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Non si può stare in silenzio di fronte agli scandali
15 luglio 2021

I dubbi sono meno dei tanti arrestati e indagati, dopo il disastro del Comune di Molfetta. Il primo dubbio riguarda l’intenzione espressa dall’inizio dei molti comunicati rituali: “Nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati e dell’operato della magistratura…”. Questi comunicati vogliono rispettare la verità dei fatti o offrire scuse se “dicono” ma sarebbe “meglio non dire”? Non esprimono la retorica che evita il necessario voltastomaco sulla ricorrente trascuratezza non del diritto quanto dell’etica pubblica, del rispetto delle istituzioni, della correttezza del buongiorno, della chiarezza delle parole, dell’urgenza della trasparenza, del bisogno di semplice onestà? Non c’è da protestare, perché prima della verità della magistratura c’è quella della coscienza del cittadino? Questa protesta significa coltivare l’ingiusto sospetto o rifiutare il disorientamento che gode di tolleranze, quietismo e connivenza? E la condizione di questa città non è il risultato di omertà diffusa e ben nutrita? Il secondo dubbio è una quasi certezza: l’arroganza dei partiti. Sono i portavoce del popolo, quello frequentato solo quando deve votare. Questo vale per la destra e certa sinistra. Il partito della capogruppo arrestata, sempre pronto a chiassate, è scomparso. Una senatrice e il personaggio maggior suffragato di altre ramificazioni della destra sono muti completamente. Il Pd appoggia l’amministrazione e non esprime alcun rammarico a livello locale e regionale. E nel silenzio, tutti costoro stanno giocando le carte del prossimo governo, come su nulla fosse successo, convinti, non senza giusti calcoli, del probabile successo ulteriore, permesso dall’altissimo inquinamento operato dalla corrente amministrazione civica! Il terzo dubbio è veramente doloroso, oltre che sperabilmente infondato. Riguarda l’altra istituzione che esalta il rapporto con il popolo: la chiesa locale con il clero. Fino a che punto, ripiegata su se stessa, ha tollerato il livello basso di correttezza del rispetto del territorio, dell’economia sostenibile, della trasparenza delle procedure amministrative, di formazione della coscienza civica, insufficientemente supportata da qualche minimo comunicato, commissionato a un’associazione, collocata in periferia? È eccessiva la preoccupazione su un apparato tornato indietro di decenni per la convenienza di non disturbare il finanziatore di opere ad apparente valore anche “ecclesiale”, imprudentemente sottovalutando lo scambio di favori e minando l’urgenza della legalità, della giustizia e della moralità? E questa vischiosa tolleranza non ha umiliato la presenza “profetica” di altra parte della chiesa locale che in questi anni non sembra molto incoraggiata? Il quarto dubbio riguarda gli organi di stampa, alcuni dei quali sembrano i portavoce di specifiche clientele, più attenti a scrivere celebrazioni e notizie drogate che a fare “cultura”. Sembrano sostenere la rassegnazione e l’aridità del sentimento civico che ora aspetta le decisioni della giustizia tra un sonnellino ed un altro. Il quinto dubbio è sul motivo per il quale non ascolto chi mi suggerisce di stare in silenzio. La mia generazione, purtroppo, è stata educata a credere nel valore del parlare chiaro, doveroso e scomodo. Il ricordo dell’eccessivo e grande Battiato.

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