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Piano comunale delle coste: addio spiaggia libera Legambiente: “Si dimezzeranno i 4 cm di litorale oggi disponibili per ogni cittadino”. L'opposizione: una vergogna, i molfettesi dovranno emigrare anche per andare al mare
15 dicembre 2003

Che la storia recente della città di Molfetta sia stata duramente segnata dalle procedure di redazione e approvazione dei piani urbanistici è cosa nota. Così come è noto che a ogni buon piano che si rispetti sia sempre stata riservata dai molfettesi un'attenzione molto particolare, calorosa oserebbe dire qualcuno. Un'attenzione fatta di concertazione all'ultimo sangue, fibrillazione degli studi tecnici, riunioni fino a notte fonda nei partiti o nelle stanze di palazzo, interessi, soldi, speculazioni, clientele, promesse, favori. E se non di piano bensì di “proposta di piano” ci tocca parlare in quest'articolo, non potremo non escludere dalle cronache un backstage lungo ormai due anni. Tutto ha inizio nel lontano 2001 quando la Regione Puglia chiese ai Comuni costieri di presentare una proposta di Piano delle Coste per definire l'utilizzo della fascia demaniale costiera stabilendo quanto e quali tratti sarebbero stati dati in concessione ai privati, quanto e quali quelli da destinare a spiaggia libera con servizi e quelli da destinare a spiaggia libera. Quale fosse l'esigenza di redigere un piano non è esplicitato in nessun documento politico a noi noto. Tuttavia è lecito provare a dare una risposta a questa domanda. Che sia stata la volontà di regolamentare o, forse legittimare, la privatizzazione di tratti di costa in nome di un non meglio specificato “sviluppo turistico”? Che sia stata la volontà di ridurre, con la concessione ai privati e con le spiagge libere con servizi, la quota di litorale da manutenere a spese dell'amministrazione regionale? In definitiva l'unica cosa oggettiva è che nel ventunesimo secolo la Regione si accorge della necessità di un Piano delle Coste. La Regione forniva ai Comuni le direttive per la redazione della proposta che poi sarebbe stata inglobata nel Piano regionale delle coste salvo eventuali aggiustamenti. Essenzialmente i criteri forniti dalla Regione si possono ricondurre al principio di equità secondo cui sarebbe necessario garantire l'utilizzo libero di una risorsa inalienabile, qual è il demanio costiero, e il suo pieno godimento. E' per questo che la Regione imponeva una fase di ricognizione per individuare le diverse tipologie di costa (alta a versante; alta a terrazzo; rocciosa a piede coperto; a ciottoli ecc.) in modo da assicurare, per ogni tipologia, una fruizione e una godibilità omogenea tanto per le strutture private quanto per i cittadini. La Regione inoltre fissava le aliquote massime per ripartire la destinazione delle aree omogenee a vocazione turistica: non più del 40% poteva essere concesso ai privati e del rimanente 60%, non più del 40% poteva essere tipizzato “spiaggia libera con servizi”. Implicitamente si chiedeva di individuare i tratti di litorale a vocazione turistica e scegliere, nei limiti fissati dalla Regione e con l'ausilio di adeguate analisi, le aliquote corrispondenti alle diverse tipizzazioni. Inaspettatamente e, a nostro avviso, in contraddizione con quanto previsto dal recentissimo Piano Regolatore, i progettisti incaricati della redazione del Piano, l'architetto Corrado Petruzzella e l'ing. Michele Losito, hanno considerato “a vocazione turistica” l'intero litorale molfettese, anche quello di ponente che secondo il Prg è tipizzato come “zona agricola” e su cui insistono ben due divieti di balneazione dovuti alla presenza ormai decennale degli scarichi fognari dei Comuni di Molfetta e Ruvo-Terlizzi. In merito alla non balneabilità, l'unica attenuante sarebbe la volontà di considerare solo “potenzialmente” balneabile l'intero litorale, in attesa di una bonifica dei tratti non balneabili. E, in effetti, sarebbero previsti a ponente, da parecchi decenni ormai, interventi di bonifica. Tuttavia poiché nelle norme tecniche di attuazione del Piano delle Coste non sembra esserci alcun riferimento alla possibilità di “attuazione modulare” del piano, si deve ritenere che, se dal momento della sua entrata in vigore i divieti di balneabilità non saranno rimossi, la percentuale di zone concedibili ai privati risulterà, in rapporto alla lunghezza di litorale effettivamente balneabile, addirittura superiore al limite fissato dalla Regione (40%). Con buona pace dei poveri cittadini. E se anche il forum Agenda 21 (con una nota del 18 agosto scorso) espresse molte perplessità in merito, non sembra che progettisti e amministratori ne abbiano tenuto conto. “In relazione alla tipizzazione agricola prescritta dal Prgc per le aree retrostanti la costa di ponente, come pure alla presenza in dette aree di beni riconosciuti e tutelati dal Putt/p, si evidenzia come l'allocazione di strutture di tipo turistico-balneare e delle infrastrutture ad esse connesse appaia contrastare o quantomeno divergere dal modello di sviluppo predisposto dal dispositivo pianificatorio vigente”. In quanto alle aliquote corrispondenti alle diverse tipizzazioni, la scelta, mai ufficializzata in alcun atto politico, è stata quella di concedere il massimo concedibile ai privati (il 40% dell'intero litorale) e di prevedere il minimo per la spiaggia libera con servizi (il 20% del complementare all'aliquota concedibile ai privati). In altre parole: stabilita l'aliquota concedibile ai privati pari al 40% del totale, il 20% del rimanente 60%, fa appena il 12% dell'intero litorale. Questo, per una scelta dell'amministrazione comunale, sarà l'ammontare complessivo della spiaggia libera con servizi a disposizione dei molfettesi. La scelta, discutibilissima sotto il profilo sociale, lascia ancora più perplessi perché non è scaturita da alcuna analisi sulla “capacità che le parti di costa designate alla libera fruizione hanno di soddisfare la domanda” o dall'analisi “dei flussi turistico-balneari in atto o potenziali” e dalla riflessione “sul rispetto degli usi e delle consuetudini locali”. Inoltre si tratta di una scelta che non sembra sia mai stata ratificata da alcun organo istituzionale: il Consiglio Comunale, infatti, organo preposto a tale tipo di scelta e di indirizzo, non si è mai espresso in merito. Le spiagge più belle ai privati: poche e malmesse quelle libere Al di là delle aliquote stabilite per ogni tipizzazione, i progettisti hanno operato scelte ben precise sulla localizzazione delle diverse aree (concedibili ai privati, libere con servizi e libere). Spiagge storicamente popolari, ad altissima fruibilità e accessibilità come quella antistante l'Inps, al lungomare, l'unica spiaggia cittadina raggiungibile anche a piedi da mamme e anziani; il tratto di costa prospiciente la Colonia (in località 1ª Cala); parte di contrada Torre Rotonda; gran parte della seconda e terza cala; buona parte del Gavetone; la parte più bella di Cala S. Giacomo; la splendida cala di Torre Calderina: tutte queste spiagge, per l'amministrazione comunale, saranno concedibili ai privati. Non solo. Nel litorale di ponente, oltre alle due spiagge già citate, se ne contano numerose altre, dichiarate concedibili ai privati, per un totale, di ben 10 lunghi tratti. Questo significa che lì potranno sorgere ulteriori stabilimenti balneari che si andranno ad aggiungere ai tanto numerosi già esistenti. Solo il 12% del totale sarà destinato a spiaggia libera con servizi: si tratta del tratto a ponente di Torre Gavetone, della Prima Cala, di Cala S. Giacomo e parte del tratto compreso tra Torre Calderina e il Lido Nettuno (un tratto di costa alta il cui accesso al mare è da veri acrobati). Se si tiene conto che nel conteggio di questo 12% di spiaggia da destinare a libera con servizi, pare si siano considerate anche l'alveo di una lama e le strade e gli arredi esistenti (a Cala S. Giacomo: fondo lama, villetta e parcheggio; alla Prima Cala: giardini, strada e parcheggio), lo spazio riservato all'asciugamani sarà davvero molto più piccolo. In questi tratti di spiaggia l'ingresso sarà completamente libero, ma per usufruire di servizi minimi si dovrà pagare una qualche tariffa a un concessionario. Le restanti spiagge, cioè qualcosa di assolutamente non adatto alla balneazione, di difficile o talvolta impossibile accesso, rimarranno completamente libere (anche di servizi minimi!). C'è allora da chiedersi. Chi si occuperà di loro? Chi pulirà i tratti meno accessibili, quelli più nascosti perché interclusi tra ville e lidi privati? E ammesso che della pulizia si faccia carico, così come dovrebbe, l'ente locale, come sarà assicurato l'accesso? E come sarà garantita la sicurezza della balneazione così come previsto da recenti disposizioni regionali? Il timore è che, ancora una volta, si dia precedenza ai privati, già fortemente avvantaggiati per l'alta qualità dei tratti concedibili e che si trascurino le esigenze della popolazione dimenticando e abbandonando al degrado le poche spiagge rimaste libere. Vale la pena ricordare che gli amministratori si “affannano” ad intervenire su qualche spiaggia libera cittadina ma con scarsissimi risultati. Pensano di abbellire le spiagge con qualche alberello piantato qua e là, e non si preoccupano di questioni assolutamente prioritarie che vanno dall'accessibilità alla sicurezza dei bagnanti, dai servizi igienici alla pulizia del litorale, per non parlare poi dell'accessibilità al mare di chi ha difficoltà motorie. Sempre in tema di scelte, si è deciso di prevedere per tutti i lidi esistenti la possibilità di ampliamento. E questo anche se le zone di ampliamento ricadono in tratti di litorale altamente fruibili e popolari. A rischio vegetazione e morfologia della costa La gran parte delle scelte fatte non sono motivate e l'assenza di adeguati studi e analisi settoriali e intersettoriali, nonché l'assenza di precisi atti d'indirizzo politici, lasciano quantomeno perplessi sulla trasparenza delle scelte effettuate. Su queste basi, che a noi appaiono assai discrezionali, risulterà davvero difficile riuscire a convincere la popolazione sulla necessità di dover rendere concedibile ai privati ben il 40% dell'intero litorale. Alcuni replicano dicendo che “la scelta era obbligata”, ma nessuno si degna di spiegarci in modo più o meno razionale, perché il 40% e non il 35 o il 20 o addirittura niente che non fosse già stato concesso ai privati. C'è ancora da rilevare che, nonostante sia prescritto dalla Regione, pare essere completamente assente uno studio botanico vegetazionale dei tratti di costa oggetto della pianificazione. Inoltre, come si evince da osservazioni prodotte dal Forum Agenda 21, la relazione geomorfologica, in alcuni passaggi relativi alla proposta di intervento, appare molto discutibile. “Asportazione della vegetazione e devitalizzazione delle radici”, “Pulizia e sigillatura dei giunti”, “Riempimento delle cavità”, “Ripascimento artificiale”, “Frangiflutti”, tutti interventi che appaiono “contrastare con gli indirizzi e i propositi che questo Forum si è dato – recitano le osservazioni – oltre che con gli indirizzi e le direttive di tutela stabilite dal Putt/p; in particolare non si evince alcun tentativo di stima dell'entità dell'azione destabilizzante esercitata dalla vegetazione che, per converso, rappresenta un elemento talvolta di unicità e rarità nel contesto ambientale in questione […]. Si evidenzia inoltre come la morfologia carsica rappresenti una testimonianza di assoluto rilievo dal punto di vista geologico e naturalistico da conservare e valorizzare in tutto il suo dinamismo, pertanto non si ritengono compatibili interventi tesi a modificare irreversibilmente l'assetto attuale alterandone il meccanismo evolutivo”. Il backstage: polemiche e clientele Se da un lato ci giunge voce di una serie di incontri convocati dagli amministratori con le associazioni ambientaliste e quelle di categoria per discutere la bozza di piano presentata, dall'altro qualcuno ci segnala che influenti personaggi della città sono impegnati in faticose trattative di compravendita di suoli e terreni in prossimità della costa. Altri ci raccontano sempre di politici impegnati in ambiziosi tentativi di “tutela” degli interessi di propri affezionati clientes che sapranno poi ricompensare adeguatamente gli sforzi e le fatiche compiute. Altri, i più spregiudicati e audaci, paventano addirittura il rischio che la città venga commissariata per le inadempienze (siamo ormai fuori tempo massimo per la presentazione della nostra proposta di piano delle coste) e garantiscono su un fantomatico pellegrinaggio in atto tra gli studi tecnici molfettesi e uno studio leccese che avrebbe avuto l'incarico dalla Regione di redigere il piano. E con questo clima sembra di essere ripiombati negli anni addietro in cui gli “squali” al fiuto del cibo si svegliavano e colpivano senza mancare il colpo. Certo appare che con questa bozza di Piano delle Coste si voglia negare ai cittadini molfettesi anche il diritto ai “4 cm di spiaggia a testa”. Massimiliano Piscitelli SCHEDA I numeri della costa di Molfetta E' lunga 11.225 metri la costa di Molfetta. 4007 metri non balneabili (a ponente: scarico Ruvo-Terlizzi, scarico di Molfetta; area portuale), 1.531 non accessibili (a ponente: confine con Bisceglie, a est del lido Nettuno, a ovest di cala San Giacomo; a levante: area tra il lido Alga Marina e la sala ricevimenti La Perla), 2.556 a bassa fruibilità (per assenza di parcheggi, presenza di discariche abusive, accessi molto difficoltosi: cala san Giacomo e tratto prospiciente, lungomare, seconda cala), solo 2.235 (il 20% del totale) sono completamente fruibili gratuitamente (tratto terminale del lungomare, contrada Longone della Spina, prima cala, parte di contrada Torre Rotonda, torre Gavetone). Sì perché dei 3mila metri di costa ad alta fruibilità, ben il 30% è già stato dato in concessione ai privati (lido Nettuno, lido Scoglio di Inghilterra, lido Bahia, lido Belvedere, lido Marina Piccola, lido Alga Marina). (fonte: circolo Legambiente di Molfetta) LE REAZIONI 1 I politici Dure le reazioni delle opposizioni alla prima bozza del Piano delle Coste. “Dopo 2 anni dalla legge regionale L.R. 319/01 l'amministrazione partorisce un Piano su cui non c'è neppure l'accordo della maggioranza – attacca Nino Sallustio, consigliere comunale della Margherita - la legge dispone che non meno del 60% della costa deve essere lasciata alla libera e gratuita fruizione dei cittadini. L'amministrazione sceglie il minimo! Ad ogni cittadino spettano 13 cm2 di spiaggia. Superficie sufficiente, se non altro, a piantarci un ombrellone! Manca a tal proposito una idea concreta di spiaggia libera attrezzata ove allocare servizi a valore aggiunto come docce, nolo sdraio e ombrelloni, ristorazione, servizi igienici, assistenza bagnanti e sorveglianza. Basti pensare che Molfetta non applica ancora l'ordinanza regionale n. 1 del 21/5/03 che prevede il servizio salvataggio, la delimitazione degli specchi acquei balenabili con indicazione delle acque sicure (-1,60 m) per i non esperti del nuoto, e la predisposizione di percorsi per l'accesso al mare da parte dei disabili”. Duro anche Antonello Zaza, consigliere comunale di Rifondazione Comunista: “Poco importa al sindaco, se i molfettesi saranno costretti ad abbandonare le spiagge frequentate liberamente fino ad oggi e a spostarsi nelle città vicine in cerca di un pezzo di spiaggia libera. Perfino la spiaggia adiacente agli uffici Inps (Lungomare Colonna, altezza ex lido Franzese), frequentata da molte mamme con figli a seguito, perché facilmente raggiungibile anche senza auto, si trasformerà in lido balneare privato. Chiediamo che le spiagge destinate a uso pubblico siano individuate nelle zone balneabili, senza inserire fra queste le zone vietate alla balneazione (ad es. Cala S. Giacomo) e che il Piano garantisca davvero la libera ed effettiva fruizione della spiaggia ai cittadini”. Perplessità da Corrado Minervini, consigliere comunale DS: “La maggior parte dei guasti dell'Amministrazione di Tommaso Minervini nascono dalla scarsa percezione che il ceto politico della CdL ha della qualità dello sviluppo. Ritengo prioritari tre obiettivi che l'Amministrazione ha deliberatamente messo in secondo piano: la sostenibilità ambientale del piano (rispetto della morfologia del territorio, insediamenti non invasivi, riduzione della cementificazione, bonifica), la partecipazione nelle decisioni (va precisato che Consiglio Comunale e Agenda 21 sono stati investiti della discussione del piano solo in un secondo momento), la reale fruibilità della costa (non solo nei lidi privati, ma nelle spiagge libere). Al contrario si potenzia al massimo consentito l'insediamento di privati e si lascia ai rimanenti cittadini gli scarti meno accessibili”. “Infine - ha concluso Nino Sallustio – poiché il Piano delle Coste è strettamente interconnesso con quello dei Comparti Turistici D4, consentire con tale strumento l'insediamento di lidi balneari in concessione sul 40% della costa significherebbe condizionare irreversibilmente l'uso dei suoli retrostanti. In altre parole si renderebbe inapplicabile il principio dell'indifferenza dei suoli e si condizionerebbe a priori la progettazione particolareggiata dei D4. Piano delle Coste e Piano particolareggiato dei Comparti dovevano essere concepiti in modo unitario con un'unica idea progettuale per assicurare da una parte lo sviluppo turistico e ricettivo, e dall'altra la salvaguardia degli aspetti naturalistici e paesaggistici fra cui Torre Calderina a ponente e Torre Gavetone a levante.” Massimiliano Piscitelli LE REAZIONI 2 Il Forum Agenda 21 “Il Piano comunale delle coste ha come scopo prioritario l'organizzazione dell'uso turistico-balneare delle aree demaniali marittime”, spiega Domenico delle Foglie, coordinatore del Forum Agenda 21”. “Perciò questo strumento percepisce la costa primariamente come un bene da sfruttare al fine di ottenere un utile economico. Partendo da tale premessa la bozza di Piano recentemente presentata in Consiglio Comunale sembra mostrare una notevole efficacia dacché essa programma un utilizzo delle fasce costiere che si spinge sino ai massimi livelli insediativi consentiti dalla normativa regionale. Tuttavia non possiamo non notare che, nell'eventualità in cui tale piano fosse approvato senza corpose rettifiche, tra lidi, stabilimenti, e spiagge libere con servizi, si correrebbe il rischio di vedere affidare a pochi soggetti privati la gran parte, se non la totalità, dei tratti di costa realmente idonei all'attività balneare – basta consultare le mappe per rendersene conto – e questa concentrazione cagiona la formazione di uno scenario nel quale gli unici a trarre beneficio da questa forma di sfruttamento intensivo delle risorse costiere sarebbero i concessionari delle aree demaniali, mentre al cittadino non resterebbe altro che aprire il portafoglio per poter godere di un bene collettivo qual è il mare, e agli operatori turistici ubicati nel resto del territorio comunale non resterebbe che accordarsi coi concessionari per poter offrire anche ai propri clienti uno sbocco a mare” . Sulle aliquote scelte dagli amministratori, Delle Foglie precisa: “È pur vero che, secondo le previsioni del piano, il 60 % della costa dovrebbe rimanere libero, ma si tratta di un dato soltanto apparente: da una parte le aree libere sono individuate sui tratti di costa più scomodi (che sono in grado di accogliere un numero di bagnanti a parità di superficie considerevolmente inferiore rispetto quello consentito dalla fisionomia dei tratti concedibili), dall'altra c'è il rischio che i conduttori delle spiagge libere con servizi (estese su un terzo del litorale non ceduto, o cedibile, ai privati) possano di fatto impossessarsi delle porzioni di litorale ad essi assegnate, e ad ogni modo, anche se si riuscisse ad evitare che quest'ultima ipotesi si concretizzi, le spiagge libere con servizi rischiano di divenire ingestibili per sovraffollamento, basti pensare a ciò che già avviene ogni estate alla Prima Cala”. Modificare completamente la logica di pianificazione, è l'idea del Forum Agenda 21. “Le aree costiere debbono essere viste come un organismo unico e come una parte essenziale di una più vasta struttura territoriale, e non come una successione di settori indipendenti: i fattori economici e ambientali non possono essere disgiunti”. Quanto al delicatissimo tratto di costa a ponente di Molfetta, “occorre procedere a un'azione strategica: restaurare il paesaggio rurale costiero e tutelare, con un'adeguata azione di rilancio, l'area protetta nella fascia costiera tra Bisceglie e Molfetta (lo vuole il Piano di Azione Ambientale di Agenda 21: anche Città Sane – OMS ha in mente di condividere questo obiettivo”. Mass. Pis. ULTIM'ORA Dalla Regione, a proposito delle concessioni demaniali sulla costa Dopo aver concesso ai privati buona parte delle spiagge pubbliche, la Regione Puglia vota per la 'svendita' della costa. Nei giorni scorsi, infatti, il consiglio regionale ha approvato all'unanimità un ordine del giorno per invitare il governo a cancellare la norma che prevede l'aumento del 300% dei canoni demaniali marittimi.
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