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Sull'ordine pubblico il Consiglio Comunale non riesce a trovare l'unanimità Dopo l'accordo su un ordine del giorno condiviso trovato nella Commissione affari istituzionali, la proposta di due emendamenti da parte di Forza Italia spacca il Consiglio
31 ottobre 2006

MOLFETTA - Niente voto unanime ieri sera in Consiglio Comunale sull'ordine del giorno relativo alla questione ordine pubblico a Molfetta, anche su un tema così importante si è riproposto il muro contro muro di maggioranza ed opposizione. Eppure le cose sarebbero dovuto andare diversamente. Ricapitoliamo velocemente le puntate precedenti. Sette consiglieri di minoranza chiesero che la massima assise cittadina si esprimesse sull'emergenza legalità a Molfetta, proposero anche un ordine del giorno che dette origine nella seduta dello scorso 20 ottobre ad un animato dibattito, seduta aggiornata prima della votazione. Si arrivò, infatti, a maturare l'idea che su temi di così primaria importanza per la città non fosse accettabile che le istituzioni si dividessero e che si dovesse lavorare per una posizione condivisa. Si dette mandato, quindi, alla Commissione affari istituzionali di riunirsi, dibattere, smussare se possibile le differenze di vedute per arrivare ad un ordine del giorno che, in quanto frutto del lavoro di tutte le forze politiche, da tutte fosse poi votato. A quanto si è appreso dallo stesso presidente del Consiglio Comunale Nicola Camporeale in apertura della seduta di ieri, che riprendeva dopo l'aggiornamento proprio da questo punto, la Commissione ha svolto il suo compito, apparentemente con successo, e ben 13 capigruppo hanno approvato all'unanimità un ordine del giorno che i più si attendevano fosse semplicemente proposto al Consiglio e votato, senza ulteriore confronto. Troppo bello, evidentemente, e pure troppo semplice per la vita politica molfettese. Neppure il tempo di iniziare che ha chiesto la parola il consigliere di Forza Italia, Mario Amato proponendo che il testo licenziato dalla Commissione affari istituzionali fosse emendato da questi due periodi: - dato atto dell'efficace e tempestiva azione di tutela della comunità cittadina esercitata dal Sindaco e dalla Giunta anche con continui e sollecite relazioni inviate alla competente Prefettura; - constatata l'assenza di concreto interventi da parte delle concorrenti amministrazioni (Stato, Regione, Provincia) tesi alla risoluzione delle problematiche in premesso specificate. Emendamenti considerati subito una “provocazione” della minoranza, colta di sorpresa da questa scelta, dopo l'unanimità registrata nella Commissione. Una provocazione volta a dividere laddove si era lavorato per l'unità. “Sono emendamenti che scardinano l'intesa - ha ribattuto subito il consigliere della Margherita, Nino Sallustio - per di più privi di fondamento, visto che nell'aprile 2006 la Regione ha legiferato su iniziative volte a combattere la criminalità”. Concetto ribadito dal consigliere della Rosa nel Pugno , Nicola Piergiovanni, che ha citato una delibera della Provincia sul reinserimento di chi esce dal carcere. Tutti i consiglieri di minoranza hanno nei loro interventi respinto il senso politico degli emendamenti, chiedendo con insistenza che fossero ritirati, per permettere un'espressione unanime del Consiglio sulla vicenda ordine pubblico, come segnale da dare alla città, per farla sentire meglio garantita e rappresentata, un'unanimità già raggiunta nella Commissione, il cui lavoro sarebbe stato così delegittimato. “È desolante – ha affermato l'ex candidato sindaco Lillino di Gioia – voler fare una prova di forza basata sui numeri, uno sforzo di mediazione gettato alle ortiche”. Il consigliere Nicola Piergioivanni ha aggiunto: “Si capisce che non c'è volontà unanime di chiudere la partita e ne sono desolato”. “Volete stracciare l'accordo unitario”, è stata l'accusa del consigliere dei Democratici si sinistra, Mino Salvemini. Le ragioni per cui la maggioranza ha scelto di sconfessare il testo licenziato dalla Commissione, non sono state chiare fino all'intervento del consigliere di Forza Italia Giusi de Bari: “Il giorno dopo la riunione dei capigruppo è comparso sui muri della città un manifesto di attacco all'amministrazione a firma dei consiglieri di minoranza e vorrei sapere chi sono, perché non si sono firmati con nome e cognome, come mai non hanno indicato il nome della tipografia, per quale ragione hanno usato indebitamente il simbolo del Comune, un manifesto simbolo dell'illegalità; è averlo visto affisso che ha fatto cambiare idea al gruppo di Forza Italia”. Voci di corridoio dicono che sia stato lo stesso sindaco Antonio Azzollini a sobbalzare una volta tornato da Roma, vedendosi attaccato da questo manifesto, per di più con l'uso del simbolo del Comune, cosa che i consiglieri di minoranza hanno ammesso essere stato un errore, mentre per i contenuti hanno parlato di normale dialettica politica, che nulla ha a che fare con il confronto istituzionale avvenuto nella Commissione e con l'obiettivo di portare il Consiglio Comunale ad esprimersi all'unanimità. A favore dell'accoglimento degli emendamenti si è espresso anche Giovanni Mezzina, eletto nelle fila di Molfetta prima di tutto, mentre ha dichiarato di uscire dall'aula il consigliere Pino Amato, in quanto: ”Non è possibile dividersi sull'ordine pubblico, mi chiamerete quando vi deciderete a discutere di cose serie”. Si è votato sull'accettazione o meno degli emendamenti e la maggioranza ha fatto valere i suoi numeri, per cui questi sono entrati a far parte del testo dell'ordine del giorno, successivamente approvato con i 17 voti a favore della maggioranza e 7 contrari dell'opposizione, anche su questo voto Pino Amato è uscito dall'aula, seguito questa volta anche da Saverio Tammacco, consigliere de I Socialisti, in precedenza astenutosi. Prima del voto conclusivo e della definiva archiviazione di questo punto, il Consiglio si era espresso su quello licenziato dalla Commissione affari istituzionali e fatto proprio dal consigliere Sallustio, in quanto: “Sintesi della conferenza dei capigruppo, scevro da calcoli, frutto di un confronto sulla ricerca di soluzione, non vorrei che quel momento di unità fosse sprecato pretestuosamente”. Una decisione condivisa da tutti gli altri consiglieri di minoranza, ma che è servita a poco, visto che non ha raccolto i voti della maggioranza, pronta a convergere, come si è detto, su quello emendato.
Autore: Lella Salvemini
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