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Riforma autorità portuali quale il futuro di Molfetta?
15 febbraio 2016

Una radicale riforma del sistema portuale italiano che ridurrà drasticamente le autorità esistenti, snellirà le procedure burocratiche e introdurrà nuovi organismi di coordinamento. Ma che comporta anche nuovi interrogativi sul futuro del porto di Molfetta, la faraonica opera voluta fortemente dall’ex sindaco sen. Antonio Azzollini e impantanatasi in una complicatissima e spigolosa inchiesta della magistratura. Il consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 21 gennaio il decreto di “riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle autorità portuali”, presentato dal ministro Marianna Madia. “Il provvedimento – si legge in una nota del governo – si inserisce nelle politiche e nelle azioni per il rilancio della portualità e della logistica intrapreso dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio”. Il complesso riordino prevede l’abolizione di diverse autorità portuali che adesso passeranno da 24 a 15 e inserisce nuove regole per il finanziamento delle singole strutture che verranno ora finanziate in base a un piano industriale nazionale del sistema portuale e della logistica. I porti italiani vengono dunque riorganizzati in 15 autorità di sistema portuale, centri decisionali strategici con sedi nelle realtà maggiori, ovvero nei porti definiti core dalla comunità europea. Le sedi di autorità di sistema portuale sono: Genova (che accorpa Savona), La Spezia, Livorno, Civitavecchia, Cagliari, Napoli, Palermo, Catania, Gioia Tauro, Bari, Taranto (quest’ultima inserita dopo un lungo braccio di ferro tra città e Governo dato che nella prima bozza del decreto ne era prevista l’abolizione) Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste. Insieme ad altre azioni in corso, il decreto, spiega una nota diffusa da Palazzo Chigi “punta sulla competitività dei nostri porti e sostiene il ruolo dell’Italia, attraversata da quattro corridoi ferroviari ten-t, come hub nel mediterraneo e piattaforma logistica europea. La semplificazione delle procedure per facilitare il transito di merci e passeggeri, la promozione di centri decisionali strategici rispetto all’attività di porti in aree omogenee, la riorganizzazione amministrativa, il coordinamento centrale del ministero sono i princìpi centrali del decreto”. Il decreto prevede che alle nuove autorità di sistema portuale faranno riferimento 54 porti di rilevanza nazionale. Le Regioni possono chiedere l’inserimento nelle autorità di sistema di ulteriori porti di rilevanza regionale. L’autorità di sistema portuale sarà governata in modo snello: il presidente, il comitato di gestione, cioè un board ristretto a poche persone, il segretario generale, il collegio dei revisori dei conti. Dagli attuali 113 procedimenti amministrativi, svolti da 23 soggetti, funzioneranno solo lo sportello unico doganale e dei controlli, da realizzare sotto il coordinamento funzionale dell’agenzia delle dogane, e lo sportello amministrativo unico, un front office per tutti i procedimenti amministrativi e autorizzativi che non riguardano le attività commerciali e industriali. Rispetto agli attuali comitati portuali, si passa da circa 336 membri a livello nazionale a circa 70. E questo risulta essere uno dei punti più delicati dell’intera vicenda e che riguarda da vicino anche il futuro destino del nostro porto. Il decreto che per diventare legge dovrà passare l’esame delle due Camere, prevede il drastico ridimensionamento del potere decisionale delle amministrazioni locali. Le Regioni infatti, dovrebbero vedere ridursi di molto la loro influenza in quanto le future autorità portuali verranno gestite da un Comitato di gestione di 5 membri guidato da un manager nominato dal Ministero delle Infrastrutture. Sono possibili modifiche e non è ancora chiaro quale sarà l’effettivo peso della periferia sulla gestione delle infrastrutture portuali ma di certo la norma, voluta dal governo Renzi per frenare clientelismo e ciniche politiche campanilistiche potrebbe ulteriormente inguaiare il nuovo Porto di Molfetta. L’opera è stata infatti sempre tenuta fuori da Antonio Azzollini dell’Autorità portuale del Levante, in nome di un’anacronistica politica di gestione autarchica. Con la nuova amministrazione di centrosinistra del sindaco Paola Natalicchio il porto di Molfetta ha chiesto l’adesione all’Autorità portuale ed è probabile che l’iter venga accelerato, anche si i tempi di conclusione dei lavori del nuovo porto, appena liberato dal sequestro giudiziario, ma ancora in attesa dei fondi e della possibilità di messa in sicurezza, si prevedono ancora più lunghi. La riforma intanto solleva vive proteste da più parti. In data 21 ottobre 2015, i Consiglieri Regionali della Puglia del Movimento 5 Stelle Viviana Guarini, Gianluca Bozzetti, Marco Galante, Rosa Barone, Mario Conca, Cristian Casili, Antonella Laricchia e Grazia Di Bari hanno protocollato una mozione riguardante la riforma delle Autorità portuali, impegnando il Presidente della Giunta Regionale Michele Emiliano ad opporsi alla stessa anche mediante la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, rispettando quanto sancito dall’art. 117 della Costituzione per ciò che concerne l’individuazione delle Autorità Portuali e la nomina dei rispettivi Presidenti che invece dovrebbe avvenire tramite l’intervento delle Regioni. E ovviamente, proteste vivissime sono state mosse da quei porti che hanno visto la loro Autorità abolita. Su tutti la città di Milazzo accorpata nella riforma ai porti della Calabria. Il sindaco Giovanni Formica non ci sta, promette battaglia e ha già fatto ricorso al Tar. Il primo cittadino siciliano ha spiegato che “il mancato coinvolgimento della Regione e dei territori ha portato il governo a definire una riforma che sembra trovare la propria ragione nel solo contenimento dei costi. Così si perde l’opportunità di discutere di portualità e soprattutto di fissare strategie ed obiettivi per fare crescere i nostri territori”. In una situazione così intricata risulta molto difficile capire quali margini di autonomia potrà avere un’opera monumentale e dalla difficilissima gestione come si configura quella del nostro porto.

Autore: Onofrio Bellifemine
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