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Porto, fine delle illusioni: si ricomincia da capo. Gli effetti dei pasticci commessi in passato con molta superficialità e spreco di denaro pubblico
05 aprile 2016

MOLFETTA – C’era da aspettarselo di fronte a progetti raffazzonati, a superficialità amministrativa e a ipotesi di reati che hanno portato ad arresti e a sequestri del nuovo porto commerciale di Molfetta. Ora si ricomincia da capo. Una doccia fredda per tutti. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha, infatti, rigettato il progetto dei lavori di messa in sicurezza del nuovo porto commerciale. Occorre riprogettare l’intera opera. Con buona pace dei cosiddetti esperti e di quei politici che con molta superficialità hanno commesso errori su errori, soffiando sul fuoco e organizzando  proteste, raccolte di firme, nessuna delle quali spontanee, ma tutte artatamente pilotate a danno di utili idioti.

Oggi è stato, infatti, notificato al Comune di Molfetta il parere negativo del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul progetto di esecuzione dei lavori di messa in sicurezza del nuovo porto commerciale. Il parere ottempera quanto richiesto dal punto 2 del provvedimento di dissequestro condizionato emesso in data 15 maggio 2015 dalla Procura della Repubblica di Trani.
Tale provvedimento dispone, infatti, la restituzione delle aree portuali oggetto dei lavori “per consentire all’amministrazione competente di procedere al completamento delle opere del Porto, previo redazione di un progetto complessivo comprendente in via prioritaria le opere di messa in sicurezza, da sottoporre all’approvazione degli Enti preposti e non ultimo il Consiglio Superiore dei lavori pubblici”.
I lavori di messa in sicurezza sono stati approvati il 28 gennaio del 2015 con delibera di giunta comunale n. 14 e sono stati concordati e precisati nel corso di numerose riunioni congiunte, a partire da novembre del 2013 fra amministrazione comunale, l’amministratore custode giudiziario, la direzione lavori e la ditta appaltatrice e riguardano la messa in sicurezza e conservazione delle opere esistenti alla data del sequestro preventivo del cantiere avvenuto in data 7 ottobre 2013, nonché il ripristino dei danni subiti dal molo di sopraflutto a causa delle mareggiate intervenute successivamente.

I lavori prevedevano quindi la messa in opera dei 14 cassoni di cemento prefabbricati (nella foto) e posizionati nello specchio acqueo del porto e il ripristino dei danni subiti dal secondo braccio del molo di sopraflutto per effetto del moto ondoso con l’esecuzione completa del tratto di molto in costruzione alla data del sequestro del cantiere.
La sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici ritiene, sulla linea di quanto sostenuto dal Pubblico Ministero che il progetto di messa in sicurezza non deve “in alcun modo determinare la prosecuzione delle opere di cui al progetto originario, ma devono intervenire unicamente sulle opere già realizzate. L’obiettivo del P.M. è quello di contenere la spesa e di evitare la prosecuzione di opere del progetto originario nonché di evitare ulteriore aggravio di spesa pubblica a carico della collettività”.

Il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici rigetta il progetto perché non rispettoso del parere espresso dal Pubblico Ministero che ha disposto “la redazione di un nuovo progetto complessivo, comprendente in via prioritaria le opere di messa in sicurezza e bonifica delle aree di intervento” e la sottoposizione di tale progetto allo stesso Consiglio Superiore dei lavori pubblici.
Il sindaco ha convocato venerdì 8 aprile un tavolo tecnico con gli studi legali Cerulli Irelli e Laforgia che assistono il Comune  in questa complicata vicenda per valutare i prossimi passaggi.
Si profila lo scenario di una nuova gara di progettazione, ma intanto permane la necessità di eseguire con tempestività i lavori di messa in sicurezza. Questione che rimane al momento irrisolta dopo il “no” della Procura e i pareri dell’Anac e del Consiglio Superiore.
Finalmente si fa chiarezza sulla vicenda porto strumentalizzata ad arte dal centrodestra e dai servi sciocchi che hanno speculato perfino sulla gravità della situazione, facendo ritenere ai cittadini che gli attuali amministratori volessero bloccare i lavori del porto, tacendo gli ostacoli giudiziari e istituzionali. Non tutti, però, godono dell’immunità parlamentare e non tutti possono rischiare con molta leggerezza eventuali atti illeciti, sicuri di restare impuniti. E’ l’amara verità di una situazione di blocco provocata unicamente dagli errori di chi ha male avviato l’opera e l’ha peggio portata avanti, in disprezzo delle più elementari norme giuridiche e perfino di buonsenso.

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