Scultura Sociale e Transrealismo: la performance letteraria di Francesco Guadagnuolo per il quarantennale di Beuys nell’Orto Botanico a L’Aquila
In occasione del quarantennale della scomparsa di Joseph Beuys, l’artista Francesco Guadagnuolo rompe i confini del dialogo artistico tradizionale. Attraverso un testo-performance che unisce arte, botanica e metafisica, Guadagnuolo propone uno scritto letterario transrealista che riattiva la “Scultura Sociale” nel presente
Che cos’è oggi l’eredità di Joseph Beuys? Può una mostra d’arte contemporanea trasformarsi in un’esperienza ontologica? Il 30 luglio 2026, l’Orto Botanico di Collemaggio dell’Aquila, ha inaugurato la mostra collettiva “Germogliati semi. Omaggio a Joseph Beuys (1921-1986)” (a cura di Antonio Gasbarrini e Mariano Cipollini per il MuBAq) progetto inserito nel programma di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. La mostra è visitabile sino al 5 settembre 2026, orari: Lunedì - Venerdì, dalle 10:00 alle 18:00.
Tra le opere esposte spicca l’innovativo ritratto che Francesco Guadagnuolo ha dedicato al Maestro tedesco, dove il volto di Beuys dialoga con i frammenti anatomici del ciclo “I luoghi del corpo”.
Ma l’omaggio di Guadagnuolo non si ferma all’opera pittorica. L’artista ha scelto di tradurre l’impatto concettuale dell’evento in un lucido esperimento di scrittura transrealista. Quello che segue non è un racconto, né una fredda recensione, ma una performance letteraria: un dialogo impossibile tra due visioni dell’arte come forza viva, metamorfosi e cura del mondo.
PROEMIO - L’Incontro: la materia si fa segno
L’Aquila respirava un silenzio denso, sospeso. All’Orto Botanico, mentre gli ultimi visitatori della mostra “Germogliati semi” lasciavano i viali, ho scelto di restare solo. Volevo che la natura parlasse senza l'interferenza delle voci umane.
Varcato il cancello, l’aria estiva è diventata una soglia percettiva. È in quel momento che la realtà ha accettato di farsi attraversare. Il ritratto di Beuys, esposto tra la vegetazione, ha smesso di essere una superficie bidimensionale. I segni rossi sulla tela - vettori di energia e trasformazione - hanno iniziato a vibrare. Gli occhi del maestro si sono mossi, fissando i miei. Non era un inganno dell’ottica, ma il superamento del limite della rappresentazione: l’immagine che smette di essere immagine per farsi presenza.
Intorno, la natura ha risposto. Gli alberi dell’Orto Botanico hanno iniziato a flettere i rami in una danza flessibile e contorta, come se l’intera biosfera stesse traducendo un codice segreto. Ho preso lo smartphone per registrare il fenomeno, ma lo schermo si è saturato di impulsi bio-elettrici: le frequenze delle piante stavano rimodulando la tecnologia, trasformando i circuiti in impulsi fonetici.
Dallo strumento è emersa una voce senza direzione: «La natura permette ciò che la logica vieta. Mi hai cercato dove l'arte finisce, Francesco. Ora ascolta».
Il Dialogo Ontologico: la Scultura Sociale oggi
Il vento si è arrestato. Gli alberi si sono immobilizzati, disposti come antenne riceventi. La voce di Beuys non risuonava nello spazio, ma risaliva direttamente dalle radici, attraversando la terra.
«La natura non è un paesaggio da cartolina o una risorsa da sfruttare», diceva la voce. «È un organismo che pensa. Un corpo globale che ricorda. Un archivio vivente del dolore e della bellezza. E l'umanità, oggi, è la sua ferita più profonda».
«Come guarire questa frattura?» ho chiesto, sentendo il Transrealismo operare come un bisturi sulla percezione.
«La politica ha perso la capacità di immaginare, la scienza da sola calcola ma non cura. L’arte resta l’ultimo spazio in cui la verità può respirare. Ma non l'arte dei musei e del mercato. La Scultura Sociale non è un progetto estetico, è un destino biologico. Il mondo non si divide tra vivi e morti, ma tra chi si mette in ascolto dell'universo e chi sceglie la cecità».
«Il Transrealismo può essere la chiave?»
«È la forma nuova della percezione. È il coraggio di esistere nel punto esatto in cui la realtà materiale incontra l'invisibile, la scienza incontra lo sciamanesimo, e l'uomo si riconosce parte dello stesso fango e della stessa luce».
La Visione e il Gesto del Seme
La luce dell’Orto Botanico è mutata, le foglie sono diventate trasparenti, rivelando i canali linfatici come la rete neurale di un cervello antico. Davanti a me si sono spalancate due linee temporali.
Nella prima ho visto la deriva dell’antropocene: città di cemento cieco senza un filo d’erba, oceani asfittici, uomini privati della propria ombra perché scollegati dalla terra. Nella seconda visione, ho percepito il futuro che la natura desidera: un'architettura simbiotica dove gli alberi crescono integrati alle case, la fotosintesi studiata come materia filosofica nelle scuole, e la creatività applicata come gesto quotidiano di ecologia integrale. L’artista non è più un creatore di oggetti, ma il sismografo e l'interprete di questa metamorfosi necessaria.
«Questo è il futuro possibile», ha sussurrato la voce prima che lo schermo si spegnesse, restituendo l’Orto Botanico al crepuscolo aquilano. «Continua».
Ai miei piedi, tra la terra smossa, brillava un piccolo seme. Mi sono inchinato, compiendo il gesto più antico del mondo: l’ho affidato al suolo. Questo esperimento non finisce sulla pagina e non si esaurisce tra le opere della mostra dell'Aquila. Finisce nel lettore, nel passante, nel cittadino. Perché il seme è stato gettato. E la metamorfosi, inevitabilmente, continua.
Nota legale: Questo testo è un'opera artistico-letteraria di natura concettuale e transrealista. I dialoghi, gli eventi e le situazioni descritte sono frutto dell'immaginazione dell'autore e vanno intesi in chiave esclusivamente metaforica e allegorica. I riferimenti a persone reali o contesti storici servono unicamente come pretesto creativo, senza alcuna intenzione di attribuire dichiarazioni o fatti realmente accaduti.