Recupero Password
Rinnovato successo del musical “I have a dream. Mamma Mia! Che caos!” parlano i protagonisti
15 ottobre 2019

La replica dello spettacolo “I have a dream. Mamma Mia! Che caos!” segnato un altro successo. Il musical che quest’anno l’Accademia di Teatro ArteInScena-Ribalte, diretta da Luisa Moscato, ha portato sul palco dell’Anfiteatro di Ponente di Molfetta ha raccolto molti applausi. Del musical abbiamo parlato con alcuni attori e con la stessa direttirce Luisa Moscato. Il Capocomico in “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello afferma con convinzione che “Tutto questo è racconto, signori miei!”, ma è il Padre a controbattere subito, dicendo “Questa è vita signore! Passione!”. Ed è proprio ascoltando le voci degli attori dell’Accademia Ribalte che si comprende quanta vita e quanta passione ci sono dietro lo spettacolo “I have a dream. Mamma mia! Che caos!”. Abbiamo rivolto a tutti le stesse domande: Come ti sei sentito ad interpretare il tuo personaggio? È quello il ruolo che avresti voluto? In che misura credi di aver influenzato il tuo personaggio e, al contrario, in che misura è stato il personaggio ad influenzare te? In che modo credi che rappresentare questo musical abbia arricchito la tua esperienza nel mondo del teatro? Paola Sallustio (personaggio di Donna): «Quello di Donna è proprio il ruolo che avrei voluto. È stata una sfida per me interpretare il ruolo di una donna matura e vissuta, avendo solo 23 anni. È stato tanto complicato quanto bello, sono riuscita a mettermi in gioco. Io ho un grande senso materno, pur essendo giovane e ho sfruttato molto questo aspetto di me. L’ho usato per trasmetterlo al mio personaggio, in particolar modo con Sophie. Ho iniziato quattro anni fa la mia esperienza in questa Accademia e devo ammettere di essere cambiata parecchio. Sono molto più sicura di me stessa, riesco ad espormi di più, prima ero così timida, mi vergognavo persino a recitare, tendevo a nascondermi perché temevo il giudizio degli altri. Con gli anni e con la pratica ho scoperto che quello del teatro è un mondo curioso da scoprire e in cui mi sento felicemente a casa». Camilla Mastromauro (Sophie): «lo avrei desiderato tanto rivestire i panni di Sophie. In genere non mi piace fare la protagonista, perché di solito mi sento in soggezione. Ma questa volta è stato diverso, mi è piaciuto. Mi sono sentita in ansia, ma questo è naturale, è stato il mio primo spettacolo da protagonista ed io sono stata carica per viverlo appieno. Il personaggio in cui mi sono cimentata mi piaceva dall’inizio. Sophie è birichina come me, fa pazzie proprio come piace fare a me, per questo mi ci rivedo molto. Questa scuola di teatro mi ha insegnato davvero tanto. Spero di continuarla, mi ci sono trovata molto bene. Questo musical, in particolare, mi ha insegnato che, nonostante le pazzie che a volte si combinano, si può e si deve andare sempre avanti». Giovanni Spadavecchia (Harry): «Il mio è un personaggio nuovo. Dover tenere nascosta fino alla fine la propria omosessualità richiede sforzo. All’inizio ho dovuto superare questo aspetto, non è semplice fare la parte dell’omosessuale, ma devo ammettere che si tratta anche di una parte molto divertente. Da quando ho iniziato a provare nei panni dell’agiato impiegato di banca mi sono divertito un mondo. Io credo che sia stato più il personaggio ad influenzare me. Una volta lasciatomi prendere dal personaggio, che era un metallaro prima di diventare banchiere, mi ci sono affezionato molto. Con gli altri del gruppo di teatro facevo sempre riferimento alle trasformazioni e ai tratti peculiari del mio personaggio e penso che questo accada un po’ a tutti. Partendo dal presupposto che io sono un amatore e non ho mai studiato recitazione e canto, ritengo che quest’esperienza mi abbia arricchito principalmente da due punti di vista: quello delle relazioni e quello del mio bagaglio personale e culturale. Fare teatro, provare insieme ad altre persone che condividono il palcoscenico con te, ti permette di amalgamarti nel gruppo. Questo aspetto per uno spettacolo è altamente significativo: se non fosse così, il lavoro sarebbe dimezzato». Cristiano Turtur (Sky): «Questo ruolo si avvicina molto alla mia personalità. Io sono sulla sua stessa linea d’onda. Il mio personaggio, a dir la verità, non è molto caratterizzato, ma aiuta l’evolversi di tutto quanto l’intreccio. Se devo essere completamente sincero non mi fa impazzire, ma una volta capitone il significato più profondo, sono arrivato anche a capire perché è stato scelto proprio per me. Sky mi ha aperto gli occhi sul mondo del matrimonio, esperienza ancora da me non vissuta. Io l’ho reso sicuramente più giovanile e più vicini alla mia età, oltre che più estroverso. Tutti i musical a cui ho preso parte mi hanno aiutato a capire gli sforzi che ci sono dietro quello che si vede. Quello a cui si assiste sul palco è solo il risultato finale, dietro le quinte ci sono le passioni e l’impegno». Brigida Boccanegra (Rosie): «Io avrei voluto cimentarmi nel ruolo di Donna perché è un ruolo completamente diverso da me. Effettivamente la mia personalità si avvicina di più a quella di Rosie, per questo sono comunque contenta e mi sono divertita tantissimo. Il personaggio che ho interpretato mi ha influenzata positivamente. Mi piace parecchio il carattere forte di Rosie, aspetto che non é poi così marcato in me. Cerco di prendere la forza dal mio personaggio, provando a mia volta a conferirle quell’ironia che mi contraddistingue. Il mondo del musical ha svariate sfaccettature. Io ho sempre studiato canto e cimentarmi anche nella recitazione e nella danza mi ha arricchito non solo professionalmente, ma ha anche dato un valore aggiunto alla mia persona. Studiare recitazione ti permette di scoprire tanti lati che non sai di possedere e ti fa vivere tante emozioni nascoste». LUISA MOSCATO Le emozioni di una squadra sono sempre intense, ma lo sono altrettanto anche quelle di chi è chiamato all’arduo compito di coordinare un gruppo così eterogeneo, come nel caso di Luisa Moscato, che ha rilasciato a “Quindici” un’intervista su quest’esperienza di regia. Com’è stato coordinare numerosi giovani attori e ballerini nel riadattamento di un musical da cui il pubblico si aspetta molto? «Quando hai a che fare con un gruppo molto affiatato e che lavora secondo il principio della squadra, e non secondo i dettami dell’individualismo, in scena è tutto più bello. Ma non solo: la collaborazione tra gli attori rende il montaggio dello spettacolo molto più semplice, sia per gli insegnanti, sia per chi si occupa della regia. In tutte le compagnie teatrali, se si crea una determinata sinergia, se si instaura un legame vero con il proprio gruppo, lo spettacolo va solo a guadagnarci. Si capisce subito quando c’è invece attrito tra i componenti della squadra, perché le tournée tendono ad arrestarsi più facilmente. Io ho avuto la fortuna di lavorare assieme ad un gruppo estremamente affiatato, che ha trasmesso questa sua caratteristica sul palco. Ogni giorno mi impegno a trasmettere a chi vuole vivere nel mondo dello spettacolo, e del teatro in particolar modo, quanto sia importante il rapporto che si costruisce con i propri compagni di scena». Da cosa è stata dettata la scelta di riadattare il celebre musical “Mamma Mia” e quali sono state le altre scelte di regia più significative? «Premetto che la scelta dello spettacolo di fine anno è di per sé difficile. Non sempre è possibile mettere in scena quello che si desidera, bisogna fare i conti con il materiale umano che si ha a disposizione, ossia, nel mio caso, i giovani aspiranti performer dell’Accademia Ribalte, competenti nelle discipline della recitazione, del canto e della danza. Il fattore decisivo non è solo il numero degli allievi, ma anche il loro livello di esperienza: avendo intrapreso l’Accademia in momenti differenti, ci sono ragazzi che hanno anni di musical alle spalle o che hanno iniziato a studiare qualcosa privatamente, e di conseguenza possiedono un bagaglio più ricco, ma anche ragazzi che da poco si sono approcciati a questo mondo e che, pertanto, hanno iniziato essendo a digiuno di queste discipline. Io considero sempre i ruoli che ci sono da ricoprire in uno spettacolo e cerco di capire quale sia quello che più si addice ai giovani performer. Quella di “I have a dream. Mamma mia. Che caos!” è una scelta che avrei voluto fare già due anni fa, ma che non fu possibile per una serie di impedimenti. Dopo il successo di “Hello Dolly” e di “Grease”, quest’anno la mia attenzione è nuovamente caduta su questo musical perché io adoro gli Abba. Il mio papà era un grande appassionato di ogni genere musicale e, tra i suoi cantanti di musica pop preferiti, c’era questo gruppo svedese di cui io conosco quasi tutte le canzoni a memoria. Quando trasmisero anche il film con Meryl Streep, la mia attrice preferita, con le canzoni degli Abba, nacque il cocktail perfetto per me, a cui poi si aggiunse il successo strepitoso del grande musical. Quest’anno ho finalmente coronato il mio sogno di portarlo in scena. Non è stato assolutamente facile perché ci sono dodici personaggi, tra protagonisti e coprotagonisti, che devono interagire tra loro in maniera dinamica e in tempi teatrali da commedia, quindi piuttosto serrati, ma i ragazzi sono stati assolutamente bravissimi. Per quanto riguarda la regia nello specifico, ho fatto diversi tagli, eliminando alcune canzoni meno note per rendere lo spettacolo più fruibile, ho fatto delle modifiche alle traduzioni, ho fatto la scelta dell’atto unico dalla durata di un’ora e cinquanta minuti perché permette al pubblico di rimanere concentrato sui dialoghi e sulla storia, evitando quella rottura rappresentata dall’intervallo, che implica indubbiamente un espediente per rientrare nella trama. Il mio obiettivo era quello che gli spettatori non si annoiassero e andassero a casa con il desiderio di rivederlo, pensando “Peccato che sia già finito!”». Portare in scena un musical lascia sempre un forte messaggio, sia a chi lo interpreta, sia a chi ne coordina le varie componenti. Qual è il messaggio che le ha trasmesso e che ha voluto trasmettere? «Questo è un musical tra i più spensierati che ci siano: è divertente, leggero, sicuramente non tocca drammi particolari. Al contempo, nella sua leggerezza, abbraccia tutte le problematiche di una società moderna: una ragazza che a vent’anni ha avuto tre storie a breve distanza l’una dall’altra e la conseguente ignoranza della paternità della propria figlia, una ragazzina che ha dovuto sopportare per vent’anni l’assenza di un padre, convivendo con l’incognita grandissima di non conoscerne l’identità e arrivando, nel corso della storia, a rinunciare alla tanto attesa risposta, proprio perché consapevole di aver incontrato, nei tre presunti padri, delle persone splendide, alle quali la ragazzina non vuole rinunciare. Tra le tematiche anche l’accoglienza dell’omosessualità, dato che verso la fine dello spettacolo si scopre che Henry ha una relazione con Nicola, la forza di una ragazza madre che è dovuta crescere insieme a sua figlia, rimboccandosi le maniche tutti i giorni per portare avanti una struttura come un albergo su un’isola greca. Ma il messaggio che noi, come compagnia, cerchiamo di trasmettere sistematicamente, è quello che uno spettacolo, per essere vincente, debba godere di un clima sereno e sinergico al suo interno». L’affluenza è stata quella prevista o ha superato le aspettative? «L’affluenza è stata altissima nella prima serata, abbiamo ottenuto quasi un sold-out nella seconda. Tante persone ci hanno chiesto di ripetere lo spettacolo, anche chi è già venuto a vederlo e vuole portare con sé amici e parenti che in quelle due date sono mancati per esigenze personali. È stato un passaparola mediatico protrattosi per più di una settimana, unito alle recensioni positive, a portare a questa pazzesca richiesta di replica, concretizzatasi nella data dell’11 settembre, alla quale non sono potuti mancare i Molfettesi nel Mondo tornati a casa per il tradizionale Convegno. Commenti di stupore sono arrivati anche, e soprattutto, da parte di persone sconosciute e prive di legami di amicizia e parentela con i performer e con gli insegnanti: il vero successo di uno spettacolo è proprio questo». © Riproduzione riservata

Nominativo  
Email  
Messaggio  
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2022
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet