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Scompare all’improvviso il dott. Damiano Rana, protagonista impegnato della società civile
15 dicembre 2016

È scomparso all’improvviso il dott. Damiano Rana, neuropsichiatra e coordinatore del Comitato civico per la salute pubblica a Molfetta. A dare la notizia è stato Gabriele Vilardi di “Comitando” per ricordare uno dei fondatori del movimento, una straordinaria persona, un valente professionista, un esempio di grande umanità, un protagonista impegnato e attivo nella società civile. Questo un ricordo di Mimmo Favuzzi: «Non è facile parlare di Damiano, perché per lui, che era una persona timida, discreta, schiva, io sarò costretto a usare solo superlativi. E so bene che questo a lui non sarebbe piaciuto. Eppure da qualsiasi lato guardiamo alla sua storia – il lato umano e privato, il lato professionale e il lato “politico”, dell’impegno nel sociale – ci troviamo di fronte a un uomo assolutamente straordinario. Non sono certo io il più adatto a descrivere i primi due lati, il lato umano e privato e il lato professionale, eppure sono ben infissi nella mia mente e non potrò mai dimenticare i suoi occhi e il suo sorriso. Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima, gli occhi di Damiano erano allo stesso tempo occhi dolci, puri e vivaci, la sua calma era frutto di una pace interiore, di serenità autentica. Aveva gli occhi di un bambino, di chi guarda agli altri con amore e fiducia, ma allo stesso tempo erano occhi ardenti del desiderio di conoscere e di condividere con l’altro ciò che aveva scoperto. Damiano amava leggere e si infiammava per quello che leggeva. Tante volte incontrandomi, con l’entusiasmo contagioso del cacciatore di tesori mi narrava dell’ultima pietra preziosa che aveva scoperto, dell’ultima lettura che lo aveva arricchito, affascinato. Damiano era un uomo buono, gentile, generoso. E questo si dice spesso di un defunto, ma per lui la cosa è un po’ diversa, nel senso che la sua bontà, la sua gentilezza, la sua generosità erano il suo modo naturale di essere, non richiedevano alcuno sforzo, alcun particolare impegno, lui non era capace di comportarsi in modo diverso. Conosco Damiano da tanti anni, quaranta almeno e forse più e non l’ho mai sentito gridare (e credetemi non per debolezza, ma per la sua forza interiore), né gli ho mai sentito dire “non posso”, quando si trattava di aiutare una persona che aveva bisogno di una mano, né l’ho mai sentito vantarsi di quello che faceva. Eppure era tanto, davvero tanto. Anche dal punto di vista professionale Damiano lascia un vuoto incolmabile nei campi neurologico, psicologico e psichiatrico. Ha lasciato nella nostra città un’impronta indelebile, il suo approccio empatico ha salvato migliaia di persone in difficoltà, ma soprattutto bambini e anziani, con cui sapeva rapportarsi in maniera umana, direi amorevole. Credeva profondamente e convintamente, anche a costo di sacrifici e rinunce personali, all’importanza della Sanità pubblica, alla difesa della salute di tutti. E a questo ha dedicato con coerenza tutta la vita, fino agli ultimi giorni che è stato con noi. E veniamo all’impegno pubblico, in politica, nel sociale, nel volontariato. Sarà una carrellata necessariamente rapida, perché a voler raccontare con precisione tutte le tappe del suo impegno, ci sarebbe bisogno di un numero monografico. E di raccogliere tante testimonianze. Cominciò il suo impegno politico nel Partito socialista, nella sinistra socialista, alla sua maniera, senza mai legarsi al carro del vincitore né farsi mai tentare dalle lusinghe del craxismo rampante. Era di un’altra pasta. Prefe-riva le battaglie per la psichiatria democratica e le lotte di Franco Basaglia, che portarono alla legge 180 e alla chiusura dei manicomi. Questo significò per lui battaglie dure e difficili dentro il Don Uva a Bisceglie per denunciare le condizioni inumane in cui vivevano i pazienti anche in quel manicomio. Non solo, fu uno dei protagonisti, insieme a Orazio Caputi, a Rino Gigante, a Ignazio de Marco e altri, delle lotte a Molfetta per l’integrazione dei bambini portatori di handicap nelle classi normali. E sempre in quegli anni insieme anche a figure come Pina Pisani si impegnò per un trattamento diverso, non punitivo, dei minori in difficoltà. Fu proprio con la crisi della prima repubblica all’inizio degli anni Novanta che iniziò il nostro cammino politico e associativo comune, con quelle che la moglie Anna con sguardo benevolo e complice ha chiamato le nostre “avventure” politiche. Prima “Insieme per la città”, un “movimento civico ante litteram”, che portò poi alla creazione del “Percorso per restituire la città ai cittadini” e all’elezione di Guglielmo Minervini a Sindaco di Molfetta nel 1994. Insieme a un gruppo di testardi sognatori fondammo a Molfetta La Rete di Leoluca Orlando, di Claudio Fava, di Diego Novelli e Alfredo Galasso, e conducemmo battaglie antimafia e per la legalità nella nostra città, fondando insieme a Matteo d’Ingeo l’Osservatorio 7 luglio dopo la morte di Gianni Carnicella. Anche se abbiamo fatto tanta strada uno a fianco all’altro, c’era una grande differenza tra me e Damiano, mentre io mi impegnavo solo in cose politiche, lui era impegnato anche nel volontariato, mettendo a disposizione dei più deboli la sua professionalità. La sua enorme generosità lo portò a essere uno dei pilastri della Casa di accoglienza Don Tonino Bello a Ruvo, cui è rimasto sempre legatissimo. Ma anche volontario sempre disponibile presso la Caritas di Molfetta, fino agli ultimi mesi che lo hanno visto protagonista insieme a Genni Gadaleta Caldarola della meritoria iniziativa di mettere su un servizio ambulatoriale per gli immigrati, privi di cure e assistenza. L’ultima avventura che ci ha visti ancora insieme è stata prima la campagna elettorale che ha portato all’elezione di Paola Natalicchio a sindaco della città e poi la nascita di Comitando, la nostra associazione. La presenza di Damiano in questi tre anni è stata fondamentale, preziosa, la sua saggezza ci ha aiutato a fare tante cose belle, la sua pacatezza ci ha impedito di fare troppi errori. Arrivava alle nostre riunioni settimanali sempre tra i primi con il suo sorriso dolce e disponibile e quando si faceva tardi e doveva andar via lo faceva in punta di piedi scusandosi con gli occhi. Aveva un rapporto speciale con i più giovani che vedevano in lui, sempre pronto a dare una mano nelle discussioni o anche nelle cose più umili come il mettere a posto le sedie dopo una manifestazione in piazza, un esempio da emulare. Non si stancava mai di incoraggiare, di stimolare, sempre disponibile a costruire ponti anche verso altre realtà, magari conflittuali rispetto a Comitando. Proprio la sua convinzione profonda della necessità di difendere con forza la sanità pubblica per garantire la salute della gente, a partire dai più deboli, ci ha portato noi di Comitando, insieme a tanti medici come Mimmo Ruggiero, Peppino De Leo, Giovanni Infante, Ottavio Balducci e tanti altri, che mi scuseranno se non cito i loro nomi, a fondare il Comitato civico per la salute pubblica, che ha raccolto in pochi giorni 5.000 firme per la difesa dell’ospedale. Senza che questo impegno affrontato con entusiasmo gli impedisse di cercare di interloquire, di capire e di dialogare con la proposta dell’ospedale unico di primo livello sostenuta dal dott. Felice Spaccavento, organizzando incontri improntati al dialogo e alla collaborazione. Dialogo, collaborazione, ascolto erano le parole che più gli piacevano, non negava mai la sua disponibilità finalizzata a perseguire il cambiamento. E il cambiamento per lui era una necessità vitale, per stare bene. Ne parla in entrambi i video presenti ancora oggi su YouTube, che lo vedono protagonista: il primo di due anni fa è la Presentazione della Mindfullness a Comitando nel maggio del 2014; il secondo del 23 ottobre, credo sia l’ultimo suo intervento pubblico, durante l’incontro Dov’è finita l’antimafia sociale? organizzato da Matteo d’Ingeo del Liberatorio. Ed è con la sua ultima frase che vorrei chiudere questo suo ricordo: «Assolutamente per la nostra salute è indispensabile non perdere la speranza del cambiamento». Lo terremo bene a mente, carissimo Damiano, e ce lo ripeteremo ogni giorno come un mantra: “non perdere la speranza del cambiamento, non perdere la speranza del cambiamento, non perdere la speranza del cambiamento”. Alla famiglia vanno le condoglianze del direttore Felice de Sanctis e della redazione di “Quindici”.

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