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Oggi la decisione del Senato sulla richiesta di arresto dell'ex sindaco di Molfetta sen. Antonio Azzollini, in attesa del Riesame
01 luglio 2015

MOLFETTA – Oggi il Senato dovrebbe decidere sull’arresto dell’ex sindaco di Molfetta sen. Antonio Azzollini (foto) per la vicenda del crac della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie. L’esito è ancora incerto, ma per garantirsi un’altra via di uscita Azzollini sta percorrendo anche la strada che gli consente la giustizia ordinaria.

Per ottenere la revoca della richiesta di arresto, avanzata dalla Procura della Repubblica di Trani, l’ex sindaco, come gli altri indagati sottoposti a misure cautelari, ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Bari, che lo ha ascoltato lunedì. Lui ha contestato tutte le accuse sostenendo di non aver mai amministrato di fatto l’ente ecclesiastico ed ha aggiunto di non aver mai pronunciato la frase contro le suore: “Da oggi comando io, se no ti piscio in bocca”.
Secondo l’accusa Azzollini sarebbe stato il dominus occulto della Divina Provvidenza: in cambio del suo impegno a far approvare la norma che ha congelato i debiti tributari della Congregazione delle Ancelle, avrebbe preteso di controllare l’assegnazione di incarichi (vedi l’ex dirigente del settore economico del Comune di Molfetta Giusi de Bari) e appalti della struttura sanitaria.
Il senatore del Nuovo centrodestra ha anche escluso di aver esercitato un ruolo a favore dell’Ente, in qualità di presidente della commissione Bilancio del Senato, per far approvare una legge ad hoc permettendo il rinvio di tasse e contributi previdenziali. Uscendo dal tribunale, Azzollini non ha rilasciato dichiarazioni ai numerosi cronisti presenti.
Se il Tribunale dovesse accogliere la revoca dell’arresto, cadrebbe anche la decisione della giunta delle autorizzazioni a procedere del Senato. Ma i tempi sono diversi: oggi c’è la giunta del Senato, mentre è prevista per domani quella del Tribunale. Non è escluso, perciò, che la giunta di Palazzo Madama, decida di rinviare  tutto in attesa della pronuncia del Tribunale per evitare frizioni politiche all’interno della maggioranza, nella quale è presente il partito di Alfano, che difende il suo senatore.
Il Tribunale del Riesame per ora ha deciso che restato in carcere e ai domiciliari tre dei 10 indagati, confermando l’impianto accusatorio. Solo per l’ex direttore generale Dario Rizzi è stata accolta la richiesta di lasciare il carcere, trasferendolo, però, ai domiciliari. Oggi il Tribunale esaminerà la posizione delle due suore, entrambe ai domiciliari all'interno della stessa Cdp.

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