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"Taglie non conformate. Educare coscienze critiche", convegno de “La meridiana”
13 marzo 2004

MOLFETTA – 13.3.2004 E' iniziato, con un'intervista di Francesco Berto (formatore e consulente educativo per la famiglia presso il Comune di Venezia) a Francesco Saverio Borrelli (già capo della Procura di Milano), nel Seminario regionale di Molfetta il convegno “Taglie non conformate. Educare coscienze critiche” (nella foto, il logo del convegno), a cura della casa editrice “la meridiana”. Dopo un'apertura “non conformata” fatta di ricordi e immaginazione sullo slogan: “l'essenziale non si vede che col cuore, musica e teatro” (curata dall'associazione Jolly) è arrivato il momento dell'attesa intervista. Nell'insolita veste di intervistatore Francesco Berto spiazza subito l'intervistato e la platea con domande e racconti di bambini, che accompagnano il viaggio nella memoria del magistrato. La famiglia di forte tradizione giuridica è stata per il giovane Borrelli il primo luogo di formazione. Egli racconta il ruolo della figura paterna, ma anche, con schiettezza, come da liceale gli sia capitato di marinare la scuola prima di scegliere definitivamente la via degli studi giuridici. Borrelli ribadisce come la formazione sia legata ai consensi ma soprattutto ai divieti, occasione per riflettere sulle proprie scelte. Sottolinea che fra le piccole illegalità e le grandi ci sia un tessuto comune: “l'abitudine alla legalità se neutralizzata nelle piccole cose tende ad estendersi e a contagiare anche altri comportamenti che possono condurre all'illegalità”. In conclusione dalle parole del magistrato emerge l'importanza di far crescere i bambini grazie a un sano sistema di valori di cui devono farsi carico i genitori ma anche le istituzioni. Dopo la presentazione del convegno vero e proprio da parte di Elvira Zaccagnino, responsabile della “meridiana”, il prof. Arnaldo Cecchini, ha introdotto il tema “Dove nasce il senso comune” e i relatori Franco Cassano: “A tarallucci e vino. L'Italia delle maggioranze”; Daniele Novara: “Anime nobili e inutili. Le pedagogie delle minoranze “; Alberto Zucconi: “Ricomincio da me. Felici di cambiarsi per cambiare”. Il prof. Cassano (docente di sociologia della conoscenza all'Università di Bari) è partito dal momento storico in cui si vive, dalla classe dirigente, dalla capacità di fronteggiare le sfide, per arrivare ai processi di globalizzazione. Si contestualizza all'attuale maggioranza che governa l'Italia. La loro filosofia è principalmente lo smantellamento dell'idea del bene pubblico. Come? Attraverso la riduzione dei controlli pubblici. Ma, in questo modo, si va verso il declino di un paese. Franco Cassano, docente di sociologia della conoscenza all'Università di Bari, focalizza l'obiettivo sull'idea dell'interesse generale, concetto che “manca nella politica”. Prevale,invece, un liberismo che abolisce o riduce il pubblico a favore del privato. E questo è preoccupante! E' la nozione del senso comune che manca. Di contro si va verso lo smantellamento dei luoghi di produzione collettivi che determina la scomparsa di interessi comuni. Ma si denota altresì la difficoltà della costruzione di un'azione collettiva che richiede coraggio, forza, ed è rischiosa! Bisogna lavorare per la costruzione di un'Europa che aiuti a “ricostruire” un'idea di interesse comune. E non si deve avere nostalgia del passato, di uno stato etico. Educare i cittadini all'idea di interesse collettivo. Quindi, una classe dirigente che sappia parlare agli italiani con umiltà e fraternità, con tutti. Daniele Novara (pedagogista, direttore del Cppp di Piacenza) pedagogista, non pedagogo, come lui stesso ha precisato, pone le teorie prima delle pratiche. La “palude” è creata dalle pratiche. Le pedagogie minoritarie o “resistenziali” hanno cercato di realizzare qualcosa di elevato, che crea conflitti. Senza forzature, non criticità per forza. E' maleducato chi “non si comporta bene”, non chi magari sta davanti alla televisione per tante ore ed è “male educato”. Il vecchio cliché scolastico, educativo, LEZIONE-STUDIO-RIPETIZIONE, è superato. Dobbiamo ambire ad un'educazione come “sviluppo della capacità educativa”. E quindi ad una solidarietà educativa, tradendo il conformismo, la pigrizia. Ambire attraverso la conoscenza, che nasce dall'errore non dall'esattezza. La conoscenza che è conflitto, è problematizzazione, e nasce dal fare, dall'esperienza non solo dai libri! Alberto Zucconi (psicologo, docente di psicologia centrata sul cliente all'Università di Siena), si pone come obiettivo: “facilitare il cambiamento sociale”, attingendo gli strumenti dal campo della psicologia. Dobbiamo resistere, come le piante che sopravvivono a condizioni ambientali avverse. Più responsabili, più umanamente ecologici. E questa capacità di responso (responsabilità) si basa sull'autoconsapevolezza che la realtà è socialmente costruita. Siamo tutti costruttori della realtà. Spesso sprechiamo le nostre risorse per ignoranza, per cecità, e andiamo verso la devastazione dell'ecologia sociale. Fondamentale è la scuola, che “oggi è una tragedia². La scuola sarà efficace quando “non esisterà più l'insegnamento”, nel senso che l'obiettivo deve essere quello di “promuovere l'apprendimento². Promuovere lo sviluppo del potenziale umano attraverso la “responsabilizzazione”, il rispetto per noi stessi, per gli altri, per il mondo in cui viviamo. Ha concluso la giornata lo spettacolo teatrale: “Dimissioni dal sud”, regia di Gianluigi Gherzi. Cantieri Teatrali Koreja. Oggi il convegno prosegue, nella mattinata, con i laboratori per taglie non conformate, mentre nel pomeriggio, dalle ore 15, ci sarà una tavola rotonda, presieduta dal prof. Arnaldo Cecchini con Gustavo Pietropolli Charmet: “Sballarsi, svuotarsi, svitarsi. Il fascino della trasgressione”; Giovanna Leone: “Lanterne per lucciole. Perché il conformismo non si vede”; Roberto Farnè: “Rompete le fila. L'eresia del gioco”. In conclusione, alle 17,30 “Zapping. Cosa resta della coscienza”, dibattito con Vinicio Albanese, Giuseppe Moro, Paola Scalari.
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