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Rinnovato il direttivo dei Democratici di sinistra di Molfetta Durante la Conferenza di organizzazione si è discusso soprattutto del Partito Democratico
15 ottobre 2006

MOLFETTA - Tipica riunione da fase di passaggio, uno stop per tirare le fila di quanto fatto, chiedere venia per gli errori, segnare i punti a favore e quindi ricominciare a darsi da fare. La Conferenza di organizzazione dei Democratici di sinistra di Molfetta del 14 e 15 ottobre è stata un po' questo, oltre a soddisfare la necessità tutta pratica di allargare il direttivo e aprire la strada per la nascita di una segreteria che affianchi Mino Salvemini (nella foto), gravato dal doppio incarico di segretario cittadino e consigliere comunale. Segretario che nella sua relazione introduttiva ha messo in fila gli avvenimenti del partito negli ultimi cinque anni, soffermandosi sulle primarie per l'individuazione del candidato sindaco, che lo hanno visto protagonista, e sulle successive vicende legate alle elezioni amministrative, rammentando che tutte le scelte sono state condivise da direttivo ed assemblea degli iscritti e valutando positivamente il risultato ottenuto dai Ds di Molfetta, anche se questo non sottrae “alla doverosa assunzione della nostra parte di responsabilità nella sconfitta, che è tale soprattutto per quella cospicua parte di città che ci aveva interpellato e che sperava in noi per la costruzione delle condizioni di una radicale alternativa al centrodestra”. Per il futuro, le linee individuate da Mino Salvemini riguardano innanzitutto il “processo di riaggregazione delle varie anime del centrosinistra locale sulla base di un franco chiarimento politico sulla fase trascorsa e di una trasparente intesa politica e programmatica in relazione ai compiti di una ferma opposizione alla giunta Azzollini e di costruzione di un'alternativa di governo finalmente vincente nella nostra città”. L'obiettivo di rinfoltire il gruppo dirigente, allargandolo fino a comprendere anche coloro che solo recentemente hanno preso la tessera, è stato raggiunto facilmente, con un direttivo a 16 componenti. Questi i nomi che affiancheranno il segretario, che ne fa parte di diritto: Paolo Roselli, Gianfranco Cormio, Michele Natalicchio, Antonello Mastantuoni, Corrado Minervini, Mimmo Favuzzi, Lazzaro Pappagallo, Annalia Solimini, Isa Alberini, Grazia Abbatiscià, Nicolò Tedesco, Mauro Panunzio, Damiano Angeletti, Luigi Salvemini, Raffaele Tatulli. Del Comitato di garanzia fanno invece parte Franco Tatulli, Leonardo Roselli e Francesco Scava. In quanto al dibattito, ha oscillato fra piani diversi, dai grandi temi nazionali, con l'obiettivo di utilizzare il segretario provinciale Giuseppe Rossiello (nella foto con Mino Salvemini) perché trasmetta ai piani alti del partito o a chi diessino siede nel governo, quel che pensa la base, soprattutto in tema di Finanziaria, a quelli locali, di bilancio della politica degli ultimi mesi ed indicazioni – poche a dire la verità – su quanto fare nei prossimi. Un argomento ha attraversato quasi tutti gli interventi, quello del Partito Democratico che forse verrà. Pochi i già convinti, quelli che la tessera la farebbero anche domani, così come i restii, che la straccerebbero già, se qualcuno volesse sostituirla a quella con la quercia che hanno in tasca; maggioranza di incerti, di coloro che vogliono capire, che pretendono risposte chiare sui valori fondanti della nuova formazione politica, che aspettano chiarimenti sulla laicità, tasto dolente su cui più d'uno ha battuto, o sul modello di sviluppo da adottare o ancora sulla futura collocazione nello scenario europeo. Dubbi buoni, di chi non ha già deciso né per il sì né per il no, a prescindere, ma di chi manda a dire, sempre tramite il solito Rossiello, che non si dia per scontato che i diessini passeranno automaticamente da una tessera all'altra. Tutti, convinti e scettici, unanimi nel dire che sarà un fallimento se il Partito Democratico si tradurrà nella semplice fusione di due partiti, senza “coinvolgere la società civile” o “essere qualcosa di totalmente nuovo”. Da questo punto di vista l'intervento più tenero e forse anche più sorprendete quello del decano degli iscritti, Sandrino Fiore (nella foto), che, se ha ricordato la sua iscrizione al PCI di ormai lontanissimo sedicenne, non lo ha fatto per la solita nostalgia del vegliardo, ma per ricordare a quelli che delle trasformazioni hanno paura, che si attaccano alle sigle come Linus alla sua coperta, che tante ce ne sono già state: “Mi sono iscritto che ero comunista, ho sentito con le mie orecchie quelli che anche a Molfetta speravano nella venuta di “Baffone”, a sessant'anni sono diventato socialista, ora mi accingo ad essere democratico. Il mondo è cambiato, la società non è più quella di quando a 16 anni ho fatto la mia prima tessera; i percorsi della società, i percorsi politici ci hanno portato a capire che le cose cambiano”. Dubbi raccolti dal segretario provinciale Giuseppe Rossiello, che ha preannunciato una riunione provinciale in cui discutere appunto del Partito Democratico e per affrontare i dubbi “sull'identità di questo nuovo partito”. Corrado Minervini, presente alla due giorni, non è voluto intervenire direttamente, ma ha affidato la sua posizione ad un intervento scritto che ha chiesto venisse messo agli atti della Conferenza, in cui ribadisce la sua richiesta di una più incisiva azione di radicamento del partito nella città e ha sottolineato che avrebbe preferito un Congresso vero e proprio, piuttosto che una Conferenza di organizzazione, a garanzia di un dibattito più ampio sul passato e sul futuro del partito. Non è mancata anche una richiesta di dimissioni all'intero gruppo dirigente e pure del segretario, per quest'ultimo al fine di evitare l'accumulo di due cariche e per il gruppo dirigente in modo da favorire un ricambio che porterebbe a un rinnovamento della azione politica. Richiesta che ha trovato assai poche adesioni.
Autore: Lella Salvemini
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