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Pino Amato: sono pronto a tornare nell'Udc Clamorosa rivelazione a “Quindici” del presidente del consiglio comunale
15 luglio 2004

All'indomani delle elezioni provinciali che hanno sancito la netta vittoria di Vincenzo Divella, del centrosinistra alla Presidenza e di Mimmo Cives della “Margherita” e di Antonello Zaza di “Rifondazione” come consiglieri nei collegi di Molfetta, abbiamo incontrato Pino Amato, presidente del Consiglio comunale e anch'egli candidato per un seggio alla Provincia con i Popolari per la Puglia, ma non eletto. Pino Amato non ha risparmiato niente e nessuno in questa intervita a 360 gradi sui temi più scottanti della politica locale: a partire da quello che è accaduto nel suo ex partito, l'Udc, al quale lancia nuovi segnali d'amore poco tempo dopo la sua improvvisa fuoriuscita proprio pochi mesi prima delle elezioni, passando con Vernola (Popolari per la Puglia) nella speranza, forse, di ottenere un assessorato alla Provincia. Poi le cose sono andate diversamente. Amato parla anche dei suoi rapporti con il consigliere Carmela Minuto, con la quale sembra non esserci più alcuno screzio nonostante contrasti violenti e spesso personali tanto che la Minuto querelò Pino Amato per un pesante insulto nel giugno del 2003. Probabilmente la sepoltura dell'ascia di guerra da parte del presidente deriva dai nuovi equilibri interni all'Udc all'indomani del primo congresso del partito che ha consacrato Pasquale Minuto, fratello di Carmela, nuovo segretario dei centristi. Ma Pino Amato non risparmia neppure qualche stilettata agli alleati, ridimensionando il risultato elettorale di An e Forza Italia e auspicando la confluenza di alcune “componenti” di questi partiti nell'Udc. Il passaggio sulla questione dell'ospedale è d'obbligo, e non ci sono mezze misure per quel che riguarda le responsabilità non tanto del presidente Fitto, quanto soprattutto di alcuni esponenti politici che hanno amministrato l'ospedale anni addietro. Lei ha partecipato all'ultimo congresso dell'Udc, cosa ne pensa della spaccatura interna al partito fra la corrente della Minuto ed il gruppo di De Robertis? “Ho partecipato al congresso in qualità di presidente del consiglio comunale, anche se non nascondo di essere ancora un iscritto dell'Udc. Ho portato i miei saluti al congresso sperando di trovare un partito nuovamente unito ed in quella occasione ho assistito all'intervento del consigliere De Robertis, il quale ha attaccato duramente la consigliera Minuto. In sostanza De Robertis ha sostenuto che l'Udc doveva essere un partito aperto e che aveva il dovere di mantenere delle posizioni di chiarezza nei confronti dell'amministrazione comunale”. La corrente della Minuto invece cosa sosteneva? “La Minuto faceva un discorso soprattutto partitico. Sinceramente non mi sento di esprimere giudizi netti o di carattere personale su nessuno, però credo che nella circostanza specifica la corrente della Minuto abbia ragione, anche perché la spaccatura è nata tempo prima sulla questione dell'assessorato. Ritengo che De Robertis non possa voler cambiare le carte in tavola dalla sera alla mattina; infatti pretendeva che il nome dell'assessore arrivasse da Bari, nonostante ci fosse già un accordo interno al partito, e riuscì anche a convincermi della bontà di questa tesi. Quando poi si rese conto che il nome non era il suo, ma di Francesco Mangiarano mi chiese di cambiare nuovamente posizione, incontrando un mio netto rifiuto in ossequio ad una correttezza nei confronti del sindaco e dei dirigenti provinciali”. Deve ammettere, però, che fra lei e la Minuto c'è un po' di ruggine legata ad alcuni episodi del passato. “Vorrei comunque chiarire che i contrasti tra me e la consigliera Minuto sono sempre stati solo politici, molto spesso si fanno delle illazioni su delle voci che girano in città, comunque ribadisco che i contrasti, anche violenti, fra me e la Minuto sono stati solo contrasti politici”. Qual è, secondo lei, il futuro dell'Udc? “Io credo che in futuro l'Udc diventerà un grande partito”. Anche se è spaccato? “E' spaccato, però oggi c'è una situazione di stabilità. Innanzitutto i Minuto hanno preso in mano il partito, questo è un dato certo anche perché la corrente di De Robertis ha abbandonato il congresso anziché confrontarsi. Io ritengo che in un congresso, indipendentemente dall'esito più o meno scontato, il confronto sia sempre la parte più alta e più importante. In chiusura del congresso, poi, sia il dirigente provinciale che il nuovo segretario hanno chiesto pubblicamente a Pino Amato di rientrare nell'Udc”. Pino Amato rientrerà nell'Udc? “Pino Amato in questo momento resta nei Popolari per la Puglia, ma nulla vieta che un domani possa rientrare nell'Udc. In questo momento, comunque, colgo solo l'invito e invito io stesso i dirigenti dell'Udc a ricomporre immediatamente le ultime fratture. Soprattutto in questo momento in cui Forza Italia sta avendo grandi problemi all'interno della Casa delle Libertà, l'Udc potrebbe essere il partito in grado di raccogliere tutte le varie anime e componenti che non si sentono più a loro agio all'interno di altri partiti come Forza Italia o Alleanza Nazionale”. Quali sono, allora, i motivi che l'hanno spinta ad allontanarsi dall'Udc e a passare con i Popolari per la Puglia? “E' stata una decisione personale, maturata sulla scia delle solite spaccature interne al partito sulla questione dell'assessorato. Io, come ho spiegato in precedenza, avevo dato il mio consenso alla nomina di Mangiarano e questo mio consenso aveva provocato la reazione di De Robertis e del suo gruppo che mi si è rivoltato contro. Quando in seguito mi sono reso conto che qualcuno ha avanzato, in maniera strumentale, la sua candidatura alla Provincia, mi sono chiamato fuori dal partito e mi sono candidato con i Popolari per la Puglia, che è comunque un movimento di centro che fa riferimento al Partito Popolare Europeo. Tra l'altro i Popolari per la Puglia erano nati per sostenere una coalizione di centro, poi quando Vernola non ha più avuto la candidatura alla provincia, ci si è alleati con la Casa delle libertà. Per questo la mia scelta di abbandonare l'Udc è una scelta esclusivamente personale sulla quale non hanno influito altri fattori”. Sempre durante il congresso dell'Udc Panunzio fece un chiaro riferimento alla possibilità di un rimpasto all'interno della giunta, secondo lei quanto c'è di vero in questa affermazione? “Non credo che in questo momento ci possa essere un rimpasto della squadra di governo, anche perché non ci sono verifiche in corso all' interno della maggioranza. C'è una situazione di stabilità, dovuta anche alla netta vittoria elettorale del centrodestra a Molfetta; indipendentemente dal fatto che sono stati eletti due rappresentanti del centrosinistra, infatti, la maggioranza di governo ha tenuto bene con circa il 60% dei consensi. Questo significa che anche i candidati che sono scesi in campo per il centrodestra hanno un seguito ampio, sia sotto il profilo politico che sotto il profilo personale. Non credo, in conclusione, che convenga a nessuno fare verifiche di alcun tipo e soprattutto non conviene a Forza Italia e ad An, visto che non hanno avuto un grandissimo risultato rimanendo sostanzialmente sulle loro posizioni”. Lei ritiene che dopo le ultime elezioni, siano cambiati i rapporti di forza interni alla maggioranza? “Sì, sicuramente i rapporti sono cambiati anche perché alcuni consiglieri sono passati da un partito all'altro. Esemplare è il caso del Nuovo Psi, che non ha partecipato alle comunali; oggi il gruppo del Nuovo Psi conta ben cinque consiglieri e due assessori. Credo comunque che si debba tenere conto di questi nuovi soggetti, e comunque anche rilanciare questa amministrazione per i prossimi due anni. Questa amministrazione ha lavorato bene, anche perché aveva i numeri per farlo, e può dare ancora di più soprattutto sotto il profilo politico e amministrativo, e cioè far uscire sempre più all'esterno i provvedimenti che vengono approvati sia in giunta che in consiglio comunale”. A proposito di Consiglio comunale, adesso in sostanza è deserto, soprattutto per l'assenza dei cittadini, e l'opposizione critica molto l'atteggiamento della maggioranza che spesso non presenta le delibere in consiglio comunale e tende ad approvarle solo nelle riunioni della Giunta. “Non mi risulta che il consiglio sia deserto, visto che nell'ultima seduta, nella quale c'è stata una discussione accesa riguardo ad alcune questioni portate dall'opposizione, c'erano alcuni cittadini che seguivano lo svolgersi dei lavori. Io però devo muovere una critica ai consiglieri di questa maggioranza, infatti spesso arrivano in ritardo rispetto all'inizio delle sedute o qualche volta qualche sospensione è durata più di quello che era stato stabilito. Probabilmente questi problemi e questi ritardi hanno spinto alcuni cittadini a non seguire più i dibattiti in Consiglio comunale, però quando sono stati discussi argomenti importanti le sedute sono sempre state molto seguite”. C'è da ammettere che ormai le sospensioni sono diventate sempre più frequenti. “A volte è la minoranza stessa a chiedere la sospensione dei lavori, oppure è capitato che l'opposizione abbia presentato ordini del giorno all'ultimo minuto…” C'è, di contro, chi accusa la maggioranza di chiudersi in “camera caritatis” ogni volta che l'opposizione presenta una proposta di ordine del giorno. “Ma no, se la maggior parte degli ordini del giorno vengono proposti dall'opposizione, la maggioranza non può approvare dei provvedimenti a scatola chiusa, quindi è prassi che il presidente sospenda i lavori e convochi la conferenza dei capigruppo per accelerare un po' la discussione. Questo sistema serve, tra l'altro, a garantire anche l'opposizione, perché un ordine del giorno che non è condiviso e non è conosciuto, rischia di essere bocciato a priori senza essere neppure discusso. Dunque io cerco di aiutare l'opposizione sotto questo profilo, mettendoli nelle condizioni di far approvare anche gli ordini del giorno proposti da loro, in ossequio al mio ruolo “super partes” di presidente del consiglio comunale”. Parliamo della questione dell'ospedale, lei cosa pensa dei manifesti di Forza Italia che accusano i dirigenti dell'ospedale “chiaramente di sinistra”? “Non vorrei parlare, su questa questione, di quello che fa Forza Italia, io penso che il piano di riordino ospedaliero andava affrontato prima o poi; quello che disapprovo è il modo con il quale questo piano di riordino è stato affrontato. Chiaramente i rappresentanti del consiglio regionale hanno spinto per difendere i loro interessi di campanile, penalizzando altri Comuni che non rappresentavano e la colpa, può sembrare paradossale, è degli elettori molfettesi, perché sia il sottoscritto che Mauro de Sario per una manciata di voti non furono eletti al consiglio regionale. Probabilmente se gli elettori molfettesi capissero che è necessario avere dei propri rappresentanti a livello provinciale o regionale, forse questo non avverrebbe. Infatti sono contento che alla Provincia siano stati eletti due consiglieri di Molfetta, anche se sono di centrosinistra. Io comunque contesto fortemente la linea del presidente della regione Fitto perché ha subito pressioni provenienti da consiglieri regionali che hanno favorito i loro Comuni di provenienza. Credo comunque che i problemi dell'ospedale vengano da molto lontano e che chi ha amministrato la città prima di noi debba farsi un mea culpa invece di andare in giro con il megafo e a raccogliere firme per l'ospedale. Questa persona, che oggi è con il centrosinistra, dovrebbe tacere anziché permettersi di sputare sentenze e parlare dell'ospedale”. A chi si riferisce? A Lillino Di Gioia? “E' evidente, anche perché quando esistevano i comitati di gestione, i presidenti nominati erano espressione di una certa corrente politica. Quindi per quanto mi riguarda con i Popolari per la Puglia oppure, in futuro, con l'Udc il mio obiettivo sarà quello di riportare il nostro ospedale a grandi livelli, anche se credo che si debba puntare soprattutto sulle risorse umane”. Lei che altre volte ha cambiato partito ha già deciso quale sarà la sua collocazione nelle prossime tornate elettorali? “Io oggi sono con i Popolari per la Puglia che sono collocati al centro e sostengono la Casa delle Libertà pur non essendone parte integrante. Se poi a livello provinciale e regionale ci saranno dei risvolti particolari, allora valuterò sul come spostarmi. Oggi comunque la mia esperienza continua con il centrodestra e sostenendo il sindaco Tommaso Minervini”. Vito Piccininni
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