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REGIONANDO – Dibattito sul programma scontro in aula tra Fitto e il presidente Pepe
01 luglio 2005

BARI – 1.7.2005 Si è aperta all'insegna dello scontro e del colpo di teatro dell'opposizione la prima seduta del consiglio regionale sulle dichiarazioni programmatiche del presidente della Regione, Nichi Vendola. L'ex governatore Raffaele Fitto (il terzo da sinistra) del gruppo misto nel corso del suo intervento ha superato i 15 minuti fissati dalla riunione dei capigruppo e, malgrado l'invito del presidente del consiglio, Pietro Pepe, di concludere, ha continuato a parlare, per cui gli è stata tolta la parola. Per reazione Fitto ha lasciato l'aula, seguito da tutti i consiglieri dell'opposizione. Subito dopo ha convocato una conferenza stampa. "Non poteva esserci peggior inizio per questa legislatura - ha esordito Raffaele Fitto nella conferenza stampa - quello che è accaduto, al di la del fatto personale, è di una gravità inaudita e lo dimostra il fatto che mentre l'opposizione spiega ai giornalisti cosa è avvenuto, il presidente Pepe fa riprendere i lavori ai quali il centro destra non parteciperà. Il presidente del Consiglio regionale Piero Pepe (nella foto accanto al titolo) ha dimostrato nei miei confronti una fiscalità più che eccessiva - ha aggiunto Fitto - mentre ha permesso ai colleghi che mi hanno preceduto di sforare oltre i quindici minuti assegnati. Il mio intervento è stato interrotto allo scadere del tempo previsto dal regolamento. Ho chiesto al presidente Pepe di parlare solo qualche minuto in più, quattro al massimo, oltre quelli stabiliti, per il fatto di essere stato anche il candidato presidente della compagine di opposizione. Invece ho ottenuto un secco diniego da parte del presidente Pepe ed un atteggiamento di insensibilità istituzionale che lascio ai giornalisti testimoni dell'episodio giudicare - ha proseguito Fitto - siamo distanti anni luce dal considerare l'aula del Consiglio regionale quella palestra di democrazia che dovrebbe esaltare il confronto e la dialettica". In seguito alle vicende avvenute durante la seduta del Consiglio regionale il capogruppo di Alleanza Nazionale, Michele Saccomanno, ha detto che "quello che è accaduto in Consiglio Regionale, con l'intervento del candidato Presidente della minoranza, espressione della metà del Popolo pugliese, troncato in ossequio ad una concezione burocratica ed arrogante dei lavori del Consiglio, tanto più se collegato con i contenuti di una relazione programmatica ideologicizzata e faziosa e con una serie di comportamenti del nuovo Esecutivo tutti all'insegna della discriminazione di parte, rappresenta un significativo quanto pericoloso ed inquietante esordio di un tragitto politico-istituzionale nel quale non sembra esserci alcun rispetto, nemmeno formale, nei confronti di chi deve svolgere il ruolo democraticamente fondamentale dell'opposizione. In queste condizioni la nostra ferma volontà di continuare a servire la Puglia al di là ed al di sopra delle differenze di parte rischia di essere vanificata, mente annunciamo che non potremo non denunciare e contrastare con ogni mezzo una concezione della democrazia palesemente dimezzata, ben diversa da quella che i nostri avversari predicavano e pretendevano quando il ruolo di minoranza toccava a loro". Alle critiche dell'opposizione ha subito replicato il presidente Pietro Pepe: “La conferenza dei capigruppo ha assunto all'unanimità queste decisioni riguardanti la modalità di svolgimento della seduta del Consiglio regionale di oggi: un intervento per gruppo, per un tempo massimo di 15 minuti. Inoltre tutti i partiti hanno convenuto sull'ordine dello svolgimento degli interventi, a partire dai gruppi composti dal minori numero dei consiglieri. E così, questa mattina, si è proceduto nel dibattito in aula, senza eccezione alcuna. Nell'incontro dei capigruppo nessuno ha avanzato la questione di un particolare status da conferire al candidato-presidente dell'opposizione. Se fosse stata posta, la riunione dei capigruppo avrebbe discusso e deciso al riguardo. Così non è avvenuto e nemmeno i partiti dell'opposizione hanno avanzato questa proposta. Questa è la ricostruzione dei fatti. Le polemiche, più o meno ricercate, le lascio ad altri. Il rispetto rigoroso dei tempi, con qualche fisiologico prolungamento, è stato consentito a tutti. Compreso all'on. Raffaele Fitto che, nell'ordine degli iscritti a parlare, ha preso la parola in qualità di esponente del gruppo misto. Aggiungo che altro tipo di status - come quello invocato a posteriori - di capo dell'opposizione per il momento non trova riscontro normativo. Questo per ricostruire la correttezza degli atti. In ogni caso, se l'on. Fitto avesse chiesto di prolungare per qualche minuto il suo intervento, nessuno gli avrebbe tolto la parola. Se si è cercato l'incidente per far scoppiare un caso politico, con l'assunzione di atteggiamenti "aventiniani", questa è materia di polemica politica che non attiene alle linearità della correttezza istituzionale che è la linea guida di questa presidenza del Consiglio. Per quanto riguarda le accuse di "insensibilità istituzionale", sarebbe sin troppo facile ricordare le tante occasioni nelle quali, nella precedente legislatura, l'ex governo regionale ha strapazzato il regolamento. Affinché questo non accada più, è nostro dovere far rispettare le regole. Ricordo, a proposito di sensibilità istituzionale, che il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche che, come tutti i consiglieri sanno, non è più un atto dovuto, è stato chiesto da me e voluto dal presidente Vendola per discutere dei problemi e delle prospettive di sviluppo della Puglia. Questa presidenza del Consiglio regionale non intende scendere in polemica. Il nostro interesse specifico è quello di garantire il funzionamento delle istituzioni nelle quali ogni consigliere ha e deve avere gli stessi diritti e doveri di ogni altro”. Secondo il consigliere di Rifondazione comunista Arcangelo Sannicandro (Prc) quello di Fitto è stato “un colpo di teatro, un comportamento sproporzionato, artificioso e contraddittorio. Sono sorpreso perché il comportamento dell'ex presidente della Giunta è assolutamente in contraddizione con quanto lui stesso ha fatto da presidente della Giunta. Ricordo che il dibattito sulle linee programmatiche del Presidente eletto è possibile oggi farlo solo grazie alla generosa disponibilità del presidente Pepe. L'articolo 41 dello Statuto infatti stabilisce che il presidente eletto deve solo comunicare al consiglio le sue linee programmatiche. Anzi noi, opposizione di allora, presentammo anche un comma aggiuntivo che introduceva il voto di approvazione da parte del Consiglio regionale delle linee programmatiche del presidente. Comma poi cassato su indicazione dello stesso Fitto. Secondo quanto stabilito da lui stesso nel vecchio governo regionale, oggi qui non avrebbe dovuto parlare proprio nessuno dei consiglieri”. Quindi Sannicandro ha fatto riferimento alle soluzioni indicate dal presidente Vendola per alcune problematiche. "Non abbiamo solo enunciato i problemi, come qualcuno ha detto. Il presidente Vendola si è sforzato di indicare anche delle soluzione. Ad esempio l'istituzione dell'ufficio del difensore civico regionale, può diventare un'interfaccia importante tra ente regione e cittadini, un utile terminale a garanzia e rispetto delle regole per riacquistare quel senso di legalità oggi smarrito più che mai". Un accenno anche alla certezza delle regole in materia di personale regionale perché comunque avere "un apparato burocratico onesto è la garanzia principale per ogni governo". Anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Luciano Mineo, è intervenuto in merito alle dichiarazioni del ex presidente Fitto sulla decisione di abbandonare l'aula consiliare durante il dibattito sul programma Vendola. "Suscitano davvero stupore le dichiarazioni rese alla stampa dall'ex Presidente Fitto. Adesso che Fitto è all'opposizione "l'aula del Consiglio Regionale torna ad essere una palestra di democrazia che dovrebbe esaltare il confronto e la dialettica". Fitto dimentica tutte le mortificazioni che il Consiglio Regionale ha dovuto subire negli anni della precedente legislatura. Dimentica che l'assemblea legislativa della nostra Regione è stata letteralmente svuotata dei suoi poteri da uno Statuto che ha sottratto alle competenze del Consiglio l'esame e l'approvazione di tutti gli strumenti di programmazione. Dimentica come sono stati approvati il piano di riordino ospedaliero e il DRAG, solo per citare alcuni esempi. L'opposizione, nella prima e importante occasione, si è sottratta addirittura al confronto sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta per il solo fatto che non è stato consentito all'ex Presidente Fitto di parlare per una manciata di minuti in più, peraltro in violazione di un accordo unanime raggiunto nella conferenza dei capigruppo. Al confronto sui problemi della Puglia, in sostanza, si è preferito anteporre la scelta di un "colpo di teatro" fine a se stesso. L'ex Presidente Fitto e i gruppi di opposizione non devono avere alcun timore. L'Ufficio di Presidenza in carica saprà garantire in ogni momento che il Consiglio Regionale sia effettivamente, anzi torni ad essere, una vera palestra di democrazia e di confronto. La centralità del Consiglio Regionale costituirà un vero e proprio assillo per un Ufficio di Presidenza che è nato per conseguire questo obiettivo anche promuovendo modifiche dello Statuto e del Regolamento. La cultura istituzionale e democratica non può e non deve cambiare a seconda della collocazione politica del momento". Secondo il consigliere Vincenzo Cappellini (Margherita) "quello che è accaduto in aula la dice lunga sull'aria che tira. Ho la vaga impressione che il centrodestra non abbia ancora capito chi ha perso e chi ha vinto. È difficile forse per loro metabolizzare la sconfitta". Poi Cappellini ha affermato che "ritiene più giusto porre domande a chi ha governato negli ultimi 10 anni anziché dare risposte a domande ad appena un mese e mezzo dalla vittoria del governo di centrosinistra. Che cosa ha fatto - ha chiesto Cappellini - la vecchia maggioranza di centrodestra quando Berlusconi ha realizzato 4 finanziarie penalizzando sempre e comunque il Mezzogiorno?" Quindi la conclusione dell'intervento con gli apprezzamenti per le linee programmatiche esposte dal presidente Vendola. "Una relazione importante nei temi e nei metodi di lavoro". Per Antonio Maniglio (Democratici di sinistra) "il sogno di una Puglia migliore riguarda tutti, anche l'opposizione. Evidentemente ognuno ha i sogni che si merita: quello dell'opposizione è di ribaltare il risultato elettorale non si sa in che modo e in quale luogo". Avremmo preferito un contributo reale alla discussione, tuttavia - ha aggiunto - siamo costretti, invece, a registrare ancora una volta l'arroganza del centrodestra". Nel merito della discussione Maniglio respinge le accuse che descrivono un programma di governo tutto incentrato sul disagio sociale. "Vi sono - ha continuato il capogruppo diessino - anche altri temi altrettanto prioritari: dallo sviluppo alla tutela del territorio, dai servizi al lavoro". Il metodo per governare la Puglia - assicura ancora Mniglio - è il "decentramento e la concertazione". "I riflettori nazionali e, soprattutto, le menti e gli occhi dei pugliesi sono puntati su di noi. In questo contesto - ha concluso Maniglio - riconfermiamo la nostra determinazione a sostenere lealmente e con umiltà il governo del presidente Vendola". Infine la replica del presidente Vendola che ha espresso piena solidarietà al presidente del Consiglio, Pepe, per le "parole bollenti contro il suo ruolo e la sua persona, da parte di chi ha avuto l'impudenza di evocare il rispetto istituzionale". "Quest'Aula per mezzo vuota è emblematica - secondo il presidente della Regione - del livello di rispetto istituzionale evocato e non onorato". Così, per Vendola, "viene svuotato il confronto, dirottato non sugli atti puntuali ma sulle visioni, che vengono considerate un mero aspetto retorico. Avrei auspicato un confronto sulle prospettive strategiche della Puglia, trasformato in un teatro da chi è disabituato al dibattito politico, proprio in questa sede in cui si discute del nuovo modo di organizzare il governo della Puglia, che deve puntare sulla condivisione delle responsabilità". Nel dirsi contrario ad "eccessi di livore, che insistono su toni da campagna elettorale e non conferiscono legittimità alla discussione in Aula", Vendola ha osservato che "i risparmi e gli avanzi di amministrazione non sempre sono il sintomo di un visione lungimirante: a volte dimostrano incapacità alla spesa". "La nostra visione sembra utopica perché non è compresa. La nostra politica di sviluppo si basa su una triplice prospettiva: la povertà che c'è ed è un dato di fatto. L'impoverimento di alcune fasce della popolazione che prima non erano povere e che il centrodestra fa finta di non vedere. La precarizzazione". "Le dichiarazioni - ha continuato - non sono la Bibbia, ma una traccia di lavoro. Avrei voluto ascoltare critiche, suggerimenti sugli impegni che ci attendono, sui nodi che dobbiamo affrontare e che ereditiamo dal passato: la progressiva evaporazione delle politiche sociali, la mancata spesa sui servizi sociali. L'intera politica della salute va ricalibrata sulla centralità delle persone". "A orizzonti ristretti corrispondono visioni ristrette, una politica ridotta alla forma di delibera. la politica dev'essere una discussione pubblica sui problemi, sui nodi, sulle marginalità". "Mi chiedono fatti non parole. Eccoli - ha detto il presidente - i ticket li faremo, la rimodulazione radicale ci sarà. Il taglio non sarà elettoralistico, guarderà alla fascia di nuova povertà colpita dai balzelli. Domani avremo una nuova cabina di regia AQP. Cambiare filosofia, riscrivere la missione dell'Acquedotto sarà una delle scatole magiche per rendere concreta un'idea nuova del Mediterraneo. Si apre una nuova stagione per un soggetto imprenditoriale decisivo nella geografia del bacino". "Domani firmeremo tutti i Pit. L'interregno prima del mio insediamento è stato vivace sotto l'aspetto cinematografico, con l'epica dell'arrembaggio, ma è stato un tempo morto ed abbiamo rischiato di perdere la scadenza di fine giugno per i programmi integrati. E gli Iacp? Non vogliamo spartire. Ci siamo rivolti a ruoli istituzionali di garanzia e abbiamo chiesto indicazioni per il commissariamento". "Non ci lasceremo impressionare - ha sottolineato Vendola - siamo propensi alle scelte strategiche del decentramento e della concertazione. Una politica nuova: la Puglia ha bisogno di crederci, è sofferente ma vogliosa di reagire, di riscattarsi. Dobbiamo farci carico delle esigenze di chi dobbiamo proteggere, per questo, portare i climatizzatori a casa degli anziani bisognosi non è un'elemosina ma un segnale di speranza. "Credo in un'arte del governo che non sia mai esercizio del potere - ha concluso il presidente - vorrei che lo spirito di lealtà prendesse il posto dell'ipocrisia. Eleviamo il tono delle discussioni, portiamolo sul merito delle cose. La politica non è una proprietà dei ceti politi, non è del centrodestra o del centrosinistra, la politica è un bene pubblico". L'intervento del presidente ha concluso la seduta del Consiglio. Lo Statuto non prevede l'approvazione formale delle dichiarazioni programmatiche.
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