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Partirebbe dal Pd regionale la regia occulta della crisi del centrosinistra e delle dimissioni del sindaco Natalicchio a Molfetta: indizi e conferme Iniziato il toto sindaco. In campo, per ora: Annalisa Altomare, Saverio Tammacco, Antonio Azzollini e Tommaso Minervini
03 maggio 2016

MOLFETTA - Che la frattura del Pd non solo locale, ma anche regionale sia profonda, era evidente anche nei riflessi della crisi dell’amministrazione di centrosinistra di Molfetta del sindaco Paola Natalicchio. Appare ancora più verosimile anche la regia occulta nell’ordine di mollare la propria amministrazione, sia come reazione allo sgarbo di Guglielmo Minervini nei confronti di Michele Emiliano, che aveva osato sfidare nelle primarie, sia come contentino del presidente della Regione alla new entry opportunista del centrosinistra, quel Saverio Tammacco, eletto nel centrodestra e da buon voltagabbana, presentatosi alle elezioni regionali in una lista di appoggio a Emiliano. Contentino anche per la consigliera comunale del Pd, Annalisa Altomare, lasciata sfogare liberamente contro quello che sembrava divenuto il suo chiodo fisso, che è sembrato frutto più di rivalità e invidia personale, che politica: abbattere l’amministrazione di centrosinistra della Natalicchio, costi quel che costi. Compreso lo sfaldamento ulteriore del Pd (anche grazie alla strategia comune dell’altro ex Dc l’anziano Lillino Di Gioia, con un conto aperto anch’egli con Minervini) e la condanna della città a un commissariamento lungo 14 mesi.


E l’Altomare, da vecchia Dc (partito esperto in tranelli e lotte fratricide) ha sfoderato tutta la sua esperienza per logorare lentamente il sindaco, coinvolgendo qualche ingenuo (e forse sprovveduto politicamente) consigliere ex “Signora Molfetta”, che ha cambiato partito, arruolandosi nel Pd forse nella segreta speranza di rimediare un assessorato, per avere quella visibilità che gli era mancata in tre anni di consiglio comunale. Il riferimento è, ovviamente, a Roberto Lagrasta che nelle ultime settimane ha scoperto una vena critica, basata sul nulla, come quella dell’Altomare. Non avendo argomenti (e non essendo riusciti ad aggregare 13 consiglieri da portare al notaio per la sfiducia al sindaco), hanno scelto la via del boicottaggio, abbandonando l’aula per creare problemi alla Natalicchio. Infatti, al di fuori di generiche osservazioni comportamentali, non hanno offerto ai cittadini elementi utili a giustificare le proprie azioni.

Nella campagna di arruolamento di Annalisa, sono finiti anche due consiglieri muti, quella Lia De Ceglia, che pochi hanno notato in consiglio, che fu eletta nel centrodestra e poi rimase folgorata sulla via dell’altomare passando al fronte opposto, chiedendo perfino la tessera del Pd e Sergio De Pinto entrato in consiglio comunale grazie alle dimissioni di Giulio Germinario nominato assessore. De Pinto ha così espresso il debito di gratitudine verso Annalisa con la quale era andato in coppia alle elezioni amministrative, con il suo silenzio in aula e la sua obbediente uscita a comando.

Ora scopriamo che dietro questi comportamenti ci sarebbe la regia del solito segretario provinciale Ubaldo Pagano, uomo di Michele Emiliano e di Marco Lacarra, segretario in pectore del Partito Democratico pugliese (il 15 maggio sarà ufficializzata la sua successione a Michele Emiliano) che dichiara: «Il governo nazionale si è allargato al centro in maniera consistente, la stessa cosa sta avvenendo nel governo regionale dove Area popolare dialoga in maniera chiara con la Regione. Gli enti locali devono uniformarsi. Mi rendo conto – spiega Lacarra – che chi ha una visione di sinistra radicale possa scandalizzarsi, ma al di là di quelle che sono le strategie politiche, il confronto avviene sui temi».
Lo rivela “Il fatto quotidiano”, che aggiunge: «E qui si intersecano le vicende più strettamente legate al territorio. Il Partito Democratico ha mal digerito la scelta della sindaca di assegnargli solo due caselle della giunta. Ne voleva di più. “Ma non per un fatto di poltrone – chiarisce Lacarra (che dimentica che il suo partito aveva incassato anche la presidenza della Multiservizi) – ma perché nella composizione della maggioranza bisogna tener conto del primo partito d’Italia. Bisogna in qualche modo coinvolgere il Partito democratico, non necessariamente facendo l’assessore, ma contando, contando qualcosa”. E la Natalicchio ha spiegato di averlo fatto. E più volte anche. Già nel luglio dello scorso anno quando con un rimpasto di governo fu proposto un assessorato, poi rifiutato dagli stessi democratici. E ancora acconsentendo alla richiesta di “verifica programmatica su tutta l’attività di governo, in corso da oltre un mese. Ogni sforzo di elaborazione partecipata delle politiche da parte mia e degli assessori della giunta è stato profuso – ha scritto nella sua lettera di dimissioni la Natalicchio -. In queste sedute di verifica la gran parte del gruppo consiliare del PD, che oggi denuncia assenza di condivisione, ha fatto mancare sistematicamente la sua presenza. Sino al paventato voto contrario in bilancio». Quest’ultimo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Alla fine, il sindaco Natalicchio, piuttosto che rimanere costantemente sotto ricatto dei 4 consiglieri del Pd e del suo segretario Piero De Nicolo (che non controllava più il partito, o non voleva farlo, avendo anch’egli aveva un sassolino da togliersi dalla scarpa, per essere stato costretto a dimettersi dalla presidenza della Multiservizi dopo aver proposto l’assunzione del figlio di una consigliera comunale del Pd, a lui vicina) ha scelto la strada delle dimissioni irrevocabili.

L’abbandono dell’aula da parte dell’opposizione, formata in buona parte di consiglieri di centrodestra aspiranti ad entrare nella coalizione di Emiliano è la strada per dar vita al grande centro o Partito della Nazione.
«Non vogliamo mandare a casa un sindaco, soprattutto di centrosinistra e in un momento come questo – chiude Marco Lacarra – ma se le dimissioni sono un modo per convincere a comportarsi diversamente, non va bene. Ma io sino al 15 maggio non posso far nulla, come disse Dante “sono fra color che son sospesi”».

Intanto il dirigente del Pd Pietro Capurso annuncia che «dopo la sceneggiata di stasera (il giorno del consiglio comunale) i consiglieri Altomare, La Grasta e De Pinto DEVONO essere espulsi dal partito. Me ne farò carico presso gli organi provinciali e mi adopererò perché il loro comportamento sia censurato dal partito».
E il segretario del Pd, Piero De Nicolo preferisce restare alla finestra a vedere quello che succede, con dimissioni sempre annunciate, ma mai attuate (magari per tenere calda la sedia per Annalisa Altomare, pronta a fare una seconda volta il sindaco). De Nicolo nel frattempo può prendere qualche aperitivo con i suoi amici Tammacco, Altomare, Di Gioia e magari anche con Tommaso Minervini (si spiegherebbe così anche il comportamento e i maldipancia dell’altro consigliere “assente” Ignazio Cirillo eletto con Sel e vicino all’ex sindaco) che ha subito la candidatura Natalicchio. Ora il buon Tommaso, secondo alcune voci, potrebbe rifarsi puntando al secondo mandato, che però fa gola anche ad un altro ex sindaco, il sen. Antonio Azzollini, il quale a sua volta vorrebbe riprendere in mano la situazione, per gestire la vicenda del porto. Ma a sbarrargli la strada potrebbe essere quel Saverio Tammacco che lo ha abbandonato e potrebbe chiedere per sé la candidatura, non essendo stato finora gratificato da Emiliano per il suo appoggio alle regionali.

A proposito di indizi, ne fornisce due anche il consigliere regionale Guglielmo Minervini di Sinistra italiana: «Due indizi... Perché spesso i fatti dicono più delle parole. Nello stesso giorno in cui un pezzo di destra entra organicamente nella maggioranza del comune di Bari, bene, in quello stesso giorno il PD rompe il centrosinistra di Molfetta e costringe alle dimissioni il sindaco.
Per la seconda volta in meno di un anno. Ecco cosa significa il Partito della Nazione. Pensavamo che la Puglia volesse restare un laboratorio del cambiamento, un'oasi del centrosinistra buono.
Invece, anche qui: dentro i faccendieri, fuori i cittadini perbene. Ha solo pochi giorni, il PD per dimostrare che due indizi non fanno una prova. Per ricucire con la politica una frattura molto profonda.
E per testimoniare che è ancora un partito, non un'accozzaglia di bande».
Forse con l’espulsione dei 4 “traditori” di Paola Natalicchio, la situazione potrebbe ricomporsi? Staremo a vedere.

Se la politica è questa, però, non meravigliamoci poi che la gente resti schifata e diserti le urne.
Intanto dopo tre anni di campagna elettorale continua, il centrodestra ora si prepara a prorogarla fino alle elezioni del prossimo giugno 2017, condannando la città a una perenne sfilata di chiacchiere e di accuse, alimentando l’odio e le divisioni, materie nella quali il centrodestra e Azzollini hanno dimostrato di essere maestri.
Ma di questo e di altri risvolti e scenari, parleremo in un altro articolo e soprattutto sul prossimo numero della rivista mensile “Quindici”, in edicola il 15 maggio (chiediamo ai lettori un po’ di pazienza, non li deluderemo, come sempre), con retroscena e commenti per fotografare una realtà destinata a peggiorare la situazione della nostra città, col rischio di un balzo indietro nel proprio peggiore passato fatto di scandali, arresti e illegalità, sulle quali sta ancora indagando la magistratura.
Sembra questa la condanna di una città che non trova pace ed è destinata ad un lento declino, già in atto da oltre 10 anni. La resistenza al cambiamento, che pur la Natalicchio, ha cercato di avviare sembra più forte di ogni cosa. Quasi una fine programmata scientificamente: in nome di quali interessi?
"La città non merita ipocrisie", ha proprio ragione Paola Natalicchio.

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