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Ospedale di Molfetta, si lucra anche sul “caro estinto”: 7 arresti Sono finiti in carcere e ai domiciliari due imprenditori di pompe funebri (Pino Spagnoletti “La Cattolica” e Francesco Guardavaccaro “Padre Pio”) un dipendente della prima agenzia, tre infermieri professionali e un ausiliario. Indagati 43 medici
15 aprile 2006

Non si può star tranquilli nemmeno da morti all'ospedale di Molfetta, dove c'è chi lucra anche su chi non è più. Sono finiti in carcere in sette, fra imprenditori di pompe funebri, infermieri e ausiliari, per aver fatto parte di un presunto comitato affaristico, sgominato con l'operazione coordinata dal Tribunale di Trani denominata “Caro estinto”. L'accusa nei loro confronti è quella di aver monopolizzato il business legato al disbrigo delle pratiche funebri dei pazienti. Queste le ipotesi di reato: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, falso in atto pubblico e peculato. Il meccanismo era collaudato: gli infermieri segnalavano i decessi già avvenuti, o imminenti, attivandosi nella preparazione dei falsi certificati di morte, in modo da accelerare il seppellimento. Allo stesso tempo cercavano di impedire i contatti dei parenti dei deceduti con le imprese concorrenti e facilitavano il trasferimento delle salme nelle abitazioni dei congiunti senza passare dalla camera mortuaria dell'ospedale. Per ogni decesso segnalato, avrebbero incassato tra i 200 e i 250 euro. I carabinieri del Comando provinciale di Bari hanno arrestato sette persone, fra titolari di imprese funebri: Giuseppe Spagnoletti, 58 anni, titolare delle agenzie “Atof” e “La Cattolica”, Francesco Guardavaccaro, 57 anni, socio dell'agenzia “Padre Pio”, accusato soltanto di concorso in corruzione e falsità ideologica, Michele De Fronzo, dipendente della agenzia Spagnoletti, di Giovinazzo, 37 anni; tre infermieri: Giovanni Caputi, di 39 anni, di Giovinazzo, Vincenzo Samarelli, di 39, residente a Bisceglie, Domenico Bovenga, di 37, di Bisceglie; un ausiliario, Angelo Picca, di 45, di Molfetta. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del Tribunale di Trani Roberto Oliveri del Castillo su richiesta del sostituto procuratore Ettore Cardinali. Nell'indagine della Procura di Trani, che è estesa anche alla provincia, sembrano essere coinvolti anche alcuni medici dello stesso ospedale, i quali, secondo l'accusa, in cambio di somme di denaro (tra i 100 e i 200 euro) avrebbero rilasciato certificati con i quali permettevano la dimissione dall'ospedale di persone già decedute. Questo per favorire il trasporto della salma nell'abitazione del defunto, evitando che restasse nell'obitorio dell'ospedale. Sarebbero implicati anche medici di base e della Asl che, a loro volta, avrebbero compilato i moduli relativi al decesso; 43 in tutto i sanitari che risulterebbero indagati. Gli inquirenti, inoltre, avrebbero filmato anche la sottrazione di prodotti farmaceutici e di medicinali dal deposito ospedaliero da parte di uno degli infermieri coinvolti. Una vicenda squallida, che ha lucrato sul dolore dei parenti dei defunti, sul desiderio di riportare a casa le spoglie di una persona cara e sottrarle al gelo della camera mortuaria, facendo leva sullo smarrimento che segna quei tristi momenti, in cui non si ha certo la lucidità per vagliare l'offerta del mercato e un suggerimento può venir accolto come un aiuto, senza sospettare che chi lo offre sta realizzando un'occasione di guadagno. Un episodio, che ha avuto grande risonanza e che inevitabilmente ha messo in discussione il faticoso processo che punta a ridar prestigio all'ospedale di Molfetta. Ne sono ben consapevoli i suoi dirigenti, che sono intervenuti subito sulla vicenda, stigmatizzandola e prendendo le distanze dal personale coinvolto. Il direttore generale della Asl Ba/2, dott. Rocco Canosa, in una conferenza stampa appositamente convocata ha affermato: “Fatti delinquenziali di singoli, che rientrano nella responsabilità penale di ciascuno, laddove fossero accertati, non possono comunque ledere l'immagine di tutto il nostro nosocomio. L'Asl si costituirà parte civile, nell'ambito del processo che dovesse aprirsi se gli indagati fossero rinviati a giudizio. È nostro preciso dovere tutelare il buon nome dell'ospedale di Molfetta che è stato infangato dalle notizie di questa mattina. Anche per questo lavoriamo su due binari: da un lato la doverosa indagine amministrativa interna, già avviata da una commissione, che punterà a verificare quanto è accaduto e ad accertare le irregolarità, e, dall'altro, l'azione di rilancio per questa importante struttura ospedaliera che avevamo già iniziato. Abbiamo importanti progetti in cantiere e siamo determinati a portarli avanti”. Sul versante delle indagini, il Direttore Generale della Asl Ba/2 ha garantito “massima collaborazione, alle autorità inquirenti ai fini dell'accertamento della verità. Siamo assolutamente fiduciosi nell'operato della magistratura e delle forze dell'ordine e pronti a fornire tutto il nostro contributo”. Guglielmo Minervini, assessore regionale alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva, ha commentato con toni molto duri l'episodio, sostenendo che: “Tali inquietanti notizie lanciano un'ombra sinistra sulla gestione che si è fatta, negli ultimi anni, del nosocomio della nostra città e dimostrano ancora una volta, laddove ve ne fosse bisogno, quanto fosse compromessa ed estremamente delicata la situazione che abbiamo ereditato. Evidentemente eravamo nel giusto nel sostenere che il nostro era un ospedale malato e che la causa dei suoi mali era da ricercare in particolare nella politica che lo ha reso, nel corso degli anni, solo un enorme bacino di consenso elettorale tanto da fargli perdere di credibilità a causa della gestione clientelare che se ne è fatta”. Nei giorni scorsi sono stati scarcerati, perché non sussiste più il rischio di inquinamento delle prove, Giuseppe Spagnoletti, titolare delle agenzie funebri “Atof” e “La Cattolica”, il suo ragioniere Michele De Fronzo, Francesco Guardavaccaro, titolare delle pompe funebri “Padre Pio”, e Domenico Bovenga, operatore professionale dell'ospedale di Molfetta. Di seguito il Gip del Tribunale di Trani, Roberto Oliveri Del Castillo, ha rimesso in libertà, essendo cessate le esigenze cautelari (anche perché i tre sono stati sospesi dal servizio), anche gli infermieri professionali Giovanni Caputi, Vincenzo Samarelli e Angelo Picca, quest'ultimo ausiliario socio sanitario accusato anche di avere sottratto prodotti farmaceutici per rivenderli. Alcuni degli indagati hanno ammesso la truffa motivandola da una “situazione di necessità” per restare sul mercato. Le accuse restano comunque in piedi, mentre gli inquirenti continuano con le indagini e il normale iter processuale.
Autore: Lella Salvemini
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