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Piano sociale di zona, chi l'ha visto?
15 gennaio 2009

La legge quadro 328/2000, comunemente indicata come legge di riforma dell'assistenza, è stata definita una legge di portata storica, ed è stata, in realtà, una vittoria politica del riformismo del centrosinistra. L'obiettivo della legge è quello di prevenire il disagio, contrastare la povertà, aiutare chi è in difficoltà e migliorare la qualità della vita di tutti, evitare un stato sociale a pioggia, per garantire una assistenza su misura, tarata sulle esigenze dei singoli e delle famiglie in difficoltà, promuovendo la partecipazione attiva dei cittadini attraverso il contributo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti. A seguito della legge 328/2000, la Regione Puglia ha emanato la legge 25 agosto 2003 n.17, successivamente abrogata dalla legge 10 luglio 2006, n.19, il cui articolo 10 assegna ai Comuni il compito di definire i Piani sociali di Zona, che hanno durata triennale, sulla base delle indicazioni contenute nel Piano Sociale regionale e con la piena partecipazione, concertazione tra i diversi livelli istituzionali e le organizzazioni sindacali, gli organismi di rappresentanza del volontariato e della cooperazione sociale, gli ordini e le associazioni professionali, le associazioni di categoria, le associazione delle famiglie e degli utenti della Regione Puglia. L'approvazione del primo Piano sociale di Zona 2005/2007 da parte del Comune di Molfetta, capofila dell'ambito distrettuale Molfetta/ Giovinazzo è stata per le amministrazioni di centro destra una occasione mancata. Non c'è chi non veda, dalla lettura dello stesso e dai provvedimenti amministrativi successivamente assunti, l'estraneità del piano rispetto ai bisogni reali espressi dalla nostra città, un piano conformato alla logica della spartizione dei servizi socio- assistenziali tra le amministrazioni dei Comuni di Molfetta e Giovinazzo per fini meramente politici-clientelari. Un Piano sociale di Zona che avrebbe dovuto, come tutti i Piani che concorrono alla migliore qualità della vita della nostra città, ricercare i più ampi consensi politici e della società civile. Alla richiesta dell'associazionismo, degli operatori sociali e delle forze politiche di opposizione, di un più articolato e partecipato dibattito, l'amministrazione comunale rispose con la consueta, becera e falsa motivazione dell'urgenza dell'approvazione del Piano, pena la perdita della premialità. Eppure si rileva, dalla lettura del verbale del Consiglio Comunale di Molfetta del 18 febbraio 2005, che ha approvato la prima parte del Piano sociale di Zona, che l'assistente sociale referente del Settore Socialità, esponendo la relazione tecnica, affermava: “... il Comune di Molfetta e il Comune di Giovinazzo ritengono che la concertazione debba essere permanente, periodica, che debba essere da stimolo alla sussidiarietà ed anche alla responsabilizzazione del privato sociale rispetto all'ente locale con cui bisogna arrivare a condividere gli obiettivi (pag. 33). ... “Io credo che anche la concertazione periodica permanente ci aiuterà a verificare l'andamento dei progetti e dei servizi e anche a fare qualche aggiustamento di tiro. Ogni sei mesi abbiamo previsto che si faccia questa verifica, ma io penso che anche più spesso si potrebbero organizzare tavoli di concertazione. Ancora è prevista la diretta partecipazione dei cittadini alla programmazione ed alla verifica della qualità degli interventi” (pag. 42). Ma la concertazione periodica e permanente chi la ha vista?. Se i tavoli di concertazione del primo Piano sono stati una “burla”, la responsabilità non è del privato sociale, che pur vi ha partecipato assiduamente ma non è stato posto nelle condizioni di operare non avendo avuto né l'informativa, né la documentazione richiesta; un piano approvato in fretta e furia e con il precipuo intento di dotarsi di un regolamento di affidamento dei servizi, come si rileva dagli interventi dei consiglieri comunali di opposizione, che esposero che “i verbali dei tavoli di concertazione non sono stati mai letti, né approvati, né sottoscritti dagli attori che vi hanno partecipato”. E' tanto è stato possibile perché l'amministrazione comunale di centro destra, diversamente da come hanno operato gli altri Ambiti Territoriali, vedi ad es. l'Ambito Territoriale n. 5, non ha adottato il Regolamento del “tavolo di concertazione”, imposto dall'art.16 del Regolamento Regionale 18 Gennaio 2007, n.4, e che, guarda caso, è una specifica competenza che l'art. 7 del TUEL n.267/2000 e l'art.16 “Competenze del Consiglio” dello Statuto comunale, assegna al Consiglio Comunale. Nella pubblica amministrazione, l'assenza della regolamentazione favorisce la discrezionalità, che è la madre della disorganizzazione e della clientela politica, che incidono negativamente sul risultato della programmazione e della progettazione, e non consente ai cittadini di partecipare in tutte le fasi della realizzazione del sistema integrato e di in particolare di svolgere un ruolo attivo sulla organizzazione dei servizi e degli interventi sociali e sulla valutazione della efficacia degli interventi attuati e della qualità delle prestazioni erogate. Infatti l'attenzione politica è stata rivolta agli affidamenti dei servizi, effettuati con procedure affatto trasparenti, vedi le proroghe, i rinnovi e gli affidamenti a trattativa privata, e in violazione dell'atto di indirizzo della deliberazione consiliare n.117 del 11.06.2002, che dispone di “selezionare i terzi con procedure di gara ad evidenza pubblica sulla base di requisiti di qualità e di esperienza dei processi gestionali ...”. E come se non bastasse, con deliberazione giuntale n.72 del 30.05.2008, l'amministrazione comunale di centrodestra ha preso atto del verbale della riunione del 27 maggio 2008 del Coordinamento Istituzionale, tenutosi a seguito della deliberazione della giunta regionale n.249/2008. Tale deliberazione è illegittima perché nella fattispecie la competenza a deliberare è del Consiglio Comunale (TUEL 267/2000). In pratica, il Coordinamento Istituzionale ha approvato le schede di rendicontazione finanziaria e la riprogrammazione sociale, nonché le schede di dettaglio dei seguenti servizi: a) Sportello per l'integrazione socio-sanitaria e culturale dei cittadini stranieri (Titolare: Comune di Molfetta); b) Servizi socio-educativi per la prima infanzia (Titolare: Comune di Giovinazzo); c) Struttura comunitaria a ciclo diurno per persone diversamente abili; (Titolare: Comune di Giovinazzo); d) Struttura comunitaria a ciclo diurno per anziani (Titolare: Comune di Giovinazzo); e) Assistenza specialistica per gli alunni in situazione di handicap frequentanti la scuola dell'obbligo; (Titolare: Comune di Molfetta); f) Trasporto sociale disabili; (titolare del servizio è il Comune di Molfetta). Da subito, si rileva che non è stata data indicazione delle ragioni di interesse sociale pubblico per cui sono stati individuati i servizi aggiuntivi; non è stato effettuato il monitoraggio sulla qualità dei servizi esistenti, né sulla loro rispondenza ai bisogni attuali della popolazione, non è stata effettuata una analisi dei costi - benefici, non è stata effettuata la verifica dell'andamento dei progetti e dei servizi anche per fare qualche aggiustamento di tiro, non è stata effettuata ogni sei mesi questa verifica, ne organizzati anche più spesso i tavoli di concertazione, né si è avuta la diretta partecipazione dei cittadini alla programmazione ed alla verifica della qualità degli interventi. A ben vedere, trattasi in larga parte di servizi, per lo più erogati nel territorio del Comune di Giovinazzo, aggiuntivi in quanto non previsti tra quelli indicati dalle schede di dettaglio del Piano di Zona 2005/2007, la cui individuazione non pare tenga in debito conto le priorità dettate dalle linee guida regionali. In particolare due di questi servizi sono erogati dal Comune di Molfetta sin dal 2001, per cui si sarebbe operata una sorta di sanatoria di situazioni pregresse, vedi il trasporto sociale disabili il cui affidamento per altri cinque anni è stato rinnovato senza gara pubblica, l'assistenza specialistica per gli alunni in situazione di handicap prorogata, anch'essa senza gara pubblica, ad associazioni di Volontariato dalla stessa data, e per la quale è in corso una gara indetta senza l'adozione del progetto e del regolamento del servizio. V'è anche che la deliberazione giuntale regionale n.249/2008 ha imposto che la premialità non potrà essere erogata ad ambiti territoriali che non abbiano adottato con decisione del Coordinamento Istituzionale, recepita da tutte le amministrazioni comunali interessate, il regolamento unico per il funzionamento dell'Ufficio di Piano, il regolamento unico per l'affidamento dei servizi; il regolamento unico per la compartecipazione al costo delle prestazioni. Orbene il Piano sociale di zona è scaduto il 31.12.2007 e si deve constatare che: - il regolamento unico per l'affidamento dei servizi socio-assistenziali è stato sospeso con deliberazione consiliare n.44 del 28.06.2005; - il regolamento unico per (l'accesso alle prestazioni) e per la compartecipazione al costo delle prestazioni è monco dei disciplinari (regolamenti) dei servizi erogati, che non sono stati ancora adottati, tant'è che i contributi ai cittadini indigenti vengono ancora erogati con un regolamento approvato con deliberazione consiliare n.46 del 12 luglio 1995. Ma ciò che preme stigmatizzare, è che anche per i servizi individuati dal Coordinamento Istituzionale con le relative schede di dettaglio, non vi è stata la partecipazione permanente e periodica del privato sociale, in violazione della predetta normativa e di quanto affermato nel Piano sociale di Zona 2005/2007, nella sua prima parte, a pagina 29,: “La partecipazione, intesa come modalità costante e permanente di programmazione, anche di verifica e valutazione dei servizi (si ricorda il gruppo di lavoro “misto” che si intende costituire a tale proposito) caratterizza e qualifica il presente Piano di Zona. Attraverso quest'ultima, si intende procedere alla redazione sperimentale di una “carta della cittadinanza” sociale, nell'ottica di promuovere una cultura della cittadinanza, utilizzando l'attivazione di nuovi strumenti partecipativi ed informativi secondo precise modalità organizzative (gruppi di lavoro, ecc.). Non è abbastanza? L'attuale crisi economica, che coinvolge il ns. Paese, impone una seria mobilitazione di tutti gli attori che operano nel settore della solidarietà sociale, e se la partecipazione è negata, è pur sempre possibile chiedere l'applicazione del combinato disposto dell'articolo 19, “Poteri sostitutivi”, comma 1, del Regolamento Regionale 18 gennaio 2007, n.4, così come modificato dall'art.4, comma 1, lettera c), del Regolamento Regionale 7 agosto 2008, n.19, che dispone che la Regione, su segnalazione di soggetti portatori di interessi diretti, ove riscontri casi di inadempimento ed inosservanza degli obblighi espressamente previsti dalla legge regionale, nella fattispecie: “omissione degli atti e delle procedure necessarie a favorire la più ampia partecipazione dei soggetti di cui all'art. 4, comma 2, lettera c) della legge regionale”, interviene mediante l'attivazione della procedura per l'esercizio dei poteri sostitutivi con l'invito a sanare la situazione che ha prodotto inadempimento e la nomina di un commissario ad acta. In una società destinata ormai a divenire più povera, è indispensabile che la società civile si riappropri del ruolo che l'art. 118 della Costituzione le ha assegnato.
Autore: Franco Altomare
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