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SPECIALE REFERENDUM. Molfetta in calo rispetto alla media italiana: alle 22 aveva votato il 33,3% (Italia 41%)
12 giugno 2011

MOLFETTA - Si sono concluse le operazioni di voto a Molfetta per i 4 referendum: 1 sull’acqua (conferimento della gestione dei servizi pubblici locali) e 2 (adeguata remunerazione dell’investimento idrico), 3 sul nucleare e 4 sul legittimo impedimento.
Risultato dolceamaro per Molfetta, che nella prima rilevazione si era mantenuto in linea con la media nazionale dell’11,6 per cento, alle ore 19 ha avuto una media del 23,6%, in calo rispetto al dato nazionale che ha registrato il 30%. Mentre alle ore 22 con la chiusura dei seggi la percentuale è salita a 33,36% per cento, ma sempre più bassa di quella nazionale che è stata superiore al 41% (quasi quadruplicata rispetto alla rilevazione delle 12). Non una delle percentuali maggiori nella storia dei referendum alla rilevazione delle 22, ma la più alta rispetto agli ultimi, a indicare l’interesse rivolto dall’italiano al problema dei beni comuni.
 
Delusione per la Puglia (che in serata ha recuperato il ritardo chiudendo alle 22 con il 36,1%), nonostante sia stata una delle Regioni capofila nella storica raccolta firme dell’anno scorso per il referendum. La Provincia di Bari si è attestata al 37,88%.
Secondo i dati, sono le Regioni settentrionali a registrare le maggiori percentuali, un dato in controtendenza rispetto alle previsioni. Uno schiaffo alla Lega Nord e al Pdl, che proprio nel Nord hanno le loro basi logistiche e i loro maggiori sostenitori.
 
«Quorum sempre più vicino», il commento a Quindici del Comitato Acqua Bene Comune di Molfetta. Entusiasmo, ma anche attesa, perché secondo le previsioni la percentuale nazionale alle 22 sarebbe dovuta essere del 43%.
Chiuse le urne alle 22, la prima giornata di voto è andata. Si potrà esprimere la propria referenza anche domani, recandosi ai seggi dalle 7 alle 15. Intanto, alcuni hanno segnalato a Quindici non solo delle disfunzioni nell’organizzazione di alcune strutture adibite a seggi elettori, soprattutto nei confronti dei disabili (ad esempio, assenza di pedane per il transito delle carrozzelle), ma, ancor più grave, la presunta presenza ai seggi dei sostenitori dell’astensione e del “no”.
 
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Autore: Q
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