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Storie di ordinaria burocrazia
15 settembre 1999

Caro direttore, consentimi di raccontare a te e ai lettori di QUINDICI una piccola storia estiva di “ordinaria burocrazia” che meriterebbe la penna di Andrea Camilleri. Da almeno tre mesi a questa parte, tutti i giorni aprendo i miei balconi su Piazza Vittorio Emanuele, non potevo non sentirmi inquieta alla vista della fontana pubblica, di fronte agli stessi, che continuava a perdere acqua a getto continuo dal rubinetto e da un foro supplementare che qualcuno di buona volontà aveva inutilmente cercato di tappare. Ho segnalato il guasto all’acquedotto e, come me, lo han fatto in varie riprese altri contribuenti che vivono o lavorano nella piazza. La risposta è stata che l’Acquedotto non aveva competenza in materia essendo un problema del Comune. Segnalazione al Comune: promesse. Ho parlato poi con due vigili al comando della Polizia Municipale che avevano già segnalato il guasto e in più, uno di loro in mia presenza, ha telefonato a non so quale ufficio. Venti giorni fa ho chiamato la Multiservizi, dopo aver inviato un bollettino di c/c ad una organizzazione missionaria con un’offerta per scavare un pozzo per gli abitanti vicini alla Missione di Mnamba-Mbui (nell’ex Zaire) costretti a fare chilometri ogni giorno per un secchio d’acqua. Promessa di intervento immediato. Dieci giorni fa sono passata dalla sede del W.W.F. di cui sono socia chiedendo sostegno per la mia piccola battaglia della “fontana malata” e un simpatico giovane mi ha detto di aver già segnalato il fatto di sua iniziativa. Ieri, 23 agosto, passando davanti al comando dei vigili, ho pensato di rivolgermi al comandante, Maggiore De Pinto, appellandomi alla sua sensibilità, dimostrata nei suoi viaggi per portare aiuti alla popolazione albanese. Il Comandante, in mia presenza, nonostante gli evidenti, pressanti impegni della mattinata, ha fatto una decina di telefonate ai vari Enti. Ne è risultato quanto segue: 1) le fontane situate nei parchi pubblici sono di competenza del Comune, le altre di competenza dell’Acquedotto, ma qualunque intervento di riparazione deve essere autorizzato dal Comune; 2) per queste ultime l’ufficio incaricato deve adottare una determinazione che deve essere approvata in giunta. Insomma per una riparazione che comporterebbe il tempo di una telefonata e poche decine di migliaia di lire di spesa bisogna fare dei giri lunghissimi. Non sarebbe tanto più semplice stanziare una somma per le spese di ordinaria manutenzione e lasciarle a disposizione dell’ufficio competente che potrebbe attingervi quando se ne presentasse la necessità? L’idea non è mia e altrove lo fanno. Fra l’altro, nel caso specifico, questa non è l’unica fontana di Molfetta che continua a sprecare acqua. Stamattina, 24 agosto, noto con piacevole sorpresa che la fontana è stata riparata con encomiabile tempestività dopo l’intervento del Maggiore De Pinto. Il mio grazie al Comandante, a te e alla redazione di “Quindici” l’augurio di una buona ripresa dopo la pausa estiva e i miei più cordiali saluti. Marisa Carabellese Cara Marisa, pubblico volentieri la tua lettera che è sintomatica di una situazione generale di disagio del cittadino di fronte a una burocrazia che è un mostro di inefficienza e arroganza. E’ nota la mia posizione critica verso i burocrati (ho scritto articoli di fondo anche sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” su questo tema) i quali con la loro incapacità provocano anche perdite economiche reali non fittizie come quelle che qualche personaggio si diletta a contare per riempire il tempo, invece di indagare su chi ha creato quella burocrazia inefficiente, che oggi viene anche premiata con incentivi. Anch’io mi sono rivolto al comandante (forse è diventato, suo malgrado, una …specie di vicesindaco?) che si è subito adoperato sollecitando qualche ufficio comunale. Attendo ancora che i disservizi segnalati siano risolti. Sono stato meno fortunato di te. E poi c’è chi attacca sistematicamente la “Multiservizi” (che altri ci copiano) che avrà anche molte pecche, ma almeno ti cambia subito la lampadina della strada, senza aspettare una gara d’appalto, che tra l’altro decuplica il costo dell’intervento. Questo sì sarebbe uno spreco! Occorre far cambiare mentalità e cultura ai dipendenti pubblici: devono capire che sono al servizio del cittadino e non viceversa. A tal proposito, ti consiglio di leggere la lettera che segue. La “trasparenza postale” Caro Direttore, una semplice curiosità: l’altro giorno ero all’Ufficio postale di Molfetta centro, naturalmente in coda ad uno sportello e, nell’attesa, ho provato ad ammazzare il tempo guardandomi intorno. Ho notato una cosa che mi era sfuggita prima: gli impiegati postali “finalmente” avevano un cartellino di riconoscimento. Ma il mio compiacimento è durato poco. Appena è arrivato il mio turno e ho potuto vedere da vicino il suddetto cartellino ho notato che c’era solo la foto, ma non il nome: forse era scritto sul retro? Mi chiedo: a cosa serve un cartellino di riconoscimento se manca il nome? La foto non serve a nulla, perché l’impiegato è visibile. E’ il nome che interessa all’utente sia per conoscere il proprio interlocutore (quando ci si parla, ci si presenta) ed anche per un’eventuale protesta e un corretto rapporto di reciprocità (l’impiegato conosce il nome dell’utente: lo legge dal bollettino di c/c, dal libretto della pensione ecc.). Alla faccia della trasparenza! Cortesi saluti Antonia de Gennaro Cara Signora, siamo d’accordo con lei. E’ un malcostume. Giriamo la sua domanda al direttore dell’Ufficio postale.
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