La politica dell’incertezza nella politica a Molfetta a circa 2 mesi dal voto. Analisi dei nuovi “ciambotti” e delle vecchie volpi del trasformismo locale
MOLFETTA – Mai tanta incertezza è esistita a Molfetta a circa due mesi dalle elezioni amministrative. La confusione è l’eredità lasciata dalle amministrazioni precedenti quelle etichettate da “Quindici”, come il “ciambotto”, nostra definizione di successo diventata subito molto popolare, essendo una sintesi efficace della situazione politica locale.
Lo scempio della politica molfettese, dovuto principalmente alle amministrazioni Tommaso Minervini – Saverio Tammacco, che hanno fatto terra bruciata in passato, imponendo liste civiche improbabili e personali. Queste scelte scellerate hanno danneggiato la città, producendo clientele politiche e spartizioni di poltrone, soprattutto grazie alla bassa qualità della politica e della classe dirigente. Una scelta voluta per condizionare la vita amministrativa attraverso il controllo dei soliti noti.
Molti amici ci chiedono di intervenire sulle vicende politiche locali, delle quali ci siamo occupati e ci occupiamo mensilmente sulla rivista “Quindici” in edicola, perché crediamo ancora nel valore della carta stampata, l’unica destinata a restare negli annali della città di Molfetta e a fare la storia della città, lasciando memoria alle future generazioni e agli studiosi.
Accogliamo, perciò, l’invito a far conoscere le nostre opinioni (essendo "Quindici" soprattutto un giornale di opinione) anche sul quotidiano on line, sia per la maggiore diffusione del mezzo digitale, di cui “Quindici” è stata la prima testata a utilizzare, oltre 30 anni fa, quando gli altri non esistevano, con l'obiettivo sia di allargare la platea dei suoi lettori, sia di colmare la distanza di 30 giorni da un mese all’altro e le evoluzioni quotidiane, soprattutto perché si accorciano i tempi della consultazione amministrativa.
Ebbene, cominciamo col dire che a destra non c’è nulla nel panorama politico locale: un insignificante partito Fratelli d’Italia, ancora poco rappresentativo e non presente in consiglio comunale e un altrettanto insignificante partito di Forza Italia che, dopo gli anni del sindacato di Antonio Azzollini e delle sortite stop and go della consigliera Carmela Minuto, al seguito degli spostamenti, secondo le convenienze politiche del suo compagno Bellomo tra il partito di Berlusconi e quello di Salvini, approdate ultimamente al carroccio, è ancora un soggetto misterioso, anch’esso legato all’ex senatore che potrebbe rianimarlo, scendendo in campo ancora una volta. Sarebbe anch’essa una lista civica a livello locale, mascherata dietro il simbolo del residuo berlusconismo?
Anche a sinistra si rischia di trasformare un partito politico, il Pd, in una lista civica (come abbiamo già sostenuto in passato), complice il solito Piero De Nicolo, uno dei campioni del trasformismo locale, come racconta la sua storia politica.
Il Pd prima era stato della partita, come unica forza organizzata (anche per fare da alibi e da copertura politica alla coalizione Minervini-Tammacco e coprire l’immagine poco edificante delle liste civiche, che hanno fatto crescere a dismisura l’astensione al voto) e poi, era uscito dalla maggioranza, sollecitato anche dai dirigenti provinciali e regionali per garantire almeno un’apparente coerenza (spiazzando Piergiovanni e Facchini, che non volendo fare retromarcia avevano preferito essere espulsi dal partito, continuando a sostenere il presidente Emiliano e qualche esponente del Pd: tutto fa brodo e copertura politica).
Ma alcuni canali sotterranei erano rimasti sempre aperti con i padroni delle liste civiche, dai Tammacco, agli Amato, allo stesso Piergiovanni e ad altri personaggi minori, detentori di pacchetti di voti, non legati a scelte politiche, ma a prospettive di gestione della cosa pubblica e soprattutto alla fedeltà al personaggio che le guidava.
Oggi in questi canali è ripresa a scorrere l’acqua inquinata del gattopardismo, per costruire una coalizione pasticciata, senza connotati politici, ma solo personali, con la partecipazione anche di esponenti della passata coalizione, sempre abili ad annusare l’aria per posizionarsi subito in vista di occupare le poltrone, portando all’incasso le cambiali politiche.
Questo è quello che sta avvenendo in questi giorni e che approfondiremo nelle prossime puntate di questa nuova fiction della politica locale, che non appassiona gli elettori, ma vede impegnati gli alchimisti locali nel “solve et coagula”, sciogliendo e decomponendo le vecchie alleanze (solve) per poi riaggregarle (coagula) in una nuova formula amministrativa dove dentro ci sia tutto e il contrario di tutto, senza vergogna e senza etica.
Nel frattempo non si parla di programmi. Di possibili candidati, invece, si discute, non ufficialmente per non bruciarli, ma solo nelle trattative segrete, dove vige la regola del “m’attocca e non t’attocca”, una nuova definizione alla base dei nuovi ciambotti che, rischiano di vanificare tutti i tentativi della società civile di riportare a Molfetta dignità politica e amministrativa.
Ne parleremo nelle prossime puntate di questa fiction politica che va in scena nei sottoboschi della politica molfettese.
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Autore: Felice de Sanctis