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Torre Calderina, condotta reflui sottomarina: le osservazioni di Legambiente Molfetta alla Regione Progetto dell'intervento non conforme alla pianificazione regionale. Da verificare la compatibilità tecnica e ambientale dell'intervento. Comune di Molfetta: assente. Stazione di pompaggio: il parere della Sovrintendenza. Le proposte di Legambiente
09 agosto 2012

MOLFETTA - Sono state ufficialmente depositate dal Circolo di Legambiente Molfetta le 13 osservazioni al progetto di condotta sottomarina per lo scarico dei reflui depurati dei Comuni di Molfetta, Ruvo e Terlizzi, Corato e Bisceglie, nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale attivata dalla Regione Puglia (presentate già in conferenza stampa). Tra coloro che hanno aderito all'iniziativa, oltre ad alcune associazioni locali (Archeoclub, ARCI, Terrae e Marevivo), anche Prc, Pd e Sel con il villaggio Nettuno e i condomini del residence Nettuno.
«Da parte del Comune di Molfetta non vi è stato alcun cenno d’interesse a intervenire per la realizzazione di un progetto migliore a difesa di quel tratto di costa in cui oltre ad una splendida Torre di vedetta risalente all’anno 1569, sono presenti una Oasi di protezione e interessanti ritrovamenti archeologici - scrive Legambiente sul suo sito -. In prossimità della Torre, ricordiamo, oggi vi sono gli scarichi di acque di fogna non depurati, provenienti da tre città che nell’ipotesi progettuale di condotta sottomarina diventeranno cinque».
Legambiente nelle sue osservazioni ha invitato la Regione Puglia (Servizio Ecologia) e l’Acquedotto Pugliese, quale soggetto attuare del progetto, a «non avviare o sospendere con urgenza i lavori». Infatti, «la realizzazione dei lavori annunciati senza acquisire preventivamente il giudizio di compatibilità ambientale dell’intero intervento, oltre che pregiudicare e condizionare gli esiti della procedura di VIA in corso, potrebbe costituire elusione e violazione della normativa regionale, nazionale e comunitaria in materia di Valutazione di Impatto Ambientale»: perciò, nel caso di mancata sospensione dei lavori, Legambiente si riserva «la facoltà di esperire ogni azione opportuna a tutela dell’ambiente»
Oltre ad una digressione sul contesto territoriale in cui si inserisce il progetto (l’area di «notevole interesse pubblico» è un’oasi di protezione individuata dal PUTT/p e in mare è anche presente il Posidoneito SIC), Legambiente sottolinea che «il Sia (Studio di impatto ambientale del progetto, ndr) non tiene conto delle previsioni del Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia (PTA, ndr)» e, dunque, «il progetto dell’intervento, dunque, non risulta conforme alle previsioni della pianificazione regionale di settore».
Se da un lato la previsione di scaricare con condotta sottomarina anche i reflui del comune di Bisceglie renderebbe più fruibile il litorale (ma il carico inquinante potrebbe ulteriormente danneggiare l’area), dall’altro «va verificata la compatibilità tecnica e ambientale di tale intervento con particolare riferimento allo scarico puntuale e concentrato di reflui prodotti». Ecco perché Legambiente ha richiesto immediati chiarimenti sul rispetto dei limiti imposti dal PTA.
Sotto esame anche la stazione di pompaggio su cui, ricorda Legambiente, si è già espressa la Soprintendenza per il Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bari, BAT e Foggia: «il manufatto edilizio dell’impianto di sollevamento ingombro che interferisce con la fruizione visiva del mare, oltre che alterare significativamente l’aspetto esterno del sito» e, quindi, «si prescrive lo spostamento in prossimità della strada SS 16 Adriatica, lato opposto alla costa, realizzando la condotta completamente interrata fino al mare». Prescrizione non recepita dal progetto.
Tra l’altro, «la collocazione della stazione di pompaggio all’interno dell’area protetta - ribadisce Legambiente - potrebbe indurre anche una perturbazione acustica con ripercussioni negative sia per l’avifauna che per i fruitori dell’Oasi».
In pratica, dovrà essere verificata la lunghezza della condotta (tratto off shore) per capire l’effettiva capacità autodepurativa del corpo idrico e l’incidenza ambientale dello scarico sull’ecosistema del Posidonieto SIC perché in caso d’interferenze rilevanti sarà necessario prevedere una condotta più lunga. Anzi, se la condotta non dovesse funzionare correttamente, secondo Legambiente sarà opportuno non concentrare gli scarichi idrici in un unico punto in battigia.
Inoltre, «in prossimità dell’impianto di sollevamento dovranno essere previsti pozzetti d’ispezione e monitoraggio dei reflui scaricati da ciascun depuratore», mentre «il diffusore di scarico della condotta dovrà essere segnalato con un sistema di boe galleggianti per impedire la balneazione, la pesca e le attività subacquee». Infine, se il tratto on shore dovrà essere completamente interrato e l’assetto dei suoli attraversati dovrà essere identico a quello ante operam, per Legambiente è necessario non solo adeguare tutti i depuratori alla normativa vigente per lo scarico dei reflui, ma anche attivare tempestivamente gli impianti di affinamento di Molfetta e Ruvo-Terlizzi.
Queste alcune delle osservazione del Circolo di Legambiente Molfetta. si attendono risposte dalla Regione Puglia o dall’AQP.
 
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Autore: Q
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