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Teatro, piccoli crimini coniugali  
15 gennaio 2007

Continua nella nostra città il sodalizio all'insegna della solidarietà tra l'A.N.F.F.A.S. e la Compagnia Teatrale “Il Camerino”, costituita da Marianna De Pinto e Jacopo Venturiero. Di scena stavolta, presso l'Auditorium Regina Pacis, l'atto unico di Eric-Emmanuel Schmitt “Piccoli crimini coniugali”. L'A.N.F.F.A.S., Associazione Nazionale Disabili Intellettivi Relazionali, che dal 1988 opera a Molfetta “per il benessere e la tutela delle esigenze dei portatori di handicap”, utilizzerà il ricavato della manifestazione per la concretizzazione di un sogno accarezzato da lungo tempo: la costruzione della “Casa dopo di noi”, struttura destinata a garantire il futuro di diversamente abili orfani o con genitori non in grado di sopperire ai loro bisogni. La corrosiva commedia di Schmitt si caratterizza come un percorso labirintico, all'insegna del paradosso. Sin dall'incipit “Piccoli crimini coniugali” assume gli elementi distintivi del giallo con venature psicanalitiche: l'affinità con il genere del “whodunit?” è tradita sin dalle prime battute dal fatto che Gilles (Jacopo Venturiero), il protagonista maschile, è per mestiere uno scrittore di polizieschi. Sullo sfondo di una scenografia che alterna la cura del dettaglio all'abbozzo surreale, dominata ossessivamente dal motivo delle foglie secche (simbolo forse dell'autunno, e quindi della deriva, di un amore), si consuma l'indagine di Gilles, alla ricerca della propria identità, spazzata via dall'amnesia causata da un 'incidente' domestico, non si sa quanto accidentale. Da buon investigatore, nella sua inchiesta Gilles è coadiuvato da un'aiutante, la bella e premurosa Lisa (Marianna De Pinto), sua moglie, testimone oculare dell'evento. Ci accorgiamo ben presto che la memoria coniugale è il filo conduttore della messa in scena: quella solo apparentemente smarrita da Gilles, quella mistificante di Lisa, che rimodella la personalità del marito secondo i propri desideri e dissimula i dettagli dell'incidente. Lo spettatore è così catapultato in un Inferno coniugale, in cui ogni quietante certezza è lentamente scardinata e l'istituzione matrimoniale stessa finisce col configurarsi come una sorta di associazione a delinquere, in cui vince chi prima seppellisce l'altro. Bravissimi gli interpreti (anche registi e artefici di ogni particolare della rappresentazione), che confermano l'ottima impressione già destata nello spettacolo “Il catalogo”, di scena l'anno scorso sempre in collaborazione con l'A.N.F.F.A.S. Jacopo Venturiero, attore romano diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “S. D'Amico”, tra gli interpreti di “Giorni da Leone” e impegnato anche nelle trasmissioni letterarie di Radio Rai 3, appare perfetto nel ruolo dell'intellettuale Gilles, cui conferisce tratti di snobismo e cinismo radical- chic, aria smarrita (e un po' imbranata), un che d'infantile alternato a sprazzi di primitivo sadismo. Sempre impeccabile Marianna De Pinto, molfettese, diplomata alla “Silvio D'Amico” e già interprete di lavori di Molière, Pinter, Churchill per le regie di Farau e Salveti. A partire dal mese di gennaio l'attrice sarà impegnata, con Venturiero, in “Un tram che si chiama desiderio”, lo splendido lavoro di Tennessee Williams (nel cast Paola Quattrini; a dirigere Lorenzo Salveti). La De Pinto tratteggia una Lisa enigmatica, inquieta perché terrorizzata dalla finitezza delle cose (di cui peraltro s'impegna ad accelerare la dissoluzione), depositaria di una sensualità algida, inibita dai sensi di colpa. Le dona una punta di nostalgia un po' bassaniana, e la malinconia impalpabile, ma chiaramente percepibile, di chi non si arrende alla fine d'un amore. Ne caratterizza egualmente bene l'indole svagata di voluttuosa figlia di papà, che emerge soprattutto nell'irresistibile scena in cui Lisa e Gilles ballano, in un'atmosfera da party rétro, ricordando il loro primo incontro. Alcune battute da manuale, come quella di Gilles che arriva ad ipotizzare, all'inizio della pièce, l'esistenza di una cosca di vedove, impegnate nel traffico illecito d'uomini affetti da amnesia. Una messa in scena di grande solidità, coerenza e finezza, che ci regala il sorriso di un imprevedibile happy end. In fondo anche i piccoli crimini coniugali sono utili a rinfocolare sentimenti sopiti e senza questa follia, che ha nome 'amore', saremmo tutti un po' più soli…
Autore: Gianni Antonio Palumbo
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