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Rappresentata a Molfetta la Quarantana di Orazio Panunzio dal gruppo “Su il sipario”
05 aprile 2014

MOLFETTA - "Siamo orgogliosi nel portare avanti questo progetto per omaggiate lo scrittore Orazio Panunzio. I consensi ricevuti questa sera ci spingono a fare sempre meglio. Ci aspettano altri appuntamenti, in cui replicheremo la Quarantana. Sicuramente di grande prestigio sarà la rappresentazione del 10 aprile presso la fabbrica di S. Domenico all'interno del programma, che l'assessorato alla cultura si è dato per il periodo quaresimale. Questo sicuramente aumenta la responsabilità che sentiamo nel rappresentare una delle opere della trilogia quaresimale di O. Panunzio e nel farla conoscere al grande pubblico molfettese. Ringraziamo per questo l'assessore Betta Mongelli e la sua équipe di collaboratori".

Queste le parole rilasciateci da uno dei dirigenti del gruppo al termine dello spettacolo "La Quarantana", allestito sabato 22 marzo presso la chiesa di S. Stefano a Molfetta.

L'opera è tratta dal dramma bilingue "La scala degli Angeli". Un lavoro che affronta le vicissitudini dolorose di sette personaggi/peccatori che, raccontando la propria auto-denuncia, liberano di un dolore il cuore della Vergine Addolorata: dolore e cuore raffigurati da un' arancia e sette penne.

Il lavoro è portato in scena dal gruppo teatrale della parrocchia S. Gennaro "Su il sipario", che passa con grande disinvoltura da una commedia teatrale in vernacolo ad un impegno più serio, più riflessivo.

In apertura della serata la professoressa Marisa Carabellese e Pino Sasso hanno tracciato un ricordo della figura di O. Panunzio come uomo, scrittore, poeta e drammaturgo. Subito dopo si sono dipanate le vicende umane dei sette protagonisti della Quarantana. Si è passati dalla "Signora" al "Comandante", dalla "Biondina" alla "Spirituale", dall' "Americano" al "Professore" e a "Speranza".

Momenti di grande intensità emotiva sono state le preghiere recitate dalla "Vergine Maria", che diventano autentiche poesie.

L'ambiente veramente suggestivo e particolare, sotto lo sguardo di Gesù flagellato e della Madonna Addolorata, tra luci soffuse e silenzio mistico, ha contribuito non poco a far crescere il patos della rappresentazione.

I protagonisti hanno affrontato l'impegno con grande umiltà e serietà, riuscendo con i diversi monologhi ad emozionare i presenti, oltre che sé stessi.

Sicuramente tanti si sono avvicinati a vedere questa opera con scetticismo e curiosità; alla fine, dai complimenti e le felicitazioni ricevute dai protagonisti, siamo convinti che i più si saranno ricreduti. La location (come si usa dire oggi) veramente particolare, i consensi, gli incoraggiamenti hanno dato la giusta fiducia agli organizzatori di questo progetto "Omaggio a O. Panunzio", per il proseguimento del cammino per i prossimi appuntamenti.
Franco Squeo

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