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Pallavolo, tutti al PalaPoli per coronare il sogno. Domani il Bassano: A2 con una vittoria Draghici: "Pensiamo solo a noi e a fare bene. Il pubblico ci sostenga"
07 giugno 2011

MOLFETTA - E adesso tutti al PalaPoli per sostenere la squadra in questo secondo match della finale playoff. Tutti al palazzetto per fare in modo che quello di domani sera contro il Bassano (fischio d'inizio ore 20.30) sia l'ultimo impegno stagionale. Perché questo accada, la Pallavolo Molfetta deve vincere, con qualunque risultato. Ma deve vincere. Negli occhi e nella mente di tutti c'è infatti la vittoria in gara 1 in terra veneta contro i bassanesi. Un successo importante, che consente alla squadra di Pino Lorizio di giocarsi un match point tra le mura amiche. Dove, c'è da scommetterci, ci sarà il pieno d'entusiasmo.
La prevendita dei biglietti, acquistabili con un contributo di 5 euro (prendendone due c'è la possibilità di avere in omaggio la maglia celebrativa della stagione), prosegue a gonfie vele. L'attesa è spasmodica, ma tutti stanno bene attenti a non esondare gli argini. La vittoria in gara 1 è stata importante, ma perché diventi decisiva, serve coronarla con un successo in casa. E per vincere serve la stessa intensità messa in mostra domenica. L'onda dell'entusiasmo va bene, ma poi va seguita dal massimo della concentrazione.
Tutti lo sanno in casa Pallavolo Molfetta. E sanno anche che il Bassano verrà in Puglia per dare il tutto per tutto, per fare l'impresa. Gli avversari sono forti, abituati a grandi palcoscenici e alle partite decisive. I biancorossi dovranno essere ancora una volta perfetti. È l'unica strada percorribile per realizzare il sogno chiamato A2.
"Speriamo che il pubblico ci sia vicino - afferma Marius Draghici (foto), martello della Pallavolo Molfetta - perché questa è la partita più importante. Ci ha sempre sostenuti finora, ci aspettiamo che accada lo stesso domani. Da parte nostra, dovremo spendere tutte le energie che ci sono rimaste. Dobbiamo pensare solo a vincere, a dare tutto. E alla fine vedremo".
Draghici si dice piacevolmente sorpreso della calma con cui a Molfetta è stata accolta la vittoria. "È segno di maturità - prosegue lo schiacciatore - perché è inutile fare casino ora, quando tutto è ancora in gioco. Serve mantenere la calma". E affrontare con freddezza le difficoltà. "Difficoltà? Non conosco e non mi interessa questa parola - conclude - perché noi dobbiamo pensare a noi e non agli avversari. Dobbiamo tenere alto il nostro livello di gioco e basta. È giusto dare importanza alle cose che si devono fare bene e non alle difficoltà. Questo termine non fa per me". Il "drago", come viene chiamato Draghici, è pronto alla battaglia.
 

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CONSIGLI (gratis) per il BASSANO...Tappa obbligata nel percorso di un atleta, la SCONFITTA forma. Come ogni esperienza ha il suo valore formativo a patto che la si valuti con il giusto peso e la giusta misura. Nel dialogo io-tu la SCONFITTA diventa protagonista e diventa il tu. Uno spauracchio da superare e ridurre alla memoria dell'io. Un fantasma che pesa sulla coscienza dell'atleta perché comunque è portatrice di elementi negativi sia per il prestigio sia per la carriera sia per l'auto stima dell'atleta. La SCONFITTA è come un mostro dalle mille teste e dalle innumerevoli sfumature. Implica differenti riflessioni su di sé, sul rapporto con il proprio io (sia mente sia corpo). Deve essere accettata dall'atleta, interiorizzata come parte del sé per attribuirle il giusto valore e per assumerla come esperienza di crescita e non semplicemente come fallimento. La SCONFITTA non è solo un fallimento, è un passaggio, è un'occasione per riflettere su di sé: sulle proprie aspettative, sui propri obiettivi e sui propri errori. Il feedback della SCONFITTA ricade primieramente sul corpo. Il corpo SCONFITTO si sente sfiancato, debilitato, distrutto, annientato. Il peso del fallimento lo tocca facendo emergere tutta la stanchezza e l'inutilità degli sforzi compiuti. Nel dialogo io- tu non bisogna lasciare alla SCONFITTA il predominio né lasciare che il corpo prenda il sopravvento sulla mente. Bisogna digerire, fagocitare il momento di sconforto e passare oltre. Il passare oltre implica una grande riflessione su quanto avvenuto. Non si può dimenticare e basta. La SCONFITTA non sarebbe accettata e di conseguenza non sarebbe interiorizzata nel modo corretto. Bisogna comprendere i motivi che l' hanno provocata ed accettarli come momento di crescita e di accettazione del sé in quanto fallibile. L'abbiamo già più volte ribadito, l'atleta non è un Dio e pertanto fallisce come ogni essere imperfetto. La SCONFITTA può essere causata da diversi fattori: la sfortuna, l'assenza di preparazione, un infortunio non previsto, un incidente sul campo, una preparazione inadeguata, uno scarso convincimento delle proprie abilità. Qualsiasi sia il motivo della SCONFITTA, esso deve essere individuato e accettato dall'io che lo usa come modello negativo, da non ripetere. E' una riflessione su di sé e sulle proprie abilità che deve essere fatta considerando anche tutte le circostanze che attenuano la colpa. Ma la SCONFITTA implica un'assunzione di responsabilità e tale assunzione implica una presa di coscienza dell'errore compiuto, perché la SCONFITTA è conseguenza di errori. Tali errori possono essere in parte indipendenti dall'atleta o dalla squadra e la fortuna sicuramente ha la sua parte. Ma la SCONFITTA ha una causa o più cause e alcune di esse risalgono all'io e al suo rapporto con sé e con il proprio corpo. La domanda più plausibile che ci si deve porre è: Dove ho mancato, dove non ho sentito il mio corpo? Dove l'ho perso per strada, dove sono caduto nel controllo del corpo da parte della mia mente? Trovando risposte a queste domande la SCONFITTA assumerà il reale valore per la quale essa guadagna il connotato di esperienza e diventa davvero formante.
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