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Straordinaria serata a Molfetta con Fabrizio Gifuni che legge Pasolini al Festival di Teatro civile
28 luglio 2015

MOLFETTA - Un realismo magnetico messo in scena con la sola forza delle parole e della lettura ad alta voce. Si rievocano gli spazi di una Roma immiserita dopo la Seconda Guerra Mondiale e i corpi dei ragazzi delle borgate romane. Sulla scena soltanto lui: Fabrizio Gifuni. Le parole, invece, quelle di Pier Paolo Pasolini da “Ragazzi di vita”.

Continua nel migliore dei modi la prima edizione del Festival molfettese“Il Teatro è Civile (o non è)”. L’attore romano ha calamitato l’attenzione del numeroso pubblico per tutta la durata dello spettacolo in Piazza delle Erbe, gremita. Uno spettacolo a cui la stessa città non è abituata.
Attraverso la lettura di passi scelti dell’opera pasoliniana, Gifuni ha restituito vita e ha ridato corpo al mondo dei ragazzi delle borgate romane, alle logiche sociali e comunicative diverse dalla realtà alla quale siamo abituati; dimostrando quanto quelle parole siano rimaste indelebili all’usura del tempo. In occasione del quarantesimo anniversario della morte di Pasolini, Gifuni riesce a mettere in scena quel mondo che affascinava tanto il poeta friulano, tanto primordiale e vicino alla natura umana, quanto invisibile agli occhi dei più. La lettura è riuscita ad aprire le maglie del racconto e a far riemergere soprattutto la lingua come elemento identitario di una realtà sotto-proletaria che appartiene al Riccetto, al Borgo Antico, al Caciotta, al Lenzetta, al Begalone e a tutti gli altri protagonisti.
La voce di Gifuni ha trasportato tutti “dentro” le giornate di questi giovani, ha restituito il comico, il tragico e il grottesco di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si muove verso il centro, in un percorso che è anche un rito di passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza. Un teatro che crede nella potenza della sua mimesi, senza orpelli o grandi scenografie, ma con la parola. Per un lavoro così attento e prezioso, Gifuni ha studiato molto Pasolini e prima di lui anche Gadda, non a caso due autori che hanno svolto un lavoro decisivo per la lingua italiana.
Presenti, nel pubblico, oltre al sindaco Natalicchio, che ha definito Gifuni il più grande attore teatrale d’Italia, anche la Prof.ssa Lucilla Albano, moglie di Giuseppe Bertolucci, che ha consentito l’intitolazione del primo concorso di scrittura teatrale al grande regista e i membri della giuria Graziano Graziani e Concita De Gregorio.
Il campo magnetico creatosi tra l’attore e gli spettatori, molto intenso e concentrato, ha mantenuto viva l’attenzione del pubblico ed è stato racchiuso da un metaforico abbraccio dell’attore Gifuni, a spettacolo concluso. Molfetta riscopre, così, un teatro diverso da quello storicamente consolidato, come il genere della commedia in dialetto, ma che riscuote ugualmente un grande successo e interessa non pochi cittadini.

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Mongelli
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