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Per una scuola migliore Fioriscono iniziative teatrali e culturali
15 giugno 2001

di Giovanni de Gennaro Mi pare doveroso rilevare la sensibilità ai problemi didattici e formativi della classe docente e dei dirigenti della scuola molfettese. Anche quest’anno, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e di altri enti pubblici, le scuole della città, e non solo le superiori, hanno concorso ad allestire rappresentazioni teatrali con musiche e danze, come da qualche anno ha iniziato a fare il Liceo classico per l’impegno creativo della professoressa Nicoletta de Palma, ed in collaborazione con scuole medie e scuola elementare, hanno svolto ricerche storiche con risultati sorprendenti. Ne sono state ricavate mostre e pubblicazioni di notevole interesse, per il materiale spesso inedito, raccolto da ignorati archivi familiari e addirittura nell’Archivio di Stato di Bari aperto alle classi per intelligente disposizione del Direttore, dottor Giuseppe Dibenedetto, e reso fruibile dall’impegno della dottoressa Mariolina Pansini. Le scolaresche si sono anche giovate dell’Archivio storico del Comune di Molfetta, di recente ordinato presso la Fabbrica San Domenico, della Biblioteca Comunale, della Biblioteca Provinciale “De Gemmis”, dei saggi di studiosi locali, come i professori L. Palumbo, A. Ficco, A. La Piana, M. I. de Santis, di L. de Palma e di operosi ed accurati ricercatori, come C. Pisani, C. Pappagallo, C. Natalicchio ed altri. Non sarebbe giusto stabilire inopportune graduatorie tra i vari istituti che hanno messo in scena testi del teatro classico e moderno, facendo emergere inaspettate qualità di regia di professori di latino, come Onofrio Antonio Ragno del Liceo scientifico, e le straordinarie disposizioni di molti giovani alla recitazione. Dalle loro prestazioni si ha la conferma della efficacia educativa della interpretazione drammatica: la personalità dei giovani si sviluppa e si rafforza attraverso la duplicazione ed il confronto con un altro io, arricchendosi di una cultura di valori, psicologica e linguistica. Il risultato raggiunto dalla realizzazione del progetto della professoressa Teresa De Leo, dell’Istituto Professionale Alberghiero, per il P.O.N. (Programma Operativo Nazionale), finanziato dal F. S. E. (Fondo Sociale Europeo), per l’educazione dei giovani alla integrazione multietnica e contro la dispersione scolastica, è eloquente. E’ stato tradotto in dramma, con la esperta regia di Vito d’Ingeo, lo studio di Arcangelo Ficco sul processo di stregoneria contro Rosa Pantaleo, a Molfetta, negli anni 1671-1675, arricchito da un suggestivo sottofondo musicale e dalla danza interpretativa del Sabba delle streghe. La professoressa Betta Mongelli della Scuola Media “Giaquinto” ha assicurato con le sue lezioni, nell’ambito delle 150 ore pomeridiane del progetto, in aggiunta all’orario scolastico, la collocazione storica dell’episodio. Validi protagonisti sono stati gli alunni della “Giaquinto” e quelli dell’Alberghiero che, da specialisti, hanno preparato una mostra di pietanze tipiche del Marocco. Molto successo ha riscosso anche la mostra didattica, “Territorio - Arte, Storia e Tradizione”, organizzata da più istituti di diversa fascia di età: Istituto Tecnico Commerciale e Geometri “Gaetano Salvemini”, le Scuole medie statali “S. D. Savio”, “C. Giaquinto”, “G. S. Poli”, la Scuola elementare “Rosaria Scardigno”. Partendo dalla descrizione dei “Portali” delle case patrizie della Molfetta dei secoli XVI-XVIII, dei Monda, de Luca, Passaro, Nesta, Galante Gadaleta, gli alunni sono stati sapientemente guidati dai docenti delle varie discipline, alla riproduzione grafica degli stemmi e dei caratteri stilistici, alla ricostruzione delle genealogie, rivelando ritratti inediti, alla trascrizione di episodi significativi da documenti soprattutto della vita popolare, allestendo ambienti di epoca, focolari con utensili, vestiti e biancheria, persino dolci e cibi preparati con ricette del tempo. E’ la prima volta che viene offerto ai Molfettesi un così vasto panorama della cultura materiale e della storia locale attraverso la bibliografia di studi molfettesi, portati alla luce ed al meritevole apprezzamento, ed utilizzando le strutture culturali della città, il vario patrimonio artistico spesso ignorato e gli archivi privati. I Molfettesi distratti ed in particolare i giovani, hanno potuto acquistare consapevolezza delle risorse e degli strumenti di conoscenza di cui la città dispone, e sviluppare così la coscienza storica del loro passato e della loro identità. A fare da guida erano informatissimi alunni di scuola media. Ci auguriamo che i reperti della mostra siano pubblicati in modo da offrire gli elementi per un giudizio storico. Da un altro punto di vista la mostra è stata anche di metodologia didattica, per il collegamento delle diverse discipline, per il rapporto tra cognizioni sincroniche e diacroniche, per la continuità dei problemi dal passato al presente, per l’integrazione tra insegnamenti intellettuali, creativi e pratici, per l’esperienza di collaborazione stimolatrice tra discenti di diversa età. Nel quadro di queste manifestazioni non è stata trascurata la storia contemporanea con la mostra, “Piccole storie nella grande storia (1936-1946)”, organizzata dall’Istituto Alberghiero con materiali provenienti dall’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e della resistenza, dall’Associazione culturale di Bari “Historia ludens”, dall’archivio privato Stammati, oltre agli Enti già indicati. Non è possibile citare tutti gli operatori scolastici e culturali che si sono impegnati in questo lavoro. Vada il plauso della città a ciascuno di essi, dirigenti, docenti, alunni, direttori di biblioteche ed archivi, che sono riusciti a dare senso e valore ad una scuola in forte crisi di identità.
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