MOLFETTA – Cominciano le analisi e le strategie politiche ed elettorali in vista del ballottaggio che si terrà a Molfetta fra 15 giorni, il 9 e 10 giugno, per l’elezione del sindaco, in quanto nessuno dei candidati è riuscito, infatti, a superare il 50% dei voti.
Ricordiamo come si è chiuso il primo turno: Ninni Camporeale 17.087 voti (46,67%), Paola Natalicchio 12.064 (32,95%); Bepi Maralfa 3.229 (8,82%); Pino Amato 1.928 (5,27%); Gianni Porta 1.617 (4,42%); Antonio de Robertis 685 (1,87%).
Al di là delle conferme di alcuni personaggi locali, dei signori delle tessere e di qualche gestore di clientele del centrodestra, di qualche “clan”, c’è stata la conferma che a Molfetta il voto di scambio, i buoni benzina, i compensi ai rappresentanti di lista, le cene a gogò e i viaggi premio, pagano. Un elemento inquietante sulla cultura che prevale in una città che vantava bene altre tradizioni morali fino a una quindicina di anni fa.
Grande delusione nel centrodestra che vantava già il 54% dei voti e la vittoria al primo turno, come dichiarato pubblicamente dal sen. Antonio Azzollini.
Il centrosinistra ha leggermente migliorato le posizioni rispetto alle politiche, confermando il suo bagaglio elettorale.
La novità, peraltro ampiamente prevista da “Quindici”, in questa consultazione è stato il tonfo del Movimento 5 Stelle che è passato dai quasi 6.000 voti delle politiche, ad appena 600 voti, smentendo anche le previsioni di qualche politico e osservatore locale che dava ai grillini almeno 4.000 voti. Ma il crollo era facilmente prevedibile, soprattutto a livello locale per la presenza di candidati molfettesi in tutti gli altri partiti e per il voto di scambio, ma anche per colpa della politica nazionale di Beppe Grillo che ha impedito ogni accordo di governo e ha preferito continuare nella più comoda posizione di opposizione urlata a tutti, senza costruire un’alternativa e rafforzando invece Berlusconi.
C’è stato il voto disgiunto (al candidato sindaco dell’altra coalizione) che Camporeale temeva. E infatti Paola Natalicchio ha avuto 1.300 di voti in più delle sue liste, mentre Camporeale ne ha avuti 947 in meno. Insomma, una vera bocciatura da parte di molti elettori di centrodestra per il loro candidato sindaco, che non è riuscito ad essere “pompato” più di tanto (come efficacemente rappresentato nella vignetta della rivista “Quindici” in edicola) da Antonio Azzollini, che sembra in calo di consensi come ha dimostrato la perdita di oltre 8.000 voti alle politiche. Insomma, il senatore azzurro ha stancato pure i suoi elettori.
La partita ora si riapre e la vittoria non è scontata per nessuno, nemmeno per Ninnì Camporeale che ha raggiunto il 46,67%. Infatti la sua percentuale si ferma qui e non è detto che resti così alta, una volta venute meno le liste collegate e i candidati che trascinano consensi.
Paola Natalicchio, invece, dal suo 32,95% spera di poter raggiungere il 48,06% con la somma dei voti delle altre liste, tranne quelle di Pino Amato dell’Udc che qualcuno dà già per accasato con il sen. Antonio Azzollini e con il centrodestra. Ma che potrebbe essere l’ago della bilancia.
Con l’abbinamento con l’Udc, infatti, Camporeale raggiungerebbe il 51,94%, mentre se Amato si schierasse con il centrosinistra, la Natalicchio otterrebbe al ballottaggio ben il 53,33%.
Ma questi sono calcoli solo matematici sulla carta. La realtà è completamente diversa e più complessa. E gli interrogativi sono tanti.
Sceglierà Amato di tornare con Azzollini, la Minuto (la grande traditrice) e altri personaggi contro i quali si è scagliato anche in campagna elettorale?
Sceglierà la Natalicchio di accettare i voti di Amato, in nome della realpolitik per battere definitivamente Azzollini e il suo sistema di potere e avviare il cambiamento? Ma questo appare molto improbabile, per la scelta netta della Natalicchio di rifiutare l’accordo con Amato.
Ma soprattutto, le altre forze di sinistra, da Rifondazione comunista con Gianni Porta che, negli ultimi giorni della campagna elettorale, ha avuto un comportamento assurdo lanciando accuse infamanti perfino contro il Pd (mai venute fuori durante la sua opposizione quando era consigliere comunale), alla lista civica “Linea Diritta” di Bepi Maralfa che sembra più possibilista, a Antonio de Robertis del Movimento 5 Stelle che, se continuerà la politica nazionale di Grillo di non fare accordi con nessuno, continuerà a sbagliare e a scomparire anche a Molfetta, dove la sua presenza è già insignificante.
Nei prossimi giorni i candidati si incontreranno e si confronteranno, si spera, anche con gli elettori per capire quali possibili strategie adottare in vista della partita finale che si giocherà fra 15 giorni.
L’altro fenomeno da registrare, come “Quindici” ha anticipato ieri, potrebbe essere quello dell’anatra zoppa, perché il consiglio comunale potrebbe essere a maggioranza di centrodestra, anche in caso di vittoria della Natalicchio al ballottaggio. E questo perché le liste di centrodestra avrebbero superato il 50% e quindi si aggiudicherebbero 13 consiglieri su 24 anche in caso di vittoria del centrosinistra, che non potrebbe valersi del premio di maggioranza.
Ma il condizionale è d’obbligo. Infatti, c’è già il precedente di Cagliari, dove il Consiglio di Stato ha bocciato questa interpretazione della legge. C’è infatti da considerare che, secondo i dati del Ministero dell’Interno, la percentuale calcolata sui voti validi al candidato sindaco Camporeale raggiunge solo il 49,25 cento e quindi non supera il 50 per cento e quindi il premio di maggioranza resta al candidato vincente al ballottaggio.
Insomma, la partita è tutta aperta, come conferma la delusione negli ambienti di centrodestra e l’ottimismo in quelli del centrosinistra, già soddisfatti per aver sottratto la vittoria al primo turno agli avversari che la davano già per scontata.
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