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REGIONANDO. Il 3 marzo in Consiglio il no del PD al nucleare
01 marzo 2009

BARI - La Puglia dirà “no” al nucleare con un'apposita seduta del Consiglio regionale. In prima linea in questa scelta è stato il Partito Democratico, come spiega il suo capogruppo Antonio Maniglio (foto): «In nucleare torna nell'agenda nel governo nazionale e la sua declinazione concreta investe anche la Puglia. Non è la prima volta. Anche nel 1980, in virtù delle peculiari condizioni naturali della nostra regione, prima fra tutte il basso rischio sismico, l'area tra Nardò e Avetrana fu individuata come sito ideale. Ma una straordinaria mobilitazione popolare bloccò i progetti dell'Enel. Oggi il tema ritorna e il governo ripropone l'opzione nucleare incurante dei problemi tutt'ora aperti ereditati dalla prima stagione nuclearista. Quanti sanno che le scorie prodotte dalle centrali italiane non sono state ancora smaltite? E che da trent'anni si trovano in depositi 'temporanei' in attesa di individuare un sito? Come si fa, pertanto, a riproporre oggi di tornare al nucleare di terza generazione che pone problemi immensi sia per la sicurezza degli impianti che per lo smaltimento delle scorie? Il governo Prodi, a conferma che non c'è un atteggiamento pregiudizialmente negativo, ha riammesso l'Italia nei centri di ricerca internazionale che stanno lavorando sul nucleare di quarta generazione. Sarebbe logico e lungimirante, se si dovesse fare l'opzione nucleare, guardare a quelle ricerche. E comunque ciò non interessa la nostra regione. In Puglia abbiamo già dato. Lo vogliamo dire con nettezza, senza se e senza ma. La nostra regione è tra le maggiori produttrici di energia ed esporta, a proposito di federalismo solidale, l'88% di quanto produce. Ma ciò non avviene a costo zero. Per sostenere una rete energetica così potente i pugliesi pagano un prezzo altissimo in termini di danni alla salute delle persone e di degrado ambientale. E a nessuno è consentito chiedere ulteriori sacrifici alle nostre comunità. Queste, d'altronde, sono le scelte qualificanti del piano energetico pugliese: riduzione della quantità di energia da fonti fossili, impulso alle energie rinnovabili, risparmio energetico. Ecco perché non c'è spazio per ipotizzare l'insediamento di una centrale nucleare o di un sito per le scorie. E siccome non possiamo passare i prossimi mesi a battibeccare su nucleare SI' nucleare NO è bene che il Consiglio regionale, responsabile di fronte ai pugliesi anche delle scelte energetiche, si esprima con chiarezza. L'ordine del giorno del PD corrisponde a questa esigenza. Ci assumiamo la responsabilità di dire no, per l'oggi e per domani, all'insediamento di centrali nucleari o di depositi di scorie radioattive sul nostro territorio. E a questo è finalizzato l'ordine del giorno presentato a settembre dal Pd. C'è la disponibilità, naturalmente, a introdurre eventuali modifiche migliorative ma un punto è immodificabile: la Puglia deve dire un no secco e chiaro ad impianti nucleari sul suo territorio».
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Secondo la mia modestissima opinione, il dibattito "nucleare si, nucleare no nella nostra Regione", è alquanto sterile. Facciamo delle considerazioni, sulla base di quanto riportato dai "media" circa l'accordo di programma siglato con la Francia. Si parla se non erro di "avviare" la prima Centrale intorno agli anni venti. Nel frattempo sarà necessario controllare il "gap" energetico nazionale che cresce in continuazione, anche se la Puglia, a costi elevatissmi è in contro tendenza. Allora, invece di dire NO e basta!, non si potrebbe impostare la dialettica su un ragionamento di questo tipo? -Visto che ci vorranno almeno dieci anni, prima che il primo atomo venga spaccato, in questo periodo, mettiamoci ventre a terra a sviluppare l'alternativo rinnovabile. La tecnologia eolica, solare, mareale, sono ad un buon livello (sopratutto sono a rischio zero) e, tenuto conto che, a parte l'investimento iniziale e le necessarie manutenzioni di routine, la Natura ci fornisce energia praticamente gratis, incrementiamo le risorse e proviamo, in tutti questi anni a verificare se, con questi sistemi si riesce a colmare parzialmente o totalmente il "gap" energetico. E' del tutto ovvio che alcuni "oppositori" che, pur apprezzando la doccia calda, l'illuminazione sofisticata e tutte le altre comodità moderne - costose in termini energetici - non si ostinino a dire NO per dire solo NO (sento che si oppongono alle pale eoliche perché "disturbano gli uccelli), deturpano il mare, i pannelli solari sono "brutti", e così via)! ma obiettivamente valutino se sia meglio morire o vivere con le radiazioni oppure, fare un piccolo scrificio paesaggistico. E che le "lobbies" facciano anch'esse un passo indietro. Che ne dite, sono favolette oppure qualcuno potrebbe pensarci un pò su?.

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