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Prezzi alti nella vendita di frutta e verdura ma i produttori soffrono
15 dicembre 2009

Da un nostro affezionato lettore che lavora nel settore agricolo, che sta conoscendo una crisi pesante riceviamo la seguente riflessione sugli elevati prezzi al dettaglio di frutta e verdura, con un ricarico notevole rispetto a quelli alla produzione. Ecco il suo contributo: Carissimi amici di Quindici, nei primi giorni di dicembre, passeggiando in un ipermercato mi sono soffermato ad osservare i prezzi relativi a frutta e verdura. Premettendo che, insieme ai miei due fratelli conduciamo un’azienda agricola di medie dimensioni e ben avviata, mi sono subito reso conto che i ricarichi effettuati sui prezzi erano veramente alti. Si parla sempre più di crisi, a volte passata a volte reale, comunque basata su dati in percentuale che non tutti riescono a comprendere. Come tutti i settori anche quello dell’agricoltura sta subendo, ormai da anni, un continuo e lento declino. Forse anche con l’apertura di ipermercati, ormai presenti sul territorio a piccole distanze l’uno dall’altro. E quindi anche il fruttivendolo, figura caratteristica, con i banchi colorati dalle quantità di prodotti, sta soffrendo. L’agricoltura soffre, perché? Se ci fosse un regolamento che determina il prezzo massimo di vendita al pubblico, le cose non sarebbero poi così nere. Si sente parlare di agricoltura quando, giustamente i prezzi salgono, dico giustamente anche perché i prezzi purtroppo scendono. Per la maggior parte dei casi il prezzo dipende molto dai fattori climatici, non c’è una eccessiva produzione. E’ ovvio che più miti sono le temperature e più alta sarà l’offerta di prodotti. Più rigide sono le temperature e più bassa sarà l’offerta. Ma allora perchè ci troviamo di fronte a ricarichi vicini a un 450%? Perché un cittadino deve consumare euro 1,45 per comprare un chilo di cicorie quando può benissimo acquistarne due? Limitare l’acquisto dei cittadini vuol dire mettere un freno ai produttori locali, è come se prendiamo in esempio in semplice imbuto. La bocca larga rappresenta la produzione locale, e il cono stretto indica lo sbocco, dopo tanti e tanti passaggi. Veramente molto stretto. Di questo nessuno ne parla e nessuno si preoccupa, si compra solo perché ci troviamo in un grande ipermercato e ci illudiamo molto spesso di offerte che in realtà non esistono. Anche le associazioni di categoria restano a guardare quasi impaurite dai giganti che si ha di fronte. L’agricoltura non può essere soffocata in questo modo, tornare a comprare frutta e verdura dalle bancarelle in città è un modo per rilanciare un settore che per l’economia molfettese è molto importante insieme alla pesca. Non facciamoci illudere dalle apparenze, mercato all’ingrosso, fruttivendolo e cittadino rappresentano gli unici tre passaggi per avere ricarichi giusti. Mettiamo da parte giacche e cravatte e diamo un giusto valore ai nostri prodotti locali.

Autore: A. A.
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