i soldi pagati da noi per l'urbanizzazione?
07 aprile 2009

MOLFETTA - Continuano ad essere incessanti le segnalazioni al nostro giornale provenienti dagli abitanti dei nuovi quartieri. Stavolta, ci scrive un nostro lettore abitante in Via Percoco: è una lettera che dà il termometro del livello di esasperazione di chi ha investito sogni e denaro per la propria abitazione, in un quartiere in cui, dopo anni, manca ancora tutto. "Sono un residente di via Percoco da circa un anno e mezzo e vi scrivo per segnalarvi che la zona in cui abito è diventato un luogo dimenticato da tutti in cui proliferano degrado ambientale, sociale e urbanistico. Già dalla nascita di questo "nuova zona residenziale" (così la descrivono i nostri amministratori comunali e gli operatori immobiliari che almeno questi ultimi hanno un interesse nel farlo) si prospettava agli occhi delle centinaia di nuovi residenti una situazione incresciosa a cui non si poteva credere ma solo rassegnare: diversi cantieri aperti che non si concretizzano mai in progetti abitativi finiti, pericolosi siti in cui è facile accedere da chiunque soprattutto bambini che spesso spinti dall'istinto di curiosità innato che hanno, potrebbero imbattersi in avventure spiacevoli o nella peggiore delle ipotesi in disgrazie annunciate. Decine di cani randagi che scorazzano per il "quartiere" seminando paura tra i residenti, Ratti e serpenti che attraversano indisturbati le strade (distese di terra battuta disseminate di enormi buche e residui di cantiere pericolosi come chiodi, recinzioni abbandonate, ferri arrugginiti, tavole chiodate,colate di cemento scaricate per terra dalle betoniere,rifiuti speciali di oni genere scaricati sui cumuli di inerti di scavi accumulati col passare del tempo che ormai sono divenute della colline da cui affiorano serbatoi di eternit vecchi lavandini, sanitari, mattoni, e chi più ne ha più ne metta, massi di ogni dimensione che normalmente cadono dai camion che ogni giorno le percorrono devastandole ancora di più e sollevando nuvoloni di polvere che si adagia inesorabilmente su balconi, finestre, portoni e muri e che siamo costretti a respirare inermi di fronte a questo stato di degrado a cui nessuno cerca di porre fine). A tutto questo aggiungiamo i danni che questa situazione ha creato. Automobili con sospensioni, gomme, assi e organi dello sterzo ridotti in pessime condizioni e che non serve a niente riparare, perché ci metterebbero poco a ridursi nello stesso stato. Noi viviamo così da tutto questo tempo fiduciosi di vedere da un momento all'altro il cambiamento che purtroppo latita nell'indifferenza di chi, nonostante ne ha pieni poteri non muove un passo. Mi riferisco ai nostri amministratori, al sindaco , ai funzionari comunali che protraggono i ritardi per il completamento dei servizi primari del nostro quartiere. Del resto bisogna capirli, dovevano pensare prima alla creazione del centro commerciale, dell'outlet, dei capannoni industriali che sono spuntati come funghi nella zona industriale di Molfetta e per ultimo di Miragica che ovviamente avevano la precedenza sui nostri insignificanti problemi, visto gli esorbitanti budget di cui disponevano. Chissà perchè noi abbiamo aspettato un anno prima di avere la rete idrica, fognaria e del gas, vivendo come degli zingari, mentre loro in sei mesi hanno realizzato i capannoni e inaugurato le loro attività con tutti i servizi funzionanti. Da guinness dei primati!!! Dopo quasi due anni dalla consegna degli appartamenti ancora non è stata realizzata la rete di illuminazione pubblica nella nostra strada e in quelle limitrofi,(mentre nei nuovi comparti ancora in fase di sviluppo sorgono strade illuminate a servizio di terre abbandonate la fogna, l'acqua e il gas sono già esistenti anche se non ci abita ancora nessuno), senza parlare dell'asfalto che ormai è diventato un miraggio. I marciapiedi li hanno realizzati solo il mese scorso. E pensare che gli oneri di urbanizzazione sono stai pagati nel 2004. Dove sono andati a finire i nostri soldi? E' ora che qualcuno ci dia una spiegazione. Molto convincente, perchè di chiacchiere non ne vogliamo sentire più. Quelle ce le vengono a raccontare in prossimità delle elezioni comunali. Probabilmente i nostri soldi sono serviti per realizzare altri progetti. Spero che qualcuno, qualche pezzo grosso, si degni di mandarci qualche comunicazione ufficiale in merito a questa vicenda vergognosa. Ah! Dimenticavo. Nell' improbabile caso che ciò avvenga ce la porti direttamente a casa nostra, perchè se la spedisce è come se la butta nel pozzo del dimenticatoio, perchè forse non l'ho detto da noi la posta non viene consegnata, perhè a detta dei funzionari delle poste i portalettere non possono consegnarla se le strade non sono asfaltate e così per non restare isolati dalla civiltà ci tocca prendere l'auto sgangherata, sballottarci sopra una decina di buche, evitare massi e rifiuti che il giorno prima non c'erano sul nostro percorso e se tutto ci va bene e non foriamo probabilmente raggiungiamo l'ufficio postale in cui ci rechiamo per ritirare la posta, dove ad attenderci c'è un impiegato che con un'aria stufa e scoglionata ci consegna la nostra posta come se ci avesse fatto chissà quale favore. E proprio così la posta non arriva, ma le schede elettorali, quelle si che arrivano espresse! Mi vergogno di essere un cittadino di Molfetta, la città in forte espansione industriale e in altrettanto decadimento sociale e civile. Spero che questa situazione si risolva al più presto e che questa mia lettera di sfogo possa far accelerare i tempi per la definitiva sistemazione del quartiere".
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Dolorosa l'affermazione del sig.Pastore "come è diventata brutta Molfetta". La città brutta cresce ogni giorno. Perchè la bruttezza ha bisogno di moltissimo spazio. Preferibilmente vasti spazi un poco diroccati, o meglio incompiuti: la bruttezza si compiace del non-finito, del perpetuo, del provvisorio. La città brutta è vasta, spessa, persistente. Aggiunge ogni giorno nuovi quartieri, perchè è avida e affamata, e soffre d'un incontenibile bisogno di allargarsi, di cancellare. Il mare azzurro acciaio torna a vedere di continuo, montagne di rifiuti in cui qualcuno scava case, giacigli, stanze nascoste di miserabili tesori. Ma non è certo quello, il cuore della città brutta. Il cuore sta nei quartieri di nuova espansione residenziale: i condomini di vetrocemento coi cancelli dentati, i terrazzi chiusi come trincee, i cortili piastrellati, strade dissastrate e illuminazione insufficiente. Poi all'improvviso spuntano muri vecchi, sostituendosi alle terrazze, agli abbaini, ai sistemi poetici di resistenza delle case basse. Perchè la città brutta è combattiva e feroce. La città bella invece è effimera, pigra, fatalista. Si contenta di manifestarsi casualmente, avvalendosi del suo potere ubiquo, sfuggente e immateriale: qualche volta puoi ravvisarla persino dentro la città brutta, in forma di riflesso, profilo d'ombra, miraggio. Nella piazza Municipio, lontano dai faretti incastonati nel selciato che ti fanno male agli occhi, disegnano la mappa di sopravvivenza: ombra luce luce ombra. La città bella perde continuamente i pezzi, che lasciano memorie inconsolabili dentro i pochi che sono capaci di abitarla, la città bella, di tanto in tanto. Certe mattine, quando la città brutta non s'è ancora svegliata, dal balcone puoi guardare gli infiniti, microscopici punti della città bella, vecchi e nuovi, scomparsi e scampati. La città bella abita ancora dentro nomi, recinti, dolci, usanze. E' multiforme, per grazia degli dei. S'accontenta di poco. Anche solo una finestra dai vetri colorati, un rampicante, un riflesso. Forse solo i gatti sono capaci d'abitare simultaneamente le due città: saltano secondo loro percorsi misteriosi, alzano i musi, seppelliscono nel segreto delle loro pupille d'oro le immagini labili, inconoscibili, della fuggitiva città bella.



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