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Porto, finanziamenti inutili senza piano regolatore Il bluff di un progetto che rischia di restare sulla carta: ora si scopre che è tutto da rifare
15 luglio 2004

Una lagnanza che accomuna realtà piccole e grandi è che i desideri, i programmi, la iniziative i progetti stentano realizzarsi per mancanza di risorse finanziarie. Ebbene a Molfetta succede l'esatto contrario: risorse disponibili, ma mancano i progetti. Ci riferiamo alla capacità del Comune di contrarre mutui per oltre 104 milioni di euro, grazie a finanziamenti statali che a più riprese, a suo onore e gloria, il sen. Antonio Azzollini (Forza Italia) è riuscito a dirottare per il nostro porto. Una dotazione consistente per il completamento della diga foranea, il banchinaggio del nuovo molo commerciale, dragaggio e collegamento stradale. Ma andiamo per ordine. Delega regionale ed equivoci Per rendere immediatamente spendibili le risorse il Comune il senatore molfettese chiese ed ottenne dalla Regione una delega amministrativa quinquennale a partire da gennaio '03, con la definizione dei tempi e modi della realizzazione dei lavori. In questa delega la Regione scriveva che il Piano regolatore del porto datato 1949 veniva sostituito dal Progetto generale di massima approvato nell'88 e recepito nel nuovo Piano Regolatore Generale Comunale licenziato nel 2001. In pratica, tutti davano per scontata l'esistenza di un piano regolatore portuale. Sembrava che i lavori fossero imminenti al punto che il sindaco si preoccupava della futura gestione, con la proposta dell'istituzione della “Molfetta Porto”, una società ad azionista unico: il Comune. I tecnici comunali ripresero la materia ferma all'approvazione regionale del Progetto generale di massima dell'88, mai adeguato e riapprovato alle prescrizioni di vari enti e priva del VIA (valutazione d'impatto ambientale). Fu elaborato un progetto preliminare ed inviato (16.07.03) per le valutazioni previste al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. La risposta (14.11.03) è stata una doccia fredda: varie mancanze tecniche, ma soprattutto si scopre il grosso equivoco di fondo che il Piano regolatore comunale non aggiorna il Piano regolatore del Porto del 1949, ma è solo la cornice per un nuovo piano portuale, senza il quale nessun progetto può essere fatto. In sostanza, allo stato attuale non esiste né il PRP né un progetto generale del porto approvato e quindi tutto il lavoro fatto negli ultimi mesi (redazione dei progetti, conferenza di servizio, ecc.) è solo carta straccia se prima non si adotta un Piano regolatore del porto. Nulla di compromettente perché si tratta di ricondurre il tutto nell'ambito del formale dettato normativo, infatti in pochi mesi la lacuna sembra essere stata colmata. Certo se invece di andare dietro agli annunci, qualcuno avesse avuto la curiosità di guardare nelle carte, non si sarebbe perso del tempo. Tutto da rifare La normativa sui piani regolatori portuali è regolamentata dalle legge 84/94 che fissa la seguente procedura: adozione dell'Autorità Marittima (nel nostro caso la Capitaneria perché quello di Molfetta è classificato porto regionale di II categoria) d'intesa con il Comune, presa d'atto del Consiglio comunale e trasmissione degli atti al Consiglio superiore del Lavori Pubblici. Allo stato attuale si è in attesa delle valutazioni dell'Ente statale. Successivamente occorrerà il VIA (valutazione d'impatto ambientale) da parte del ministero dell'Ambiente, sia per il Piano regolatore che per le opere da realizzare. Per il progetto esecutivo occorrerà poi reperire altri dati: rilievi battimetrici per la conoscenza dei fondali, rilievi stratigrafici per eventuale bonifica per la presenza di ordigni bellici, prove nautiche per escludere l'uso di rimorchiatore per l'entrata e l'uscita di navi in ogni condizioni di vento/mare, verifica dell'ampiezza dell'ingresso del porto in relazione all'altezza delle onde con l'utilizzo dell'ondometro del laboratorio di Monopoli, dato che le verifiche fatte nel 1990 dalla società olandese Delft si basavano sull'osservazione visiva ed istantanea. I tempi saranno certamente non brevi. Dalla progettazione definitiva sino al collaudo si parla di non meno di 7 anni. Il porto che verrà Il Piano regolatore del porto va a pianificare un'area su una parte importante della città che comprende: scalo marittimo, la zona dei cantieri, località Secchia dei Pali, lo specchio di mare prospiciente il rione Madonna dei Martiri. In quest'ambito vengono individuate le quattro aree distinte ma contigue in cui è suddiviso il bacino portuale: mercantile, peschereccio, approdo turistico e cantieri navali. L'attuale diga Foranea sarà allargata a 49 mt ed allungata fino a 674, diventerà il molo commerciale e permetterà il carico e scarico di merci per più navi contemporaneamente. Il collegamento a terra sarà garantito da un ponte a più carreggiate largo 22 e lungo 450 metri. In continuità col molo commerciale, si costruirà in direzione nord la futura diga foranea di protezione di mt. 659. Il collegamento con le zone produttive e la viabilità principale (Autostrada, Ss 16bis) sarà assicurato con un ponte a scavalcare la statale 16. Inoltre gli attuali cantieri navali verrebbero spostati di mt. 50 verso il mare per lasciare lo spazio ad una strada di collegamento tra il molo San Domenico e Viale dei Crociati, mentre la località Secca dei Pali sarà destinata ad un approdo turistico. Infine l'area lungo Viale dei Crociati, dove attualmente ci sono vari capannoni, sarà destinata in sia per edilizia abitativa che per i servizi del comparto mercantile e turistico. Francesco del Rosso francesco.delrosso@quindici-molfetta.it
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