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Rischio di scempio edilizio accanto al Torrione Passari Lavori di costruzione di una veranda su una spiaggetta di via S.Orsola, approfittando della “distrazione” del Capodanno
15 gennaio 2008

Si arricchisce di un altro capitolo il far west dell'edilizia nel centro storico. E stavolta tocca un nervo scoperto, il punto forse più storicamente rilevante della città vecchia: Torrione Passari. Su segnalazione di Legambiente, siamo andati ad assistere ai lavori sul lato esterno di destra, guardando verso il mare, del torrione, ufficialmente interessanti il civico 23 di Via Sant'Orsola; in realtà, si tratta di una superficie che interessa, almeno in linea d'aria, altri due civici. Ma ciò che più importa, la costruzione termina a ridosso del patrimonio artistico e storico tra i più importanti della città, la Torre Passari, appunto. Dal punto di vista formale, l'insegna di inizio lavori recita, letteralmente, “lavori di sistemazione dell'area demaniale”. Demaniale, appunto (nelle foto). La tesi che sostiene Legambiente, insieme ad un gruppo di residenti dell'area, è che l'autorizzazione da parte del Comune e da parte della Capitaneria di Porto di cui il progettista (nonché indirettamente possessore del civico: l'intestatario è la sua consorte) è forte, sia esclusivamente legata all'uso di tale zona demaniale (per intenderci, la spiaggetta attigua al torrione, alla quale si accede, o si accedeva, dal civico 23), non a modifiche di sorta. E' poi da specificare cosa si intenda per “zona prospiciente il civico 23” – così reciterebbe l'autorizzazione -, dato che la verandina in costruzione (tale sembra al momento), a qualsiasi civico appare prospiciente, tranne che a quello in questione. Sostiene invece il titolare della impresa di costruzioni, unica “controparte”, vista l'assenza dei diretti interessati, che oltre a non risultare dalle carte l'uso privato che ipotizza Legambiente, nessuno mai si sia interessato a quella porzione di spiaggia in ciottoli quando era piena di rifiuti e sporcizia, ad uso di discarica. Vero è che, se davvero come sostiene il costruttore, la veranda non è ad uso esclusivo dei residenti, o meglio, del residente, – ed è davvero difficile ipotizzare che qualcuno si prodighi in spese per qualcosa di non proprio –, resterebbe da spiegare il muretto di quasi due metri di altezza, ad occhio, che chiude l'accesso al mare e dal mare. Cosa che il demanio, appunto, non prevede. “Stiamo lasciando un'apertura”, precisa il titolare della ditta di costruzioni. Ma emerge misteriosamente, da una visione sommaria delle planimetrie e delle sezioni, l'esistenza di una scala, in corrispondenza di tale apertura. Insomma, è difficile non pensare all'ennesima, incontrastata, spiaggetta privata, o caletta, o veranda che si voglia, su un suolo che di privato, fino a prova contraria, non dovrebbe aver nulla. Con l'aggravante, in questo caso, del danneggiamento al bene storico. La prova contraria sarebbe l'autorizzazione che chi costruisce, e ovviamente chi fa costruire, ritengono legittima. In questo momento vi sono tre certezze. Ciò che è certo è che da un lato la Capitaneria di Porto, sopraggiunta al termine di un conciliabolo tra le parti, dai toni, ad onor del vero, piuttosto pacati, e alla presenza delle forze di Polizia, compreso il maresciallo Picca, ha preso visione dell'opera in fieri e ha riferito che farà le opportune verifiche. Ciò che è certo è anche che, nel frattempo, la costruzione procede, e, affermano sconsolati gli attivisti di Legambiente, una volta tirato su qualcosa, buttarlo giù diventa burocraticamente un'impresa. Ma ciò che più di tutto è certo è che, se la definizione di “abuso edilizio” è corretta, lo diranno gli organi competenti. Se invece, ad essere corretta è l'autorizzazione, e l'interpretazione e l'uso sono corretti, la responsabilità passa a chi l'autorizzazione l'ha data e al perché l'ha data. Resta comunque un'altra pagina che conferma un'ambiguità di termini e di norme nel settore edilizio, e in particolar modo in questa zona, che continua a regnare sovrana, e che in buona o in cattiva fede si riesce agevolmente a manovrare. Per dovere di cronaca, abbiamo provato ad incontrare anche l'architetto progettista, e diretto interessato del locale, il quale, però, al momento in cui scriviamo non è contattabile. Siamo ovviamente pronti a ricevere e dar voce alla sua opinione, qualora lo ritenesse opportuno. Chiudiamo con un'altra certezza. C'è il fatto che, affermano i residenti, opere edilizie di questo genere, nella zona del centro storico che volge al mare, avvengano sempre in periodi particolari, come l'ultimo dell'anno (è questo il caso in questione) o Ferragosto. Per chi non crede alle coincidenze, diventa sospetto. Per chi ci crede, sono coincidenze quantomeno controverse.
Autore: Vincenzo Azzollini
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