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Successo per "Una storia che non sta né in cielo né in terra" al Pulo di Molfetta
06 agosto 2011

MOLFETTA - La straordinaria flora del Pulo ha costituito l'essenziale scenografia della messa in scena di "Una storia che non sta né in cielo né in terra", tratto da "La sposa sirena" di Italo Calvino.
Il grande talento, l'espressività, la versatilità vocale di Daria Paoletta della compagnia Burambò, hanno dato vita alla miriade di personaggi che affollano la fiaba, che riprende una tradizione popolare diffusa nel territorio di Taranto e riscritta da Italo Calvino.
Lo spettacolo è nato per i ragazzi ma l'attrice, perfettamente padrona dell'arte di raccontare, è riuscita a catturare l'attenzione del folto pubblico, riuscendo ad evocare la storia e le emozioni che essa suscita.
I presenti sono stati trasportati in un magico mondo, popolato da marinai e popolane, re, sirene e fate, ascoltando, rapiti, le vicende di Marionna e Cataldo.
Tutto ha inizio con una festa, la festa del matrimonio di Marionna (nome nato dall'unione di Maria e Onda) e Cataldo (come il patrono del golfo di Taranto), due giovani bellissimi ma inesperti della vita. Sin da subito le "comari", le pettegole del paese, cominciano a mettersi all'opera, commentando la bellezza di Marionna, "eccessiva" per la moglie di un pescatore, costretto per lungo tempo in mare.
Infatti i lunghi mesi di attesa e solitudine, che pian piano si trasformano in anni, pesano alla giovane sposa che un giorno cede alle lusinghe del re, lasciando la sua casa. Ma il "sogno" dura poco: il re si stanca di lei e la riporta in paese.
Il grande amore di Cataldo, informato da un vicino, si trasforma in rabbia: porta Marionna al largo e la butta in mare. Destinata ad annegare, Marionna viene salvata dalle sirene e ribattezzata Schiuma. Nonostante tutto seguita ad amare il marito e quando questi, caduto in mare, rischia di essere trasformato in corallo dalle sirene, riesce a salvargli la vita e ad affidarlo ad una nave di passaggio.
Anche Cataldo si rende conto di amare ancora sua moglie e, pentito del suo gesto, vaga disperato, preda dei suoi rimpianti, sino a quando non giunge dinanzi al "Noce delle Fate", le quali gli propongono la soluzione: rubare il fiore più bello custodito dalle sirene.
Una serie di stratagemmi e colpi di scena porta al lieto finale che mostra una coppia di sposi innamorati e felici: a ogni errore, dunque, si può rimediare attraverso l'amore e il coraggio.
La natura, però, ha voluto esser protagonista della serata. Un gradevole "imprevisto" ha interrotto per qualche attimo la performance: un cucciolo di volpe ha fatto capolino tra i cespugli, mandando in visibilio il pubblico.
Subito dopo la rappresentazione, la scena è stata catturata da una dolcissima civetta che, dopo le cure ricevute presso il centro di recupero del Wwf Molfetta, è tornata a volare nel suo habitat.
L'iniziativa "Nel grembo della grande madre. Estate al Pulo di Molfetta", organizzata dall'associazione consortile Polje si avvia, intanto, alle ultime battute. Questa sera Il Carro dei Comici porterà in scena "L'eretico furore", dedicato alla controversa figura del filosofo nolano Giordano Bruno: un inno alla ricerca della Verità, "sacrificando il tempo della scena al tempo della luce; barattando il transitorio coll'immanente, la comodità dell'obbedienza con le fiamme dell'Idea".

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