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Storia di Piero e delle automobili scomparse
15 marzo 2009

Nei giorni scorsi il noto programma televisivo di Canale 5, “Striscia la notizia”, con un servizio di Fabio e Mingo ha parlato di una ex concessionaria di Molfetta, la Fiat Dinauto e del suo titolare che avrebbe promesso di vendere automobili ad alcuni clienti, vetture, che non sarebbero state consegnate, malgrado il versamento di un acconto. Abbiamo contattato una di queste persone di Molfetta, vittime di questa presunta truffa, che ci ha raccontato la sua storia, che vi proponiamo direttamente dalla sua penna. Stanco di condividere con me l'uso dell'automobile, mio figlio espresse l'intenzione di comprare una vettura tutta per sé. Ci recammo insieme alla concessionaria di Molfetta, da dove nel 1970 ero uscito guidando la mia prima auto nuova. Fui benevolmente impressionato dall'accoglienza del titolare, un certo Piero, che ci sorrideva parlando e ci parlava sorridendo. Tra le varie proposte, optammo per l'acquisto di un'autovettura a chilometro zero del costo di 9.800 euro più altri 150, pari a metà del costo del passaggio di proprietà. Il 14 ottobre dello scorso anno mio figliò firmò il contratto e staccò un assegno postale di 3.000 euro quale deposito cauzionale. Contestualmente ci fu consegnata la fotocopia del libretto di circolazione e la richiesta di trascrizione dell'atto di vendita che doveva essere effettuata a cura di un'agenzia di Monopoli. L'auto ci sarebbe stata consegnata nel giro di una settimana, il tempo necessario per l'espletamento delle pratiche. Nel frattempo avremmo dovuto stipulare l'assicurazione per la responsabilità civile, cosa che facemmo subito. Trascorsa una settimana telefonai a Piero il quale rispose che l'auto sarebbe stata pronta il giorno dopo, perchè avevano avuto problemi nel montare l'antifurto. Telefonai il giorno dopo e mi fu risposto che v'erano stati problemi nel montare l'autoradio ma che con ogni certezza l'auto sarebbe stata pronta il giorno dopo. Il giorno dopo mi fu risposto che bisognava montare le targhe e che la macchina sarebbe stata pronta il giorno dopo. Il giorno successivo l'auto non era pronta perchè non era ancora pervenuto il passaggio di proprietà che comunque sarebbe arrivato l'indomani. Risparmio le successive motivazioni, alcune fantasiose, propinatemi quotidianamente per giustificare la mancata consegna. Quando feci notare che il ritardo della consegna dell'auto ci aveva fatto pagare a vuoto un mese di assicurazione, Piero, sfoggiando un sorriso più smagliante di quello che vediamo abitualmente sul volto del nostro “premier” rispose serafico: “Vedremo di abbondare nella consegna di gadget”. Nel frattempo mi erano giunte voci di persone che si erano trovate nella nostra situazione e che dopo aver versato un congruo anticipo avevano avuto l'auto con notevole ritardo o l'aspettavano ancora. La mia fiducia “candidiana” cominciò a vacillare. Caddi in depressione, guardandomi allo specchio avevo la sensazione che qualcuno ridesse alle mie spalle. Andando a spasso mi sembrava che il vocio dei pappagalli si riferisse a me e significasse: “gonzo, gon-zo”. Contattammo telefonicamente la sede centrale della società automobilistica e apprendemmo che dal 22 ottobre era stata revocata la concessione a Piero. Telefonai all'agenzia di Monopoli per chiedere spiegazione sui motivi del ritardo della trascrizione del passaggio di proprietà e mi fu risposto, dopo la consultazione del computer, che nessun incarico in merito era stato loro conferito. Imbestialito la mattina seguente mi recai da Piero e vi lascio immaginare cosa gli dissi. La reazione di costui fu pari a quella di Franti, descritta nel libro Cuore, quando lo rimproverarono: “tu uccidi tua madre”. Nel corso delle quotidiane peregrinazioni presso la concessionaria di Piero mi accorsi che il numero delle autovetture presenti nel piazzale era progressivamente diminuito fino ad arrivare al numero di una. Mi sorse il dubbio che costui mi avesse venduto una macchina inesistente e chiesi di vederla. “Nessun problema”- rispose Piero- solo che l'officina dove era riposta la macchina era chiusa dato che era sera e i dipendenti avevano cessato di lavorare. L'indomani di buon mattino mi precipitai dal concessionario e gli dissi che non me ne sarei andato se prima non avessi visto l'auto. Costui replicò che l'auto non c'era più ed era stata trasferita presso la sede dell'Autoparco A..., a una ventina di chilometri, per la manutenzione. Alle mie insistenze Piero incaricò Michele, l'unico meccanico presente, di condurmi presso la sede dell'Autoparco, ove effettivamente fu individuata un'autovettura il cui telaio corrispondeva all'auto che avevamo acquistato, priva di targhe, di antifurto, con l'autoradio in dotazione già incorporato. Il dipendente dell'Autoparco mi disse che avrebbe messo a punto l'auto, di ritornare il lunedì successivo per il ritiro e di pagare il saldo della somma con assegno circolare intestato non a Piero ma all'Autoparco che era l'effettivo proprietario del veicolo. “O sorte benedetta, o infame che sono - pensai, - per aver dubitato di una così brava persona”. La notte non dormii per il rimorso. Il giorno dopo ricevetti una telefonata dallo stesso funzionario che mi informò che Piero si era trattenuta la somma da noi versata a titolo di caparra, per cui fino a quando non avesse restituito tale importo, potevo scordarmi di ritirare l'auto. Del contenuto dei colloqui che ebbi i giorni successivi con Piero, delle argomentazioni giuridiche da me usate con l'Autoparco circa l'obbligo di consegnarmi l'auto, e come andò a finire la storia, vi dirò un'altra volta.
Autore: G. P.
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