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Programma riqualificazione Madonna dei Martiri a Molfetta, i dubbi del Liberatorio politico
12 giugno 2007

MOLFETTA - Matteo d'Ingeo del "Liberatorio politico" interviene con un comunicato sul programma di riqualificazione del rione Madonna dei Martiri (foto). Ecco il testo: "Nella seduta del 7.05.2007 il Consiglio Comunale all'unanimità, maggioranza e opposizione, ha approvato il PIRP - Programma di riqualificazione del Rione Madonna dei Martiri nell'ambito del Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie. Tutto comincia con il bando di gara indetto dalla Giunta Regionale con deliberazione n.870 del 19/6/2006, che definiva i soggetti abilitati a promuovere i PIRP (Comuni, IACP e altri enti pubblici, Imprese e Cooperative) e stabiliva, altresì, che nell'elaborazione ed attuazione del PIRP, occorreva promuovere il massimo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli inquilini maggiormente rappresentative sul territorio, delle forze sociali, delle rappresentanze dell'imprenditoria interessata (edilizia, servizi, commercio, ecc) del mondo della cooperazione e del volontariato sociale, e un “confronto concorrenziale di evidenza pubblica per l'individuazione di altri soggetti attuatori privati”. L'amministrazione comunale indice una riunione il 10.10.2006, con la “partecipazione delle parti sociali interessate”, avente ad oggetto l'individuazione delle zone obiettivo per la partecipazione al bando PIRP. Dal verbale della predetta riunione emerge che la proposta prioritaria da candidare al PIRP era quella della riqualificazione del Rione Madonna dei Martiri. Dalla delibera di Giunta n.116 del 23.10.2006 però, non si comprende bene se in quella riunione si presentò come unica proposta la riqualificazione del quartiere Mad. dei Martiri; è molto chiaro, invece, che precedentemente qualcuno, negli uffici comunali, aveva già predisposto un'indagine comparativa tra due aree periferiche di maggior degrado abitativo ed urbanistico: Rione Mad. dei Martiri e via A. Fontana – via Ruvo, dalla quale era emerso che la prima zona era quella più “appetibile”; a parere dei nostri tecnici comunali il quartiere Madonna dei Martiri, alla luce del degrado urbanistico, edilizio e per il disagio abitativo avrebbe potuto ottenere un punteggio abbastanza alto per accedere ad un finanziamento di 4.000.000,00 di euro. Dovrebbero essere demolite quattro palazzine e ricostruite dove oggi ci sono i vecchi capannoni di De Lillo. Si tratta di ben 32 case popolari (ai numeri civici 12, 13, 14 e 15 di via Madonna dei Martiri) che faranno spazio ad una nuova piazza con parcheggio interrato. Durante la presentazione del progetto, c'è parso di capire che gli abitanti interessati non abbiano partecipato tanto alla scelta condivisa del progetto, così come vuole il bando regionale n.870 del 19.06.2006. Giustamente qualche signora abbastanza agguerrita chiedeva il perché fossero state scelte le palazzine 12, 13, 14 e 15, e non quelle dal 7 all'11 che sono le più disastrate. Altri hanno urlato con forza, che sono cinquant'anni che sono lì, dimenticati da tutti con i loro problemi, nessuno mai si occupa di loro se non quando ci sono le campagne elettorali. Su queste ultime parole sincere del popolo si deve riflettere. Con una delibera di Giunta e una di Consiglio Comunale si bolla in modo inequivocabile che “il quartiere più degradato della nostra città da tutti i punti di vista è quello della Madonna dei Martiri”. Sarei stato molto più contento se il Sindaco, l'ing. Rocco Altomare e tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione avessero deliberato una serie d'interventi da attuare subito in quel quartiere, rastrellando dal bilancio comunale tutte le risorse possibili, a prescindere dal Bando Regionale. Allora sì, che avrebbero dimostrato agli abitanti di quel quartiere di voler intervenire seriamente sulle loro condizioni di vita. Invece no, il degrado del quartiere Madonna dei Martiri esiste da sempre e ogni campagna elettorale ce ne ricordiamo. Questa volta non solo comincia in anticipo la campagna elettorale delle amministrative provinciali, ma forse c'è in più qualche interesse privato da soddisfare. Oppure molto più malignamente questo progetto è strettamente collegato al grande progetto del porto? E' difficile accettare l'idea che si usa strumentalmente il disagio e il degrado di una parte di questa comunità solo per accedere a finanziamenti pubblici senza che questo progetto faccia parte di un programma politico amministrativo più ampio. Naturalmente sorgono delle riflessioni o dubbi sulla vicenda. Premesso che il bando regionale prevedeva tra la documentazione da allegare anche: a) il formale assenso al programma da parte della maggioranza dei condomini degli edifici interessati dagli interventi nel PIRP e idonee garanzie in merito all'attuazione del programma stesso; b) la relazione riguardante le forme assunte per assicurare la partecipazione degli abitanti alla elaborazione e attuazione del PIRP e il coinvolgimento delle forze sociali, delle rappresentanze dell'imprenditoria interessata (edilizia, commercio, servizi, ecc…) della cooperazione e del volontariato sociale, opportunamente documentati; c) delibera del consiglio comunale di approvazione del PIRP, contenente in maniera esplicita l'adozione di variante con indicazione della normativa in base alla quale è stata adottata. E' giusto che la città sappia: In che modo sono state coinvolte quelle forze sociali, del volontariato e dell'associazionismo che il bando prevede? Quali sono state “le parti sociali interessate”, visto che nella delibera madre non sono state riportate? Chi ha deciso che il quartiere da interessare al progetto doveva essere la Madonna dei Martiri, e non altri quartieri che presentano simili problemi di degrado? Quali sono stati i criteri usati per la scelta delle palazzine da demolire, le condizioni statico-strutturali o semplicemente criteri tecnico-estetici? In che modo sono state coinvolte le forze produttive e gli imprenditori privati? Tanti di questi quesiti sono stati posti anche da qualche consigliere di opposizione nella seduta di consiglio comunale che ha approvato il progetto, ma risposte non ne sono arrivate e nonostante tutto tutti hanno votato a favore. Ho l'impressione che tutta questa messinscena è solo pura demagogia e che non si realizzerà mai nulla, e lo sapete perché? Semplicemente perché quei protocolli d'intesa che il bando prevede, tra amministrazione e privati che dovrebbero cedere i suoli per costruire le nuove “case popolari” non ci sono. La soluzione è quella dell'esproprio per pubblica utilità, ma a Molfetta gli espropri durano anche decenni".
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