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“Pansini Legnami”: sarà demolito lo storico opificio INCHIESTA ESCLUSIVA – IL SACCHEGGIO DELLA CITTA'
15 febbraio 2005

«Siamo preoccupati dell'impatto che l'intervento edilizio proposto per l'area dei “Legnami Pansini” potrà avere sull'aumento della congestione urbana, già ora insostenibile, e dell'inquinamento ambientale». Esordiscono così i 460 cittadini che, nei giorni scorsi, hanno presentato le loro osservazioni al piano di comparto già adottato dal consiglio comunale nell'ottobre 2004. Sono preoccupati per il loro quartiere e temono che a risentirne possa essere l'intera città. Il timore è che l'intervento – 5 palazzine a 6 piani e un autosilo – possa peggiorare la qualità della vita, già precaria – dicono – nel loro quartiere. Parlano di “massimo sfruttamento della rendita fondiaria privata” e sostengono che l'intervento progettuale sembra essere “rivolto a collocare una grande quantità di volumi edilizi, più che a disegnare un brano di città vivibile”. Insomma il solito intervento a rischio-speculazione, realizzato allo scopo di arricchire i pochi proprietari di quei terreni a scapito della comunità? Non condivide questi timori Giovanna Balacco, progettista dell'intervento previsto. “Secondo il progetto presentato, l'ammontare della volumetria da realizzare sarà inferiore di 700 mc al massimo concesso dal piano: tale rinuncia, venuta dai proprietari dei suoli, va proprio nella direzione di una migliore vivibilità dell'insediamento”. Ma gli abitanti del quartiere insistono sul peggioramento della qualità della vita e sull'estensione irrisoria delle superfici da destinare a zone di pubblico interesse, previste dagli standard urbanistici (verde e parcheggi). “Il comparto, così come è stato progettato, non è autonomo”, commenta Vito Copertino, membro del laboratorio “Città partecipata, oggi”, che ha supportato il comitato di quartiere nella stesura delle osservazioni. “Le superfici cedute gratuitamente al Comune per la realizzazione di verde e parcheggi sono troppo limitate e sono state calcolate senza tener conto, per esempio, del fabbisogno di standard espresso dai volumi commerciali e direzionali. Il risultato? Attrazione di consistenti flussi veicolari in un quartiere privo delle adeguate infrastrutture viarie e degli spazi da adibire alla sosta”. In sostanza il calcolo delle superfici da destinare a verde e parcheggi è stato effettuato sulla base del numero degli abitanti insediabili nei nuovi volumi residenziali previsti dal progetto; tuttavia questa scelta, come è evidente, non tiene conto del numero pur consistente di cittadini che si troveranno a frequentare assiduamente il nuovo lotto: qui, infatti, secondo il progetto, si insedieranno anche ponderose attività commerciali per un volume complessivo pari a ben 20mila mc ovvero in un rapporto doppio rispetto al residenziale. Il piano regolatore, in effetti, prevede che il computo delle superfici da adibire a standard, per la zona “Pansini Legnami”, si riferisca alle sole volumetrie residenziali: dunque, stando così le cose, il calcolo effettuato sarebbe conforme a quanto scritto nel Prg. Ma i cittadini sostengono l'inapplicabilità di tale norma perché in contrasto con la normativa nazionale vigente che, nella direzione di una maggiore tutela dell'interesse pubblico, prescrive di estendere il calcolo del fabbisogno di verde e parcheggi anche ai volumi “commerciali” e non soltanto a quelli occupati in forma residenziale. In ultimo, un “dettaglio” curioso. In origine il Prg prescriveva la cessione gratuita al Comune del 50% dell'intera superficie del comparto in questione per la realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria. Successivamente, in seguito a un provvedimento emesso dal Comitato urbanistico ristretto della Regione Puglia, il Prg ha subito delle modifiche: in particolare, in uno “storico” consiglio comunale (quello che segnò la fine dell'ultimo mandato sindacale di Guglielmo Minervini), si deliberò di adeguare il Piano a quanto prescritto dal Cur. Ma, in fase di adeguamento, i tecnici pensarono bene di “aggiungere” un'ulteriore modifica: cassare completamente la norma che prevedeva la cessione gratuita del 50% della superficie, solo ed esclusivamente in relazione ai comparti B2, di cui fa parte l'area “Pansini Legnami”. Che dire? La questione lascia quantomeno perplessi e sollecita, per il prossimo futuro, ulteriori accertamenti. Opifici: recupero o demolizione? Il 22 gennaio scorso, dalle pagine del quotidiano la Repubblica, Dino Borri – urbanista del Politecnico di Bari – ricordava con amarezza il 21 gennaio, definendolo “una brutta pagina della storia della città di Molfetta”. Quella giornata, infatti, era stata segnata dalla demolizione, improvvisa e forse incauta, delle ciminiere del cementificio Gallo, simbolo importante del passato industriale di Molfetta ed elemento significativo del paesaggio urbano. Un pezzo di storia, insomma, una testimonianza di archeologia industriale che andava perduta per sempre in nome di anonimi palazzi. Ai capannoni dello stabilimento “Legnami Pansini”, altro elemento distintivo del paesaggio urbano, toccherà la stessa sorte. Tutto demolito per far spazio a palazzi. Eppure il piano regolatore riconosce il valore storico, paesaggistico, “tecnologico e architettonico” degli antichi opifici e stabilisce che “gli interventi devono tendere alla conservazione e riqualificazione edilizia”, ritenendo ammissibili interventi di “restauro e risanamento conservativo… e nuova edificazione in sostituzione dei volumi preesistenti non compatibili con la residenza”. “Abbiamo dovuto adeguarci alle richieste che sono state avanzate dai proprietari dei suoli” ci spiega Giovanna Balacco. A questo punto sarà il consiglio comunale, riconoscendo o meno il valore di quei manufatti, a scegliere se imporre il restauro e la rifunzionalizzazione dell'opificio, conservando un patrimonio comune di pubblico interesse o assecondare i proprietari dei suoli consentendo di abbattere il sito archeologico e realizzare un ampio utile economico. Massimiliano Piscitelli massimiliano.piscitelli@quindici-molfetta.it Tiziana Ragno tiziana.ragno@quindici-molfetta.it
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