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Stefania Craxi presenta a Molfetta la raccolta di scritti del padre: agiografia a senso unico che offende la verità storica Invitata dall'associazione Le amiche delle amiche presso il Museo diocesano, Stefania Craxi ha celebrato il padre cancellando in un colpo solo la vergognosa stagione della corruzione diffusa: “ Berlinguer non è mai stato uno statista, mio padre sì. Voleva bene all'Italia, l'ha fatta grande ma è morto solo e dimenticato rovesciato da un complotto internazionale. Ora serve il ritorno alla verità. Dopo di lui i socialisti sono andati con Berlusconi, perché non ci ha dimenticati”
08 marzo 2015

MOLFETTA - Lo statista geniale e spregiudicato, il seminatore di benessere e progresso, il politico raffinato e disinvolto dalla sovrumana potenza visionaria, il socialista schietto e pragmatico protagonista di mille battaglie, l'anticipatore  capace di leggere le epocali trasformazioni socio-politiche dei nostri giorni (primavere arabe e Isis comprese) decenni prima degli altri. E ancora: il padre della cultura politica mediterranea, l'europeista convinto conscio che di lì a poco sarebbe nata l'Europa delle banche e della finanza soffocante, il costituzionalista brillante consapevole della necessità di cambiare la costituzione italiana nel senso di un sano presidenzialismo. E poi le “lobby politico finanziarie internazionali” che arrivano e lo rovesciano, infangando la sua memoria e costringendolo alla morte da esule ad Hammamet a fissare il mare sognando l'Italia. E sullo sfondo di tutto Silvio, l'amico, il leader onesto e capace che ha avuto la lucidità di riconoscere la grandezza del grande segretario socialista, che ha avuto la forza e il coraggio di riabilitarlo.

L'ora e mezza di agiografia di Bettino Craxi in salsa nord coreana andata in scena presso il Museo Diocesano ieri pomeriggio, alla presenza di una decina di persone (foto), in occasione della presentazione del libro “Io parlo e continuerò a parlare” che raccoglie gli scritti di Bettino Craxi tra gli anni 1994-1999 ed è stato discusso alla presenza della figlia, l'onorevole Stefania Craxi, è stato un impasto ora grottesco, ora comico, ora surreale, di bizzarre, imbarazzanti, arbitrarie ricostruzioni storiche che si sono mosse sul crepaccio della fantascienza politica e che avrebbero senza dubbio fatto l'invidia del miglior Asimov.
L'incontro organizzato dall'Associazione “Le Amiche delle amiche”, ha visto la partecipazione di Maddalena Pisani e del giornalista Gianluca Battista che hanno gagliardamente incalzato l'onorevole Craxi su ombre e criticità dell'illustre padre. E mentre la Pisani ha proposto interessanti piste d'analisi politica (“suo padre scriveva: non riesco a fermarmi e ad essere felice. Che ne pensa?”), Battista insinuava dubbi sulla carriera dello “statista” (“non si sono dubbi che sotto Craxi l'Italia ha vissuto anni di boom economico. E' stato un grande statista”). Era stata annunciata anche la presenza del consigliere comunale della corrente minoritaria del Pd di Molfetta Annalisa Altomare, come intervistatrice. Ma, forse, all’ultimo momento ha preferito prudentemente e saggiamente disertare un incontro imbarazzante.
L'immagine rievocata di continuo è quella di Bettino, solo e annerito dalla solitudine, abbandonato sulle coste tunisine mentre sconsolato fissa il mare e sogna l'Italia ingrata e dimentica eppure amata fino all'ultimo. La fine quindi, ma anche i successi e i trionfi di una carriera inimitabile narrati da Stefania con spedito piglio narrativo: l'eurosocialismo, il boom economico, il Mediterraneo come terreno fertile di incontro e scambio tra le civiltà europee, il mediatore politico instancabile, il primo ministro indimenticabile ma anche il lucido analista politico.
L'Europa dell'austerity? Bettino l'aveva vista già vent'anni fa: “lo disse: per noi l'Europa sarà nei migliori dei casi un limbo, nei peggiori un inferno”. Stessa cosa per Isis e terrorismo “papà è stato un amico di molti Paesi dalla differente cultura. Sapeva leggere le più diverse situazioni”.
E la politica estera, vogliamo dimenticarla? Quella spigliata e autoritaria che strappava applausi in tutto il globo? Un genio irraggiungibile. “Papà gli ultimi tempi non dormiva più: era preoccupato, tormentato per la fine che avrebbe fatto l'Italia. Ha sempre amato pazzamente questo Paese”.
E' chiaro quindi che il paragone con Enrico Berlinguer non può in nessuna maniera reggere: “Berlinguer è stato un grande politico di sinistra ma non era riformista bensì conservatore e per la verità non è stato uno statista, nella maniera più assoluta, perché uno statista fa gli interessi del proprio Paese e non di Paesi stranieri. Papà invece sì, uno statista. Diciamolo: dopo Craxi non c'è stato nessuno statista della sua caratura” (e l’amico Berlusconi, che si considera il più grande statista del secolo?, ndr).
I successi dunque e poi le invidie, i complotti, quindi la caduta. Era diventato troppo scomodo Bettino. Stefania ci ricorda  del complotto internazionale che porta a Tangentopoli: “è stato affondato da poteri nazionali e internazionali legati al mondo della politica e della finanza. E' morto solo e mi piace ricordare le sue parole: l'Italia mi manca, spesso mi commuovo. Io la sento, la vedo e chissà se la potrò rivedere!”.
La carrellata agiografica si è conclusa con un appello a favore di Silvio Berlusconi: “i socialisti sono ancora tanti in Italia e molti dopo Craxi hanno deciso di votare il centrodestra e questo è chiaro: da una parte c'è Berlusconi che per i 15 anni della morte di Craxi lo ha ricordato come un grande statista la cui persecuzione è stata definita vergognosa, dall'altra una sinistra che non ha perso occasione per infangarlo. Per questo è facile capire da che parte stare” (messaggio chiaramente elettorale, ndr).
Si è detto tutto quindi, nulla sui processi. Bettino Craxi è stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti “per morte del reo”. Il processo All Iberian ha fatto emergere un giro di tangenti finito su conti personali di Craxi gestiti da quattro prestanome, per un totale di 150 miliardi di lire. Leggiamo nella sentenza All Iberian confermata in Cassazione che Craxi “è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi”.
E ancora: “Craxi riepilogano i giudici – dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva Roma Cine Tv (di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di lire” ( per chi volesse approfondire: http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-bottino-di-bettino-come-e-quanto-rubava/).
Possiamo capire le velleità riabilitative di Stefania, perché un padre resta sempre e comunque tale, ma lei altrettanto capirà tutto il nostro ribrezzo per un sistema che ha spolpato l’Italia, saccheggiandola e precipitandola negli abissi oscuri della più crudele e degenerativa malattia italiana: la corruzione.
E quindi di certo non si sdegnerà se noi, quelli che credono che Craxi sia stato un corrotto latitante e non un esule perseguitato, continuino a preferire di gran lunga il “conservatore” Enrico Berlinguer.

© Riproduzione riservata

Autore: Onofrio Bellifemine
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