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Truck Center: quando una vita vale 2.700 euro Impegno dei sindacati, ma passato l'impatto emotivo, donazioni che non hanno toccato i 15.000 euro totali
03 marzo 2009

MOLFETTA - Un anno fa in una drammatica catena di solidarietà morivano in una cisterna, per cause ancora non del tutto chiare (il processo inizierà il 28 aprile prossimo), Vincenzo Altomare, 64 anni, Michele Tasca, di 20, Biagio Sciancalepore, di 24, Luigi Farinola, di 37, e Guglielmo Mangano, di 44. Erano da poco le quattro del pomeriggio, e la Truck Center risuonava nei telegiornali di tutta Italia, come sinonimo di morte. Molfetta era al centro dell'informazione, per il motivo più triste. Oggi, un anno dopo, vengono consegnate dai segretari regionali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil alle famiglie delle vittime assegni, frutto di donazioni provenienti da tutta la regione, per una somma totale di 13.500 euro. Di cui, 3.000 provenienti da una sola donazione. Divisi equamente tra le cinque famiglie, ammonterebbero a 2.700 euro. 2.700, a fronte di una vita persa. Apprezzabile l'iniziativa delle tre associazioni sindacali, che evidentemente devono essersi scontrate contro un muro di "sì, ci dispiace tanto, no, di più non possiamo, è comunque qualcosa, no ?" , ma se, passato il momento di coinvolgimento emotivo, da quel fiume di solidarietà nazionale, regionale, e cittadina, arrivano in dote 2.700 euro a testa, forse il caso Truck Center restituisce una immagine ancora più grande della tragedia avvenuta in quell'impianto di lavaggio. Cinque persone morirono per aiutarsi, una intera regione è capace di aiutare loro, ciò che resta della loro vita, i loro figli e le loro mogli, con 2700 euro in dodici mesi. Allora, visto che è d'uopo, ci facciamo prendere anche noi per un momento dall'emotività, uno solo, e gridiamo forte quanto è accaduto in questa città, con migliaia di persone assiepate fuori da una chiesa, magari a favore di telecamera, con la mano sinistra infilata in tasca a cercare un fazzoletto per asciugarsi le lacrime di commozione, e quella destra nell'altra, a tenere ben chiuso, non sia mai, il proprio portafogli.
Autore: Vincenzo Azzollini
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Oltre ottant'anni or sono, Max Weber descriveva le condizioni in cui si era sviluppato il capitalismo in Europa in seguito alla rivoluzione industriale ottocentesca. Il sociologo di Erfurt individuava il presupposto dello sviluppo nella razionalità dei modelli di riferimento. Scriveva che... << ... l'azienda capitalistica è anzitutto e intimamente fondata sul calcolo. Essa richiede per esistere un apparato giudiziario e amministrativo il cui funzionamento possa essere, almeno in linea di principio, calcolato razionalmente sulla base di norme generali stabili, così come si calcolano le prevedibili prestazioni di una macchina >>. Soggiungeva che << ... l'elemento specifico del capitalismo moderno di fronte alle più antiche forme di attività economica, l'organizzazione rigorosamente razionale del lavoro sul terreno della tecnica razionale non sorse e non avrebbe potuto sorgere all'interno di una struttura statuale irrazionale. Infatti le forme aziendali moderne, con il loro capitale fisso ed il loro calcolo esatto, sono troppo sensibili all'irrazionalità del diritto e dell'amministrazione >>. Partendo da queste premesse, veniva descritta la celebre idea della giustizia intesa come macchina perfetta ed automatica. Le forme aziendali << possono sorgere soltanto là dove... il giudice, come nello stato burocratico con le sue leggi razionali, è dal più al meno una macchina automatica divisa in paragrafi, nella quale si introducono dall'alto gli atti del processo, insieme alle spese e agli onorari, per riceverne dal basso la sentenza con le sue motivazioni più o meno plausibili. Una macchina il cui funzionamento è almeno approsimativamente calcolabile >> LA CONCEZIONE UTOPISTICA DELINEATA DAL WEBER SEMBRA TROVARE NELL'ORDINAMENTO ITALIANO LA PIU' CLAMOROSA DELLE SMENTITE. L'ITALIA E' UNO STATO DALLO SVILUPPO ECONOMICO AVANZATO DOVE PERO' IL PIANETA GIUDIZIARIO E' LUNGI DALL'ESSERE UNA MACCHINA AUTOMATICA E RAZIONALE. Da tempo si discute della lentezza della giustizia italiana, della sua inadeguatezza, delle sue disfuzioni e, in termini più generali, dello stato di crisi che profondamente la pervade, rispetto alle esigenze di sviluppo economico del paese. Perché, come si è acutamente osservato, << ...risulta che la macchina automatica idealizzata da Weber si inceppa e non riesce a sfornare il prodotto nella grande maggioranza dei casi in cui sono richieste le sue prestazioni, ma anche che la sua velocità di funzionamento è così ridicolmente bassa e i costi per farla funzionare così incredibilmente alti che qualunque imprenditore si rifacesse a parametri analoghi per gestire la sua azienda SAREBBE IMMEDIATAMENTE ESTROMESSO DAL MERCATO>> ITALIA, STATO AL 152° POSTO PER MALFUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA... Si può dire Vergogna?





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