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Preti e musici del Seicento Note dal ms. 232 della Biblioteca Comunale di Molfetta
15 settembre 2002

di Giovanni Antonio del Vescovo Dell'inedita Breve notitia delli Vescovi, Dignità e canonici di questa Cathedral chiesa di Molfetta, di Geronimo Visaggio (1657-1720), fu realizzata una copia oggi custodita nella sezione manoscritti della Biblioteca Comunale di Molfetta con la segnatura ms. 232. La lettura della cronaca del Visaggio offre spunti di riflessione in merito ai preti che conoscevano solo i rudimenti del canto gregoriano ed a quelli che erano anche musici nel senso pieno del termine. Del primicerio Giovanni Lupis il Visaggio scrisse che «era Mastro di Ceremonie, huomo di bella presenza, alto e grosso a proporzione, buon cantante ma per pratica di tant'anni nella chiesa», mentre del canonico Giulio de Luca annotò che «fu un buon ecclesiastico, attese sempre al servizio della Chiesa, e Choro, nella quale era uno delli continui, però havea una voce grossa e tremante». Un altro de Luca, il canonico Ignazio, fu definito «mastro di canto, benché di poca voce». Del canonico diacono Col'Antonio Vergine ricordò che «non cantò altro se non un capitolo in una Vespera dell'Assunzione di Nostra Signora». Giovan Battista de Gioia «huomo della casa di Monsignor Pinelli […] sapeva qualche cosa di canto fermo, prese pratica appresso Monsignor Loffredi». Maestro di canto gregoriano fu, nella chiesa del Purgatorio, il canonico Francesco de Cillis (ordinato sacerdote nel 1703), che a dire del Visaggio era «buon cantante di canto fermo seu gregoriano di bellissima voce, tanto che se havesse applicato al canto figurato saria stato uno dei buoni tenori della provincia». Il Visaggio ci ha lasciato appunti su Giuseppe Ignazio Sergio (Valenzano 1679 – Cassano Calabro 1744) «giovane d'ottimi costumi, buon suonatore d'arciliuto che imparò da giovane, assieme con il ballo» e su un suo parente, Saverio Visaggio, «buon giovane, imparò da giovanetto il canto gregoriano, era alto di statura, non era ignorante, per mancanza di cantori nel choro Monsignor Loffredo lo fece entrare nel Capitolo». Infine il Visaggio ricordò Giuseppe Carlo de Angelis (fratello dell'organista Bernardo), «buon anzi ottimo cantore» e Giuseppe Gadaleta «buon giovane, sapeva di canto figurato, e molto più del Gregoriano». Sin qui le notizie sui canonici che avessero qualche conoscenza di canto. Tra i musici, invece, il Visaggio ricordò Bernardo de Angelis, organista, «huomo anco esemplare e di buoni costumi, ma era assai scrupoloso, ma per altro faceto, e di buona conversazione, fu Mastro di Cappella, e gran Professore e mastro del canto Gregoriano». Il de Angelis fu sodale di Gaetano Villani, maestro di Cappella della Cattedrale di Molfetta; spesso cantò da basso. Di un altro musico, Amedeo Lepore, scrisse che fu «huomo semplice, intiero d'ottimi costumi, quale havea un nepote Mastro di Cappella, benché accasato e della provisione li toccava dal Capitolo, per molti anni, la contribuirono all'indoratura dell'organo do questa Cathedrale». Si trattava di Amedeo e Giulio Lepore, zio e nipote, alla cui «scuola della musica et di sonare» (nella seconda metà del Seicento) si formò il chierico Leonardo Fragiacomo, in seguito celebrato maestro di cappella. Le annotazioni più importanti appaiono essere quelle relative al citato Leonardo Fragiacomo ed a Nicola Messina. Si riporta integralmente il testo del Visaggio, atteso il loro rilevante valore storico: «D. Lonardo Fragiacomo in quel tempo, uno dei sacerdoti Capitolari, e Mastro di Cappella, questo fu discepolo di D. Nicola Messina celebre Mastro di Cappella a suo tempo, per haver studiato nelli Conservatori di Napoli e poi in prattica a Roma, e Venezia, ove apprese bene l'arte di comporre, atteso le sue gran capacità, et anco per essere il sangue dei Musici, havendo un zio paterno chiamato D. Giov. Lorenzo Messina, quale fu musico, che portandosi in Napoli per alcuni affari domestici, andò un giorno all'Arcivescovado, dove ann[u]almente il Signor Cardinale Filomarini assisteva nel suo trono, e perché lui era d'una statura alta, diede al genio al Sig. Cardinale, quale lo fece chiamare sopra il palazzo, e lo domandò di dov'era, della professione, e di quello andava facendo in Napoli, li rispose essere di Molfetta, venne in Napoli per suoi interessi, et haver tintura di canto figurato e Gregoriano, li piacque il suo genio a quel del Sig. Cardinale, e lo richiese se voleva star in Napoli, et havendolo risposto di si, lo providde subito d'una porzione nell'Arcivescovado all hora vacante, che è come un sotto Canonico, e restò in Napoli, dove chiamò il suddetto D. Nicola a studiare nel Conservatorio di musica; e passò questi a miglior vita nell'anno 1679 havendo lasciato li suoi scritti a questo D. Lonardo suo scolaro, con li quali et altre opere faceva venire da Napoli, Ferrara e Venezia ha fatto il Mastro di Cappella per più anni in questa Città, mentre D. Gaetano Villano se ne volse andare; finalmente s'è tediato o per altri più potenti motivi, di cui tutti li musici si lamentano ha cessato, ma sta bene di beni di fortuna, con una buona casa fabricata da fondamenta e sta allegramente, per non perdere li suoi scritti, tiene adesso in Napoli un suo nepote a studiare di musica, havendolo prima tenuto in Conservatorio, dove non confacendoli o la fatiga, o l'aria, va in casa d'un maestro di Cappella a studiare». In questa sede si aggiunge che Nicola (o Nicolò) Messina (o Missino), oltre che maestro di cappella, cantò spesso da tenore.
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